Camillo di Christian RoccaCosì i costituzionalisti bocciano la maggioranza variabile di Prodi

Milano. Per Romano Prodi, dunque, la maggioranza che sostiene il suo governo potrà variare a seconda dei provvedimenti che di volta in volta l’esecutivo deciderà di prendere. Il presidente del Consiglio, nell’intervista a Panorama, spiega come questa prassi sia compatibile con il corretto funzionamento dei sistemi bipolari e, a conforto della tesi, cita esplicitamente i comportamenti di voto nel Congresso americano dei parlamentari democratici e repubblicani. La lezione politico-costituzionale del professore bolognese non convince a pieno né politici né costituzionalisti, sia di destra sia di sinistra. L’ex parlamentare del Pds Augusto Barbera, professore di diritto costituzionale e artefice nel ’91 della svolta maggioritaria del partito, non ha dubbi: "La frase di Prodi è un peccato contro la morale politica, un’affermazione sbagliata. Niente di grave, per carità, è solo una frase, in un contesto fortemente bipolare. E’ solo un errore di diritto costituzionale, del resto anch’io commetto errori quando parlo d’economia". Barbera nega che il paragone tra il sistema statunitense e quello italiano possa reggere: troppo diversa la nostra Repubblica dal ‘divided government’ americano. "Là – spiega Barbera – l’assenza di partiti strutturati porta all’incoerenza legislativa, tanto che Bill Clinton, eletto per portare avanti una politica sociale, ha firmato una legge che taglia il Welfare. In Italia questo si chiamerebbe trasformismo". Dice Massimo Teodori, ordinario di Storia americana: "Invocare il Congresso americano è un’autentica sciocchezza: nel regime presidenziale, con la separazione dei poteri, non c’è alcun rapporto tra legislativo ed esecutivo e non esiste il concetto di maggioranza governante. Il Congresso è un’assemblea di individui che si regolano secondo coscienza e non per disciplina di gruppo". Lo spiega con un esempio Giorgio Rebuffa, professore e deputato di Forza Italia che giudica "assurda" la proposta di Prodi: "Se c’è da fare una centrale elettrica nel Nebraska, probabilmente tutti i senatori del Nebraska voteranno allo stesso modo". E’ questa la differenza tra il modello americano e il sistema bipolare Westminster. "L’Italia non ha ancora un compiuto sistema bipolare – dice Barbera – In Inghilterra il governo è un comitato direttivo che ha a disposizione gli strumenti regolamentari necessari a dirigere la maggioranza parlamentare. Il free vote, il voto libero, dei singoli parlamentari è possibile solo nei casi di coscienza e per le grandi questioni di interesse nazionale". Antonio Baldassarre, già presidente della Corte costituzionale, è d’accordo con Barbera nel bocciare il ragionamento di Prodi: "In un sistema parlamentare qual è il nostro le maggioranze variabili non sono corrette. Esiste una maggioranza uscita dalle urne e c’è l’opposizione, il resto è solo anomalia che apre la strada a un pericoloso logoramento delle istituzioni". Il rischio trasformismo è in cima ai pensieri di Nicola Matteucci, storico liberale delle costituzioni ed editorialista del Giornale: "In casi eccezionali, generalmente di politica estera, è possibile cercare maggioranze diverse o più ampie. In Inghilterra accadde per la spedizione militare nelle Falklands. Ma se questa soluzione diventa prassi si corre un pericolo grande".

Salvi e Mattarella smorzano la polemica
Cesare Salvi, capogruppo Pds al Senato, boccia, almeno in un primo momento, l’invito di Prodi: "Il concetto di maggioranza variabile fa a pugni con il sistema parlamentare. Non so se Prodi si rende conto del significato del parallelo con gli Stati Uniti – dice Salvi – Se passasse il principio che i parlamentari di volta in volta possono votare come vogliono si rischia di non sapere dove si andrà a finire". Sergio Mattarella, capogruppo a Montecitorio del Ppi, prova a smorzare la polemica: "Allargare la maggioranza può essere positivo purché non serva a sostituire qualcuno". Il problema dunque non è solo di dottrina istituzionale ma essenzialmente politico in vista della privatizzazione della Stet e della finanziaria d’autunno. Per Salvi, parlare di Stet è fuorviante perché "per privatizzarla non c’è bisogno di un voto parlamentare". Barbera conferma: "La privatizzazione Stet spetta al governo e all’Iri". Forse Prodi parla di Stet ma intende finanziaria? Se così è, dice Salvi, "l’impostazione è sbagliata: non si può puntare su una maggioranza più ristretta di quella uscita dal voto per poi allargarla. Piuttosto bisogna rendere più organica e solida la maggioranza". Successivamente Salvi precisa alle agenzie che "Prodi non ha inteso indicare alcuna novità politica". Bertinotti lo spera bene: "Sulla finanziaria o c’è una maggioranza o non c’è".