Camillo di Christian RoccaRITRATTO DI UNA DIVA. I segreti della rabbia e dell'orgoglio di Oriana

Milano. Il titolo di copertina è "Oriana", a caratteri di scatola. Il sommario, a sinistra di una grande fotografia bianco e nero, promette: "Ritratto inedito di Oriana Fallaci, la più grande scrittrice italiana". L’occhiello dice che si tratta di "un’esclusiva mondiale".
verso casa: s’erano incontrate in rosticceria, Oriana aveva comprato una bistecca, Greta del pollo). Reclusa, scomparsa, esule più di Lucio Battisti, più di Mina. C’è chi racconta di una Fallaci che non apre la porta di casa a nessuno, che per parlarle si deve sottostare a un complicato sistema secondo cui a ogni amico corrisponde un certo numero di squilli telefonici, e così via. Tutto vero, si scopre ora. C’è chi parla di urla e di incazzature portentose, che effettivamente non si fatica a immaginare quando le trasforma in parola scritta. Come nel caso del clamoroso articolo "La Rabbia e l’Orgoglio", ora diventato libro best seller.
Quello che hanno scritto Lucia Annunziata e Carlo Rossella è un ritratto autorizzato ed elegiaco che farà crepare d’invidia chi da sempre le implora un’intervista. Di Annunziata e Rossella s’è fidata, tanto che il primo "triloquio" pare sia avvenuto per caso nella hall del Waldorf Astoria (è più probabile che l’aneddoto sia pura fiction, ma se così non fosse che cos’altro stavano preparando quei due, insieme, a New York?).
Il ritratto è diviso per capitoli. Il primo racconta la genesi di quello che la Fallaci chiama "il mio piccolo libro". Ci sono poi i capitoli più personali: "Eyeliner", "Il soldato", "La passione", "L’antica signora". Con tutti gli stilemi letterari cari alla Fallaci, e cioè con le imprecazioni, i trattini, la punteggiatura, i toscanismi, Annunziata e Rossella si fanno raccontare il suo mondo popolato da amiche fuori dal normale, Sofia Loren, Isabella Rossellini, un tempo Maria Callas e Ingrid Bergman.
A un certo punto spiega che cosa prova per i talebani. Dice di aver paura della guerra, ma apprezza il coraggio di chi la combatte, così prova rispetto per gli studenti coranici che muoiono in battaglia, al contrario di chi si va a schiantare contro una Torre piena di gente innocente. La guerra è autodisciplina, dice la Fallaci, che vorrebbe un funerale militare alla sua morte. Il rapporto con la morte è centrale nell’articolo di Panorama. Lei ha il cancro, e gli parla. Lo chiama "l’alieno". Gli dice: "Sei uno stupido, sei uno stronzo". Gli sputerebbe addosso se potesse, come ha sputato addosso alle cicale italiane, cioè agli intellettuali che dopo l’11 settembre si sono messi a criticare l’America invece di indossare l’elmetto. Un lungo capitolo è dedicato a questo, e all’orgoglio di essere stata disprezzata sia a sinistra sia a destra. Le accadde già ai tempi del Vietnam. Scrisse articoli contro la guerra americana, e per questo fu osannata dai comunisti. Poi fu invitata in Vietnam del Nord, e scrisse che si trattava del regime più sanguinario che avesse mai visto. Gliene dissero di ogni colore, quelli che un minuto prima la incensavano. E così ogni volta che ha pubblicato un libro. Critiche ideologiche, ma vendite stellari. La Fallaci ricorda ogni singolo episodio come se fosse capitato ieri, e lo spiattella. Quanto al suo cancro, è certa che sia genetico. Il fumo non c’entra, urla. "Il fumo disinfetta i polmoni". Ne è così sicura che acquista le sigarette a 15 cartoni per volta e se li fa recapitare in grandi sacchi neri, simili a quelli della spazzatura.
Si sa che sta scrivendo un nuovo romanzo, ormai attesissimo. Ma a Panorama fa intendere che vorrebbe fosse pubblicato postumo. Dice di essere in grado di scrivere soltanto con una vecchia Olivetti, perché se non sente il tasto battere non le vengono le parole, per questo in casa non ha il computer e colleziona macchine per scrivere. Racconta di quante lauree ad honorem abbia ricevuto in America e di come la Boston University tenga da 40 anni un "Oriana Fallaci’s special collection". In Italia invece niente: invidia. Non la premiano, e la accusano di essersi inventata le sue "interviste con la storia", ma le cicale non sanno che i nastri di quei colloqui con i grandi della Terra sono custoditi in "contenitori speciali a temperatura speciale" da un’università americana. L’articolo descrive la brownstone di metà ‘800 nella quale convive con i suoi libri e racconta tutte le civetterie della diva: come si veste, scarpette a mezzo tacco, gonna e golfino, sempre; e come si trucca, un sottile tratto di eyeliner e via a sputare meravigliosamente su tutti.