Camillo di Christian RoccaRE: NO SUBJECT di Christian Rocca & Luca Sofri

Caro Christian, ti scrivo dalla cafeteria sul tetto del Centro Pompidou, a Parigi. Un posto da attempate insegnanti di lettere in gita scolastica – penserai tu, che saresti andato al Buddha Bar – ma si da il caso che adesso sia stato conquistato dai fratelli Costes. Quelli dell’Hotel Costes e della compilation lounge (o chil-out o quelle altre espressioni dl cazzo), e ora quassù è diventato un posto strafigo con il deejay, le rose che galleggiano sui tavoli, le candele bianche, le calle, e tutto il repetorio dell’International Style tipo Wallpaper. Roba che ormai la vedi anche a Bogotà, hai ragione, ma Parigi è sempre Parigi eccetera. Al Buddha Bar poi, ci ho incontrato il mio ex suocero; è cosi’ inflazionato che il suo diretto concorrente, che si chiama Man Ray, è uguale identico: grande sala sotterranea, ballatoio con banco del bar, superstatue patacche orientali e ventimila per un gin tonic. Comunque, sto litigando con un mio amico che dice che la vera capitale culturale d’Europa è Londra, cioè il posto che ci ha dato il principe Carlo, Mister Bean e i tifosi dell’Arsenal. Ma lui dice anche che c’è una new wave norvegese: Kings of Convenience, Royskopp, St, Thomas, tutta roba che sparirà come lacrime nella pioggia. L’Islanda, i Sigur Ros, i Mum, e il runtur il sabato sera: è là che succedono le cose, o a Parigi. Londra, tsé. Fatemi il favore.

Caro Luca, te l’ho già detto: per me la musica migliore viene dal profondo Nord, che non è Belluno ma Oslo. Prova ad ascoltare uno Jan Garbarek qualsiasi e poi mi dici. Sui locali non so, a me fanno tutti schifo e davvero non capisco che divertimento ci sia a stare tutti piagiati uno addosso all’altro e fumare e pagare 10 euro un cocktail che poi non è un granché. Io preferisco stare a casa. L’estate scorsa sono andato all’inaugurazione di un locale supertrendy fichissimo a Formentera. C’era anche Jovanotti con il cappello nonostante i trenta gradi. Una noia infinita, avrà composto lì "Salvami". Pensa che c’era anche Paolo Bonolis in short e marsupio. Una cosa terribile. Io ripristinerei le balere con le ragazze sedute in fila, ciascuna sulle sua sedia, disponibili ad accettare l’invito del maschio. Tutto ordinato, pulito e pratico. Sono d’accordo con te sulla sopravvalutazione di Londra, specie ora che le Church’s sono diventate di proprietà italiana; ma Parigi, ti prego no: è un posto dove si ascolta ancora musica etnica e dove invece che computer dicono ordinateur. Io ho questa tesi: la vera capitale culturale europea è New York.

Caro Christian, stappa lo spumante e torna a sorridere. Quelle che tu chiami balere, "con le ragazze disponibili ad accettare l’invito del maschio" (del maschio? Ma come parli?) esistono ancora e si chiamano night (solo con preposizione articolata: andare "al night"). Se risparmi un po’ sui cd di jazz vedrai che poi ti troverai bene e vorrai tornarci. Quanto ai bar, mi sa che sei andato in quelli sbagliati. Se individui quelli costosissimi, lì non c’è quasi nessuno e si sta una pacchia: risparmia sui night e ti troverai bene e vorrai tornarci. Ti consento Garbarek, e il resto della Norvegia: ma insisto che ci si risparmi la sonnolenta norwegian wave. Al museo d’arte moderna qui sotto, ho appena visto una cosa (le chiamano installazioni, ma mi vergogno) fantastica, che non so spiegarti bene: ci sono dei massi di cartapesta o di plastica appesi a un soffitto e dei monitor che mostrano immagini pigre al rallentatore e un a musica meravigliosa esce dai massi e tutto quanto è opera di uno che si chiama Rondinoni e insomma: io sono ignorante, ma se il maestro Rondinoni come immagino legge fedelmente queste pagine mi manderebbe una cassetta di quella musica meravigliosa?

Caro Luca, a proposito di locali, due nostri amici dei quali mi vergogno per loro a farti il nome hanno deciso di aprire un ristorante. Non è un ristorante qualsiasi e neanche uno di quelli fusion che fanno molto trend. No, è un ristorante da e per cretini. Si chiamerà Forno a microonde o qualcosa del genere, e servirà soltanto cibi del supermercato e di marca specifica. Mi hanno fatto vedere il menu. Dentro ci sono i biscotti Oro Saiwa, i quattro salti in padella, il latte condensato della Nestlé, i Ferrero Rocher, il Chinotto San Pellegrino, lo zuccotto Algida, i Kinder Brioss e le Spinacine Aia. Io, piuttosto che chiamare il 113, ho suggerito due cose: aggiungere i biscotti scozzesi Walkers, quelli al burro, e assumere come maitre di sala Fabio Fazio. La musica del maestro Rondinoni, ci andrebbe da Dio. Io l’altro giorno, invece, sono andato a una mostra milanese che si intitolava "Understatement – Stati di calma apparente". Tra gli altri esponeva un mio amico che si chiama Francesco Simeti. Non lo vedevo da un sacco di tempo e l’avevo lasciato che scolpiva ometti in terracotta, ora invece fa carta da parati. Non sapevo che esistesse la carta da parati d’autore, eppure c’è, e se la chiami wallpaper, in inglese, fa pure il suo effetto. Comunque era bella. Poi, incauto, ho pestato un’installazione di una giovane artista che aveva messo dei fogli di carta velina per terra e pare avessero un certo significato. A me sembravano i resti dell’imballaggio, ma è colpa mia se il maestro Rondinoni s’era dimenticato d’accendere lo stereo?

Caro maestro Rondinoni, perdoni il mio amico, non voleva assolutamente offenderla: son ragazzi. Caro Christian, sei scemo? Che figure mi fai fare? Per farti perdonare, prenotami un tavolo al Forno a microonde, la sera dell’inaugurazione. Ci si può portare la Fiesta Ferrero da casa? Ma quando esci, ti danno la monnezza da portar via? Sto leggendo "Un amore dell’altro mondo", di Tommaso Pincio, e mi ha fatto venir voglia di rivedere "L’invasione degli ultracorpi" di Don Siegel, che è di ispirazione al protagonista. Il film dei baccelli, per capirsi, ti ricordi? Comunque, il libro mi piace, lui scrive come se fosse americano – "Il baseball e cose del genere" – e ci sono passaggi che sembrano tradotti. Leggendo le nostre pagine, il mese scorso, ho visto che dicevi di Philip Roth che è il più grande scrittore vivente, e mi sono ricordato che io l’avevo scritto di Don De Lillo, qualche mese fa. Mettiamoci d’accordo.

Caro Luca, come diceva Dan Peterson: "Per me Roth numero uno". Ma De Lillo ci sto a metterlo al secondo posto. So che stai cercando casa e sono problemi grossi, ma mai quanto quelli dei vicini di John Travolta, a Isleboro nel Maine. Nel garage ha un Boeing 707 della compagnia aerea Qantas, e nel weekend si fa un bel giretto lungo la costa. I vicini di casa sono incazzati neri, ma lui se ne frega e ora pare sia in trattativa per comprarsi anche un 747 che fino a novembre collegava regolarmente Sidney con Giacarta. Ah, ti segnalo due ragazze che vanno forte di questi tempi. Una è Audrey Tautou, l’attrice di Amelie, quella antipatica del film. Sta girando un film, Dirty Pretty Things, e pare che finalmente si darà una mossa. Interpreta una cameriera disinibita che insieme a una puttana cinese risolverà un delitto. L’altra è Halle Berry, candidata all’Oscar per Monster’s Ball e che abbiamo visto in Jungle Fever e Swordfish (con Travolta che volava dentro a un autobus). E’ bellissima, ma non è uguale a Olga Ferrando, la traduttrice del Costanzo Show?

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