Camillo di Christian RoccaTRADURRE BARNEY, intervista a Matteo Codignola

Milano. Matteo Codignola, genovese di 41 anni, è l’editor che per Adelphi ha tradotto in italiano "La versione di Barney" di Mordecai Richler, il romanzo-manifesto del politicamente scorretto che il Foglio ha adottato. Parlando con Codignola si scopre che il mestolo "quel dannato oggetto che serve a girare la minestra", come direbbe Barney  l’utensile da cucina di cui l’arteriosclerotico protagonista del libro non riesce mai a ricordare il nome, be’ non è un mestolo. E’ uno scolapasta. "In inglese – dice Codignola – era ‘colander’, ma se avessi tradotto letteralmente non avrebbe funzionato". Dettagli? Per niente. I dettagli in questo libro sono essenziali. Tanto necessari che quando Barney sbaglia una data, una citazione, un nome, qualsiasi cosa, il figlio Michael ha cura di aggiungere una nota riparatoria a pie’ di pagina.
La storia del mestolo-scolapasta è importante: quando, all’inizio del libro, Barney balza giù dal letto perché non ne ricorda il nome e corre in cucina a svuotare i cassetti e in piena notte chiama il figlio per un aiutino, a quel punto il lettore è definitivamente conquistato dal personaggio e dallo stile del romanzo. Per Matteo Codignola  che tra gli altri ha tradotto "Napoli 44" di Norman Lewis e "Follia" di Patrick McGrath  è stato "un puro piacere" tradurre Barney: "Me ne sono invaghito subito; mi ha colpito il livello di narrazione, che non è comune. Richler chiude tutte le annose discussioni sul romanzo-narrativa o romanzo-realtà. La versione di Barney non è né l’uno né l’altro: è la vita in presa diretta, ma anche una specie di diario che poi si trasforma in romanzo tradizionale, addirittura annotato. Richler, poi, utilizza diversi registri: comico, satirico, sentimentale".
Il lavoro del traduttore in questo caso è più divertente del solito, ma anche più difficile. "C’è un primo problema stilistico – dice Codignola – l’italiano è una lingua prolissa ma che ha nella secchezza della frase i suoi tempi comici. L’inglese è esattamente il contrario. Loro ridono con frasi lunghe e molto costruite". La soluzione? Semplice, si taglia. "Qualcosa devi sforbiciare per rispettare i tempi comici, e sei costretto a reinventarti un ritmo". Un ritmo e un linguaggio. La Seconda Signora Panofsky, per esempio, seconda moglie del protagonista. E’ logorroica e passa ore al telefono a raccontare alla madre ogni minimo dettaglio della sua giornata. Codignola s’è immaginato d’avere di fronte Franca Valeri, e la traduzione è venuta liscia. "Quando non sai come rendere in italiano una parola, un modo di dire, un intercalare, allora cerchi un riferimento italiano e la battuta ti viene". Lo stesso con Izzy, il simpatico ubriacone che di Barney è il papà. "Il modello lì è Walter Matthau, sono cose impalpabili, meccanismi sottili, ma aiutano molto".
"Cazzo, cazzo e cazzo", per esempio, ma anche "merda, merda e merda", cioè i due celebri intercalare usati da Barney quando è furioso (cioè sempre) a volte sono tradotti letteralmente da "shit, shit, shit" (ma senza la congiunzione) altre volte no (nella versione inglese, Barney usa "damn, damn, damn"). C’è poi la questione dell’yiddish. Barney è ebreo e ogni due per tre usa parole yiddish, incomprensibili a un pubblico italiano: "I lettori americani di Richler, che è autore noto ma di nicchia, capiscono il significato di quelle espressioni; nell’edizione italiana abbiamo mantenuto la parola originale e abbiamo aggiunto in fondo al testo un glossario".
Codignola ci ha messo un anno a tradurre ("ma ho fatto mille altre cose nel frattempo") e si è avvalso della consulenza di un canadologo, docente di storia della letteratura canadese. "Mi è servito per evitare di commettere errori sui luoghi di Barney, sui bar, sulla politica canadese, sui personaggi citati nel libro, alcuni dei quali sono veri, altri no, altri verosimili ma riconoscibilissimi per un canadese, come il vescovo che aiuta Barney a togliere dai guai suo figlio Saul". La cosa più difficile da rendere in italiano ovviamente è l’ossessione per il politicamente corretto della società nordamericana, di cui Barney si prende gioco ribaltando continuamente la versione ufficiale: "Da noi il politically correct non è così pervasivo: quando Barney parla di maschilismo, a noi non potrà mai far ridere come a un americano. Così come quando sfotte il suo amico che è diventato paladino dei diritti degli afroamericani. La traduzione è ben riuscita se riesce lo stesso a far ridere di cose estranee al nostro mondo".

Mordecai Richler – La versione di Barney – 490 pagine – Adelphi – 34 mila lire

Le newsletter
de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter