
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha scelto di cambiare il vertice delle Forze armate nel tentativo di chiudere la più grave crisi politico-militare vissuta dal Paese dall’inizio dell’invasione russa. Dopo sei giorni di proteste in diverse città ucraine, il capo dello Stato ha rimosso il comandante in capo Oleksandr Syrskyi e affidato la guida dell’esercito al generale Mykhailo Drapatyi, 43 anni, uno degli ufficiali più apprezzati della nuova generazione.
La decisione rappresenta un netto cambio di rotta. Solo pochi giorni fa Zelensky aveva invece licenziato il popolare ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, schierandosi di fatto con Syrskyi nello scontro tra il vertice militare e il giovane esponente politico che aveva promosso la trasformazione tecnologica dell’esercito. La scelta aveva però provocato manifestazioni senza precedenti in tempo di guerra, alimentando il timore di una frattura tra leadership politica, militari e società civile.
Nel messaggio con cui ha annunciato il cambio al vertice, Zelensky ha rivendicato i risultati ottenuti da Syrskyi – dalla difesa di Kyjiv alla controffensiva di Kharkiv fino all’operazione nel Kursk russo – ma ha spiegato di voler riorganizzare lo Stato maggiore e accelerare le riforme. Tra le priorità indicate figurano una nuova strategia di difesa, la revisione del sistema di mobilitazione e il rafforzamento delle capacità di attacco a lungo raggio contro la Russia.
Drapatyi incarna un profilo molto diverso dal suo predecessore. Nato nel 1982, si è formato direttamente sul campo dopo l’inizio della guerra nel Donbass nel 2014, diventando noto per l’operazione con cui sfondò un posto di blocco filorusso a Mariupol e, pochi mesi dopo, riuscì a portare in salvo centinaia di uomini rompendo un accerchiamento. Negli ultimi anni ha guidato alcuni dei settori più difficili del fronte, fino a diventare comandante delle Forze congiunte.
La sua nomina ha anche un forte significato politico. Drapatyi è considerato vicino all’approccio riformista sostenuto da Fedorov e ha più volte denunciato le resistenze dell’apparato militare ai cambiamenti organizzativi. Secondo indiscrezioni pubblicate nei giorni scorsi dal Times, proprio la sostituzione di Syrskyi era diventata la condizione posta dall’ex ministro per superare la crisi apertasi con il suo licenziamento.
La partita, però, non si chiude con la sostituzione di Syrskyi. Resta infatti da capire quale sarà il futuro di Mykhailo Fedorov, al quale Zelensky ha offerto un nuovo incarico per coordinare le capacità tecnologiche del Paese. Secondo il Times, negli ultimi giorni diversi deputati avrebbero incoraggiato l’ex ministro della Difesa a creare un proprio partito incentrato sulla lotta alla corruzione e sulle riforme, con l’obiettivo di candidarsi alla presidenza una volta conclusa la guerra o raggiunto un cessate il fuoco. Sempre secondo il quotidiano britannico, alcuni parlamentari si sarebbero già detti pronti a sostenerlo e i suoi collaboratori ritengono che la vicenda del licenziamento ne abbia rafforzato il profilo politico. Fedorov avrebbe anche rifiutato un’offerta di lavoro arrivata dal ceo di Palantir, Alex Karp, spiegando di voler continuare a lavorare «per la vittoria» dell’Ucraina.