Camillo di Christian RoccaTutti i partiti dentro Forza Italia, che partito ancora non è

Milano. Grande è la confusione sotto il cielo di Forza Italia e la situazione è eccellente. Almeno così dicono gli esponenti delle diverse anime del movimento di Silvio Berlusconi dopo le polemiche dei giorni scorsi sul convegno dell’ala liberale di Forza Italia. L’acqua sul fuoco l’ha gettata per primo lo stesso Berlusconi, lunedì sera ospite della milanese Antenna 3, salutando la riunione liberal-radicale di Chianciano come un importante momento di dibattito e confronto sulle idee per un movimento liberale come Forza Italia. Ma anche Beppe Pisanu, presidente del gruppo a Montecitorio, vede in quella riunione un fatto naturale e non scandaloso: "Che gli uomini di più schietta cultura laica e liberale cerchino di affermare questa loro peculiarità senza venire meno all’impegno unitario dentro Forza Italia, mi sembra un fatto positivo. Non mi pare si possa parlare di intenzioni correntizie".
La ricerca di intesa con la maggioranza sulle regole istituzionali e la tensione crescente per le urgenze economiche del paese, favorisce però, in un movimento de-ideologizzato come quello di Berlusconi, la comparsa di diverse anime e differenti modi di intendere il ruolo dell’opposizione e l’ipotesi di organizzazione interna del partito. Ed ecco che parlamentari e dirigenti, senza alcuna intenzione di costituirsi in corrente (tutti riconoscono e sostengono la leadership berlusconiana), si frequentano per affinità culturali e precedenti esperienze politiche e professionali. Mario Valducci, responsabile Enti locali, e Giovanni Dell’Elce, tesoriere, possono essere considerati i capofila di coloro che, provenendo direttamente dalla Fininvest, si considerano il nucleo d’acciaio del partito, quello che gli avversari chiamano il partito-azienda. C’è anche il partito dello staff di Berlusconi, formato da Niccolò Querci, Paolo Bonaiuti, Guido Possa e capitanato da Gianni Letta. Storia a sé fa Alessandro Rubino, ex presidente della commissione Attività produttive e oggi promotore del documento dei 72 parlamentari che ha bacchettato i liberali riuniti a Chianciano. L’intenzione originaria di quel documento, che risale a tre settimane fa, in realtà era di insofferenza nei confronti di Pisanu, ricorda il coordinatore nazionale Claudio Scajola. Secondo Rubino, il presidente Pisanu premierebbe con responsabilità di partito e di gruppo sempre gli stessi parlamentari che, peraltro, non sempre sono in linea con le decisioni prese da Forza Italia, vedi il caso del finanziamento pubblico. Se si pensa, poi, che gli stessi "accumulatori di incarichi" sono in gran parte coloro che hanno partecipato al Forum liberale di Chianciano (Marco Taradash, Tiziana Maiolo, Antonio Martino, Tiziana Parenti, Giulio Savelli, Alfredo Biondi, Lucio Colletti), si capisce perché Rubino se la sia presa così a male. Ma come?, ha pensato il deputato azzurro, votano contro le indicazioni di gruppo, organizzano una corrente e invece di essere espulsi ricevono incarichi su incarichi? In realtà i 72 deputati che hanno firmato il documento non si possono ascrivere tout court al partito degli scontenti di Rubino. "A me risulta – dice Tiziana Maiolo – che molti deputati abbiano firmato quel documento distrattamente". Resta il fatto che Rubino capeggi il partito di chi pensa che il lavoro parlamentare e di Commissione sia da preferire alla battaglia e all’azione politica. E che per questo lamenti la sovrapposizione di incarichi parlamentari a favore di chi, invece, punta di più sulla politica.
Il partito dei liberali è il gruppo più impegnato perché in Forza Italia, e nel Polo, si affermino le idee laiche e libertarie. Ma all’interno del gruppo c’è chi, come Stefano De Luca, vuole costituirsi in partito vero e proprio, in una specie di Ccd liberale. Se Pisanu, con Rebuffa e Calderisi, guida chi vuole che Forza Italia rimanga un movimento che si muove in Parlamento con una linea precisa e chiara, Scajola è la persona cui Berlusconi ha affidato il difficile compito di organizzare il partito. "Sarà aperto e leggero", assicura Scajola. "Un ibrido: perché frutto del movimentismo della prima ora innestato nel peggio della tradizione partitica", rispondono liberali e movimentisti. Insomma, ancora due partiti. Anche se, come dice un autorevole azzurro, potrebbe avere un peso "la divisione tra chi ha cultura ed esperienza politica e chi non ha né l’una né l’altra".