Camillo di Christian RoccaORGOGLIO CICCIONE

Milano. Prendete Maurizio Costanzo. In nove mesi ha perso oltre venti chili, gli avrà pure fatto bene, ma a vederlo in televisione non sembra più lui. Invecchiato? Forse, di certo è in controtendenza rispetto alla nuova moda proveniente, come al solito, dagli Stati Uniti d’America. Orgoglio ciccione, si può definire, "fat acceptance", la chiamano loro. In un modo o nell’altro, in America, sta imponendosi il principio secondo cui non è sempre detto che sovrappeso faccia rima con malattia. Due autorevoli organi d’informazione, Newsweek e il Wall street journal, se ne sono occupati con ampi servizi nei giorni scorsi. Scrive il settimanale: "Ci hanno sempre insegnato che essere sovrappeso è pericoloso. Ma siamo proprio sicuri che essere grassi sia così male?". E’ una specie di rivoluzione culturale e di costume prima che clinica (quest’ultima peraltro tutta da dimostrare). Se fino a poco tempo fa il modello estetico che i mass media ci fornivano era quello della semi-anoressia che tante polemiche, anche in Italia, ha provocato, adesso non è più così. Si cambia rotta. Basta con Kate Moss, la modella inglese ex simbolo della magrezza a tutti i costi, e viva Emme, top-‘plus size’-model americana, nuovo idolo delle taglie forti che non non nasconde di essere "troppo grande e troppo grassa" ma proprio per questo di avere successo. E come dimenticare il monito, apparso sul britannico The Lancet, dei medici dell’Università di Houston che calconano, per il 2230, che l’intera popolazione adulta degli Stati Uniti sarà sovrappeso?
Dunque, orgoglio ciccione, viva le rotondità, trionfo della gola sulla corsa spasmodica al fitness che piano piano si avvia a lasciare il posto al fatness. Cambiano i canoni del politically correct, e si facilita il lavoro della Naafa, l’associazione non-profit che opera per abbattere le barriere della discriminazione nei confronti degli obesi. La "lobby dei ciccioni", dal 1992, celebra ogni 6 maggio la giornata dell’abolizione delle diete. "L’International No Diet Day – dicono – è necessario perché i media, la comunità scientifica, la famiglia, gli amici e la società in generale inviano messaggi secondo cui grasso uguale ribrezzo, malattia e comunque qualcosa da abbondonare a ogni costo".

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Se una tendenza è reale, in America, la si misura dal mercato. E’ vero, l’industria delle diete, dei farmaci e dei prodotti sostitutivi dei pasti non avverte pause. Trentatré miliardi di dollari l’anno sono un’enormità, una fascia di mercato difficilmente intaccabile. Ma sullo sfondo, avverte l’austero quotidiano economico Wall street journal, si notano i passi da gigante dell’industria del fatness. Ogni giorno nascono nuove aziende che producono prodotti e offrono servizi a quel terzo di americani oggi con rilevanti problemi di peso. Gli strateghi del marketing hanno individuato un nuovo target e in tutti i modi si cerca di portarlo fuori dalla penombra. E’ un mercato in crescita e solo apparentemente di nicchia: gli americani grassi sono circa sessantadue milioni, il 36% in più rispetto a trenta anni fa. Se la nuova ondata di "orgoglio ciccione" dovesse affermarsi questi industriali-pioneri diventeranno miliardari. In Italia non è ancora così. Esistono solo le aziende di abbigliamento che producono vestiario per taglie forti. Essere grassi è tabù, qualcosa da nascondere, un problema da risolvere al più presto. E soprattutto chi è in sovrappeso fatica ad associare la propria immagine con chi vive lo stesso problema. Negli Stati Uniti è diverso, anche se qualche difficoltà a raggiungere i potenziali clienti rimane. Tanto che la stragrande maggioranza dei prodotti si vende, più che nei negozi, attraverso i cataloghi postali che arrivano direttamente a casa. Esistono numerose riviste, alcune patinate e molto raffinate, dedicate a chi è sovrappeso ed è contento di esserlo. Bbw (Big beautiful woman) e Radiance (The magazines for large women) sono riviste femminili per taglie extra large. Le lettrici sono affezionatissime, i complimenti si sprecano: "Mi avete aperto un nuovo mondo" insieme con "Avete cambiato la mia vita" sono le più frequenti espressioni con cui si aprono e chiudono le lettere alla redazione. Le riviste organizzano loro viaggi e crociere su misura: i letti e le cabine sono adeguate alle dimensioni delle turiste che si trovano così a loro agio in luoghi dove normalmente non potrebberlo esserlo.
Il mercato editoriale registra anche un nuovo genere letterario rosa, quello della "bruttina sproporzionata": Joanne Morse, scrive il Wall Street Journal, si era stancata di leggere romanzi in cui le protagoniste erano sempre emaciate e minute. Così la Morse, che non è certo uno stecco, ha cominciato a scrivere e pubblicare, con successo, storie di donne simpatiche e grasse. Si moltiplicano poi, i prodotti che migliorano la qualità della vita di tutti i giorni: dalle sedie che possono resistere fino a 225 chilogrammi, a un’asta provvista di calamita per prendere oggetti, dal bastone con una spugna nell’estremità per lavarsi fino alle tute da sub di taglia extra-large, super-extra-large e king e agli estensori di cinture di sicurezza. E, secondo gli esperti, la maggioranza delle persone sovrappeso non ha nemmeno idea di quanti prodotti il mercato offra per le loro esigenze.

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Ma se l’orgoglio delle taglie forti ha un significato di tipo culturale altra cosa sono gli aspetti clinici dell’essere sovrappeso o, peggio, dell’obesità. Se qualche settimana fa, alcuni ricercatori americani hanno individuato un agente patogeno che colpisce una persona grassa su cinque, sembra comunque azzardato sostenere che l’obesità derivi da un virus. Il professor Pietro Antonio Migliaccio, gastroenterologo e libero docente di Scienza dell’Alimentazione, invita a prendere con le molle le pseudo-novità scientifiche provenienti dagli Stati Uniti: "Gli americani esagerano sempre: scoprono un virus in un obeso su cinque, e invece di dire che l’agente patogeno attecchisce con più facilità in chi è in sovrappeso sostengono che dal virus deriva l’obesità".
Ma negli Stati Uniti si sta affermanfdo una vera e propria tendenza scientifica, già soprannominata "revisionista", che assicura che le diete sono inutili. Scienziati e nutrizionisti di svariate università americane sostengono che la magrezza non garantisce la salute, "quello che conta – dicono – è lo stile di vita". Su questo punto è d’accordo Benvenuto Cestaro, ordinario di Biochimica a Milano e direttore della Scuola di specializzazione di Scienza dell’alimentazione: "Il messaggio è giusto. Se con le diete non si sta attenti, il rischio di fare più male che bene è elevato. Dobbiamo intendere il termine ‘dieta’ secondo il significato greco della parola, cioé come stile di vita. E quindi dieta non vuol dire solo corretta alimentazione ma anche cura del sonno ed esercizio fisico". La verità per i due nutrizionisti italiani, dunque, sta nel mezzo. L’eccesso di peso è senza dubbio deleterio per la salute, perché la macchina umana fatica di più se è costretta a muovere una massa corporea superiore a quella normale. Quindi la dieta spesso è utile, se non necessaria, per evitare questo surplus di lavoro al cuore e ai polmoni. Ma se la cura di dimagrimento non è equilibrata, se non si introducono nell’organismo i nutrimenti essenziali si rischia di perdere quelle difese naturali che alcuni cibi contengono. Cestaro da tempo segue un gruppo di pazienti che sotto stretta sorveglianza medica prova a perdere peso: "Nonostante la dieta sia molto equilibrata e i risultati ottimi, dalle analisi abbiamo notato come le difese antiossidanti siano peggiorate. Questo per dire che l’alimentazione deve essere completa per prevenire le malattie: quindi stiamo attenti ai fai-da-te, ai farmaci e agli abusi di tutti quei prodotti sostitutivi del pasto perché non sempre sono equilibrati". Il rischio da abuso di diete lo avverte anche Migliaccio, che ricorda però quanto sia rilevante la correlazione tra il tasso di mortalità e l’obesità: "Ancor prima dei medici – dice il nutrizionista romano – se ne accorsero gli assicuratori". Quanto al nuovo credo americano secondo cui condannare il grasso è sbagliato, Migliaccio invita a non estremizzare "come spesso fanno negli Stati Uniti". Eppure Glenn Gaesser, docente all’Università della Virginia che ha scritto un libro dal titolo "Big fat lies" (Grandi, grosse bugie), assicura – sostenuto da altri esperti – che non c’è motivo per essere schiavi della bilancia. Così come è impossibile modificare la propria altezza, in qualche modo non si può cambiare neanche il proprio peso. Siamo alla riscossa delle taglie forti? Forse è un po’ affrettato sostenerlo. "Anche questa è una moda – continua Migliaccio – può aiutare dal punto di vista psicologico, ma non si può fare a meno di considerare la realtà clinica: chi è sovrappeso ha valori di colesterolo eccessivi ed è a rischio di diabete". Quindi se la forma fisica è brutta e la sostanza buona può filare tutto liscio, ma con molta probabilità quando si è obesi i problemi arrivano.