Camillo di Christian RoccaL'AMERICA INDAGA IN SACRESTIA E RISCHIA UNA MANI PULITE DI DIO

New York. Chiamiamola pure Mani pulite di Dio, ma è incredibile che cosa sta succedendo alla Chiesa cattolica americana in questi giorni. Tutte le sante mattine i giornali riportano i casi di decine, centinaia di ragazzi vittime di abusi sessuali da parte di preti cattolici. Il fiume non si ferma più, i magistrati indagano, la stampa ha trovato l’osso e difficilmente mollerà, gli stessi alti prelati hanno capito che forse è meglio darsi una mossa e ora sono loro i primi a consegnare ai prosecutor gli archivi e a denunciare i parroci implicati. E non solo. Molte diocesi sono sull’orlo della bancarotta, perché si è scoperto che soltanto nell’ultimo decennio le varie chiese locali si sono esposte per centinaia di milioni di dollari, ma secondo Time ne servirà almeno un miliardo, per giungere ad accordi extra giudiziali con le famiglie delle vittime: soldi in cambio del ritiro delle accuse e del silenzio dei ragazzi. La Chiesa americana è ricca ma non fino a questo punto, e comunque non può certo sospendere la sua possente attività caritatevole, per cui i soldi servono, bisogna trovarli, e dunque molte diocesi si sono assicurate, ma ora non basta più dopo che i Lloyd’s di Londra non vogliono più coprire accordi di queste dimensioni.

Chi vende i propri beni
Altre chiese locali hanno chiesto prestiti alle diocesi più vicine, altre ancora hanno messo in vendita i propri beni, alcune sono in condizioni così disastrose che non sanno più come uscirne. La diocesi di Boston, per esempio, la seconda più importante del paese, ha deciso di vendere l’elegante residenza del Cardinale Bernard Law, per mettere insieme tutti e trenta i milioni di dollari necessari a chiudere l’accordo con le 86 vittime di molestie sessuali, sesso orale e sodomia incluse, di un solo parroco, John Geoghan. E ci sono ancora 120 famiglie, scrive Time magazine, in attesa di riparazione, per cui si arriverà facilmente a cento milioni di dollari, considerato che i risarcimenti vanno da un minimo di 50 mila dollari a un massimo di 400 mila. E comunque i soldi ora non riescono più a risolvere la questione, tanto che nonostante i 50 milioni di dollari pagati dalla Chiesa di Santa Fe per 45 casi negli anni 90, i 31 milioni di dollari sborsati dalla diocesi di Dallas per le 11 vittime di Rudolph Kos, i 18 milioni per i 70 ragazzi molestati da un prete di Lafayette e gli oltre 5 milioni per una sola vittima di un prete di Los Angeles, ora che la marea non si riesce più a controllare, le vittime che avevano accettato il denaro in cambio del silenzio hanno cominciato a parlare con i giornali e a raccontare che cosa accadeva nelle sagrestie, per cui anche dove si pensava si fosse messa una pezza, si riapre la voragine.
Lo scandalo è arrivato a sfiorare anche il cardinale di New York, Edward Egan, che fino al 2000 aveva guidato per 12 anni la diocesi di Bridgeport, in Connecticut. Domenica, il principale giornale locale, The Hartford Courant, citando fonti anonime ha pubblicato una storia, condita di trascrizioni di deposizioni segrete, su quegli anni. Pare che il cardinale Egan abbia dovuto destreggiarsi di fronte alle numerose accuse di abusi sessuali compiuti dai suoi preti. La sua responsabilità, secondo il giornale, è quella di aver tenuto nascosti questi abusi e, soprattutto, di non aver cacciato a pedate i preti pedofili, i quali invece sono stati semplicemente assegnati ad altro incarico. A marzo dello scorso anno, con Egan già a New York, il suo successore ha stretto un accordo con le famiglie delle vittime, ovviamente multimilionario. Ora Egan, che pensava di passare una fine di marzo tranquilla specie dopo il successo dei festeggiamenti in onore di San Patrizio, è sotto pressione della stampa, soprattutto dei tabloid, che vogliono sapere qualcosa sulla vicenda, quantomeno avere una sua dichiarazione. Ma lui niente, da due giorni non dice una parola e i suoi portavoce sostengono che non c’è assolutamente nulla da dichiarare. Con Egan si sono schierati l’ex governatore democratico, Mario Cuomo ("è il mio cardinale, io sono cattolico, gli concedo ogni beneficio del dubbio"), e l’ex presidente del Consiglio comunale, Peter Vallone, ("mi viene davvero difficile immaginare che il cardinale Egan, che conosco bene, sapendo di questi abusi possa aver messo in pericolo i giovani della sua diocesi)". Il sentimento che prevale tra i cattolici praticanti ("i mangiatori di pesce del venerdì" li chiamano con poco rispetto i giornali), i parrocchiani e gli stessi preti è quello che un giovane parroco ha affidato al New York Times: "Siamo imbarazzati a camminare con l’abito talare per la città".

Chi vuole riformare la regola del celibato
Il cardinale Egan, dal pulpito più importante d’America, ovviamente non può improvvisare una linea di condotta, per cui prende tempo e aspetta che passi la buriana, ma nel resto del paese le reazioni dei suoi colleghi sono d’altro tipo. Il suo predecessore in Connecticut, William E. Lori, si è scusato con i fedeli e si è impegnato a controllare il comportamento attuale e quello passato di ciascuno dei 285 preti e degli 86 diaconi della sua diocesi. Il presidente della Conferenza episcopale americana, il vescovo Wilton D. Gregory, ha espresso il suo profondo dolore per quanto sta emergendo. Anche il cardinale Bernard Law di Boston si è scusato e ha voluto incontrare le famiglie delle vittime, ma solo quando, a gennaio, il Boston Globe ha scoperto che il molestatore di bambini della diocesi non era stato allontanato ma spostato di parrocchia in parrocchia. A quel punto il cardinale ha messo a disposizione dei magistrati un elenco di ottanta preti accusati nel corso degli anni di abusi sessuali. Ora il giornale della diocesi, The Pilot, è arrivato al punto di chiedersi se non sia giunto il momento di riformare la regola che impone il celibato ai sacerdoti.
Nelle ultime settimane almeno 55 preti in 17 diverse diocesi sono stati rimossi, sospesi, licenziati o costretti alla pensione, 6 a Filadelfia, 7 in New Hampshire, 2 a San Louis, 2 in Maine, uno in Nord Dakota e 12 a Los Angeles. Quasi tutti questi preti sono coinvolti in casi non recenti, ma sono inseguiti da continue e nuove accuse. Il New York Times ha pubblicato in una pagina i nomi e le storie di molti di costoro. Il reverendo Michael Hands, per esempio, 35enne di Long Island, riconosciuto colpevole di aver avuto rapporti sessuali con un tredicenne nel 1999 e nel 2000. E poi il vescovo di Palm Beach, in Florida, costretto alle dimissioni qualche giorno fa dopo che un giornale ha raccontato di come avesse molestato un seminarista negli anni 70 in Missouri. Nel ’96 la diocesi pagò per lui 125 mila dollari alla vittima, ma nonostante ciò Anthony J. O’Connell fu nominato vescovo a Palm Beach, dove peraltro andava a sostituire un collega costretto anch’egli alle dimissioni per le accuse di aver abusato sessualmente di alcuni bambini.
Ieri i giornali di New York hanno raccontato nuove storie. Il New York Post ha messo in prima pagina la fotografia di un prete di colore, Henry Mills, che nel 1997 era stato apparentemente allontanato dalla Chiesa newyorkese dopo essere stato accusato di stupro nei confronti di un diciassettenne. Il Post lo ha ritrovato, e ha scoperto che Mills celebra messa nella chiesa di Santa Elisabetta, in Washington Heights, e in rare occasioni pare che continui a insegnare nella scuola parrocchiale. Il New York Times, invece, è andato in Lousiana dove ha incontrato i protagonisti di quella che può essere definita "la madre di tutte le cause di pedofilia nella chiesa cattolica". Nel 1983 scoppiò il caso di un prete molestatore, Gilbert Gauthe, che fu arrestato dopo che i familiari delle sue vittime rifiutarono i soldi che la Chiesa aveva offerto per non dare pubblicità al caso. Gauthe ammise di aver abusato di 37 ragazzi, ma c’è chi sostiene che il numero più corretto superi i 150. Il Daily News, quotidiano particolarmente attivo nella furia moralizzatrice di questi giorni, ha pubblicato in prima pagina e a caratteri di scatola una dichiarazione del District Attorney di Manhattan, cioè di colui che rappresenta la pubblica accusa in città. Robert Morgenthau ha invitato i capi della gerarchia cattolica a fare i nomi dei preti pedofili: "Mi aspetto che l’Arcidiocesi di New York renda note al mio ufficio tutte le accuse di abusi sessuali su bambini". Gli dà ragione Karen Sue Smith, che è la direttrice di Church magazine. "La Chiesa deve fare scudo sui bambini, e non sui preti". Morgenthau ha chiesto anche che sia cambiata la legge dello Stato di New York che esclude il clero dall’obbligo di comunicare alla magistratura i casi di abusi sessuali di cui sono a conoscenza, così come invece è richiesto a medici e insegnanti. Il governatore George Pataki ha detto che appoggerà la riforma che piace al procuratore distrettuale.

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