Camillo di Christian RoccaBANDIERE E SHARIA

Milano. L’atteggiamento non è ostile, il diavolo non siamo noi. Per niente. Il diavolo è l’America. Il diavoletto è la Gran Bretagna. Noi Europa continentale e noi Italia, non esistiamo. Sembrerà semplicistico, ma sfogliando i giornali e guardando le news di Al-Jazeera è questo il modo in cui l’opinione pubblica araba e islamica guarda al nostro ruolo nella crisi del dopo 11 settembre.
Di noi non si parla, con due improvvise fiammate però. La prima dopo il discorso di Silvio Berlusconi cosiddetto "sulla superiorità della civiltà occidentale", la seconda in seguito alle manifestazioni pacifiste della scorsa settimana. Le immagini di decine di migliaia di giovani occidentali – inglesi, tedeschi e italiani – che sfilavano intonando slogan antiamericani hanno fatto breccia nei palinsesti di Al-Jazeera. Per 25 secondi. "Per noi le manifestazioni italiane e tedesche sono una piccola storia di mezzo minuto – dice Hamed A. Shouly, responsabile dei talk show e delle interviste del network – Abbiamo dato notizia delle proteste europee contro i bombardamenti e basta. A noi interessano i fatti: le vostre polemiche interne non sono fatti".
A Shouly diciamo della manifestazione "contro il terrorismo e per la pace nella giustizia" che si terrà a Roma il 10 novembre: "Sfilerete con le bandiere americane? E’ un vostro problema, e io non voglio giudicare in anticipo. Ma io so che voi italiani siete il popolo più vicino a noi arabi e so che entrambi la pensiamo allo stesso modo sulla politica americana in Medio Oriente". Shouly, che è palestinese di nazionalità giordana, non sa se a Roma ci saranno le telecamere di Al-Jazeera: "Vedremo che cosa succederà, ma sia chiaro che i musulmani sono contrari alla violenza e non sono avversari del popolo americano, piuttosto della loro politica di appoggio incondizionato a Israele. Voi italiani invece siete storicamente nostri amici, a parte quella dichiarazione vergognosa del vostro premier. So che dopo ha precisato, ma non credo alla rettifica perché è arrivata soltanto dopo le proteste di mezzo mondo".
Se si parla con qualunque redattore di Al-Jazeera, che ormai è diventata il simbolo del politicamente corretto all’italiana, ci si accorge che i loro discorsi su bin Laden e sulle colpe americane non sono così distanti da quelle dell’Imam di Torino, per il quale qui in Italia si chiede (sbagliando, e di grosso) l’arresto immediato. Ma c’è anche chi, come il curatore della rubrica "Sharia and life", cioè "Legge coranica e vita", si sforza di trovare dei possibili amici anche in Inghilterra: "Blair – dice il giornalista Mahir – fa solo demagogia, per fortuna c’è il Guardian che dice come stanno le cose".

"Siete musulmani anche voi"
Le manifestazioni pacifiste europee sono andate anche sui giornali. Un quotidiano pachistano, The News, lunedì scorso ha messo in prima pagina la fotografia di un gruppo di manifestanti romani e del loro striscione che invocava la fine della "dittatura americana". L’effetto sui lettori lontani è addirittura comico, stando a quanto riportato da Francesco Ruggeri di Libero: "Niente paura, voi italiani amici, anche voi siete musulmani: lo dice giornale", ha detto al cronista l’oste di una bettola alla periferia di Islamabad.
Dalla penisola araba all’Università palestinese di Gerusalemme il clima nei nostri confronti è simile. Se incontrano un italiano, gli studenti cominciano a parlargli di Roberto Baggio e di Gianluca Pagliuca, mica tirano pietre. Raccontano che un parente ha sposato una italiana e così via, all’insegna del motto "una faccia, una razza". Complice la trentennale politica filo araba della nostra diplomazia, gli italiani sono proprio amici. E così gli europei. Al massimo, seguendo i talk show di Al-Jazeera, l’Europa è la povera vittima dell’imperialismo americano, come se un intero continente avesse venduto la propria libertà in cambio di un po’ di benessere e di un panino con l’hamburger. Ci considerano anche un po’ stupidotti: "Come fate a non capire – scrive Ali Asadullah su Islam on line – che la foto di Geri Halliwell in bikini sulla spiaggia dell’Oman è la esatta ragione per cui bin Laden vi odia?".
Notizie su di noi, dunque, ne escono pochine, e alcune esilaranti. L’iraniano Teheran Times ha fatto dire all’ex ministro Lamberto Dini – neanche fosse un membro di Al-Qaida – che la causa dell’attentato alle Torri gemelle va rintracciata nella politica estera americana. Mentre per Paknews di Islamabad il ministro degli Esteri italiano non è Renato Ruggiero ma il suo vice Margherita Boniver, nell’articolo più volte chiamata, dolcemente e soltanto, "Margherita".