
Culuccia: così si chiama la razza di bovini che è in via di reintroduzione sui trecento ettari dell’isola della Gallura, dove Marco Boglione insieme alla moglie Stella ha avviato un progetto di valorizzazione di un paradiso naturale dalla bellezza stupefacente. L’azienda agricola Culuccia, che vi si è insediata, è insieme un’avventura imprenditoriale e un magnifico (niente di retorico in questo aggettivo) esempio di come sia possibile disegnare un nuovo volto alla Sardegna (e forse di quel poco che rimane intatto sulle coste dell’intera Penisola).
Una visita alla Culuccia introduce inoltre a una riflessione su come la filantropia d’impresa possa evolvere da semplice assunzione di responsabilità verso le comunità di residenza, a programma civile da mettere in atto in qualsiasi luogo dove sia possibile operare con capitali e competenze cresciute anche in settori diversi. Ma andiamo con ordine. Marco Boglione è un imprenditore torinese noto per essere il fondatore di BasicNet, gruppo che da trent’anni gestisce marchi internazionali di abbigliamento e calzature come Kappa, K-Way, Superga e Sebago. Che cosa lo ha spinto ad impegnarsi qui? A vederla sulla carta, l’isola di Culuccia non è che un modesto punto dell’arcipelago della Maddalena, una delle tante terre sassose e scoscese che la circondano a mo’ di ghirlanda.
I galluresi la conoscevano come Isole delle vacche, abitata da una famiglia originaria di Arzachena, il cui ultimo discendente Angelo, a tutti noto come “ziu Agnuleddu”, se ne prese cura in solitaria, fino alla sua scomparsa avvenuta nel 1996. Negli anni Sessanta l’isola attira le attenzioni di investitori interessati ad acquistarla per sviluppare progetto turistici complementari a quelli sviluppati sulla Costa Smeralda, ma “ziu Agnuleddu”, a cavallo di un ronzino che chiamava “Lambretta”, senza elettricità e senza acqua corrente, rifiuta caparbiamente ogni offerta, convinto della necessità di preservare la bellezza selvaggia della sua terra. Alla sua morte ha lasciato quanto possedeva in donazione all’Associazione Italiana per la Ricerca contro il Cancro, per approdare di cessione in cessione ai proprietari attuali.
La Coluccia è ora tutelata da importanti disposizioni ambientali. Dal 1992 è divenuta oasi protetta, dal 2004 è proibita l’attività venatoria, sono tutelati il sistema dei suoi promontori e degli scogli, le dune della spiaggia e le zone umide retrostanti. L’area marina circostante fa parte della rete europea di aree protette Natura 2000, istituita per preservarne il patrimonio florofaunistico. Si tratta di vincoli capaci di scoraggiare qualsiasi speculatore: non i Boglione però, che la stanno riportando in vita anche attraverso produzioni agroalimentari di altissima qualità, fatti crescere nel rispetto della sua natura del suo paesaggio.
Vediamo come. I Boglione iniziano a riaprire di quindici km di strade bianche carrabili identificate grazie alle foto aeree delle forze alleate scattate alla fine della Seconda Guerra mondiale. Le uniche due costruzioni ereditate, a parte la fitta rete di muretti a secco, sono due stazzi in pietra, case tipiche della Gallura, oggi tornate ad essere abitate. Per il resto sono presenti solo strutture mobili, che così come sono state facilmente posizionate, altrettanto facilmente possano essere tolte.

Nessun accesso è consentito a macchine private, ma i sentieri sono percorsi incessantemente da visite guidate organizzate dall’Osservatorio naturalistico che gestisce le visite in modo da rendere possibile l’accesso a chiunque, senza però nessun rischio di turbativa per l’ambiente, la biodiversità, l’equilibrio dell’isola. Diretto dalla Dottoressa Sabrina Rossi, l’Osservatorio ha inoltre avviato collaborazioni con prestigiose università locali, per sviluppare progetti di studio e tutela dell’isola favorendone così una formazione consapevole.
Sulla superficie della Coluccia sono inoltre presenti due vigne che oggi producono un Vermentino di DOCG di Gallura: ci sono perché qui sono sempre esistite e la coltivazione è effettuata con metodi strettamente biologici; ma altrettanto vale per l’allevamento di ostriche situato nella parte chiamata Peschiera, che esiste dal 1932. Sull’isola prospera una vegetazione fittissima di ginepri olivastri, lentischi, corbezzoli, mirti, cisti e ginestre. In questa meravigliosa macchia mediterranea le centoquaranta arnie della Coluccia producono solo trecento kg all’anno, ma il sapore è unico, come quello dei frutti del mirto, da cui l’azienda ricava la sua pregiata versione del tipico liquore sardo, mentre dal ginepro produce il suo specialissimo gin.
La fauna è ricca e si incontrano facilmente tartarughe di terra, pernici, gheppi, cormorani, lepri, volpi, cinghiali e molte altre più elusive come la martora, il gatto selvatico sardo, il torsipe, il marangone dal ciuffo, o il falco pescatore. La Gallura di suo è un territorio meraviglioso, a cui è stato però imposto ogni genere di intervento turistico: Isola Culuccia è situata ad appena quaranta km da Porto Rotondo e Porto Cervo.
Ma i Boglione mirano ad altro. Su alcuni tratti costieri dell’isola si accumula la Poseidonia oceanica. In autunno la pianta rinnova le foglie e una buona parte viene accumulata a riva dalle mareggiate o dall’azione delle correnti. In particolare lungo la costa est si trovano spiagge e calette con accumuli permanenti di queste foglie che non vengono rimosse. Questi accumuli vegetali lungo i litorali, oltre ad essere dimora di molti invertebrati, sono preziosi perché svolgono un’azione protettiva nei confronti dell’erosione.
L’intento dei Boglione è quello di preservare un posto che, a ragione, sentono come un “lusso condivisibile” con chi la sa apprezzare; è una forma di restituzione da consegnare alle generazioni future: quelle, si spera, che sapranno apprezzare un genere di turismo diverso, sostenibile, soddisfatto dei prodotti della terra e delle culture da cui derivano.