IL FOGLIO, 11 maggio 2002
IL FOGLIO, 1 maggio 2002
IL FOGLIO, 25 aprile 2002
IL FOGLIO, 18 aprile 2002
IL FOGLIO, 11 aprile 2002
IL FOGLIO, 5 aprile 2002
IL FOGLIO, 26 marzo 2002
IL FOGLIO, 20 marzo 2002
IL FOGLIO 13 marzo 2002

11 maggio

Girotondi per pagare più tasse
Michael Bloomberg non vuole aumentare le tasse cittadine, tranne quelle sulle sigarette, nonostante il deficit di cinque miliardi di dollari causato dall’11 settembre e che la città dovrà affrontare da qui al 2005. Attori, intellettuali e cantanti, tra cui la star di Sex and the City, Cynthia Nixon e lo scrittore Eric Bogosian hanno protestato davanti a City Hall contro i tagli nel settore scolastico. Ma niente girotondi, i cartelli dicevano: "Mike, facci pagare più tasse".

Porta una pistola a Mike, ti dà 100 dollari
Vai alla polizia, consegna un’arma, riceverai cento dollari cash. Il programma "cash for guns" per rendere la città "ancora più sicura di quanto lo sia già" garantisce che nessuno indagherà sulla provenienza dell’arma (che però deve essere funzionante).

Satira bipartisan di una editorialista di destra
Peggy Noonan scriveva i discorsi di Ronald Reagan ed è una delle più apprezzate commentatrici "conservative". I suoi articoli sono pubblicati dal Wall Street Journal e dal New York Sun. Un paio di sere fa ha fatto venire giù dalle risate la sala di New York dove teneva uno speech, raccontando questa barzelletta: "La Regina d’Inghilterra spiega ad Al Gore come fa a scegliersi collaboratori così intelligenti. Telefona a Tony Blair e gli chiede: ‘Tuo padre ha un figlio, ma non è né tuo fratello né tua sorella. Chi è?’. ‘Sono io’, risponde svelto Blair. Visto?, dice la Regina ad Al. Gore torna in America e fa la stessa domanda a Bush. George prende tempo, chiama i suoi advisor ma nessuno sa rispondere. Infine chiede a Colin Powell, il quale risponde correttamente: ‘Sono io’. Bush allora chiama Gore e gli dice: ‘Ehi Al, ho la risposta: è Colin Powell’. ‘Macché – replica Gore – E’ Tony Blair’.

Hillary e Bill separati al cinema
Hillary e Bill Clinton quando vanno al cinema non si siedono uno accanto all’altro, per la verità non vanno neanche a vedere lo stesso film. "A lui piacciono quei thriller dove si spara a tutto spiano" ha detto Hillary. Così l’ex coppia presidenziale preferisce le multisale della città, dove ciascuno prende il proprio biglietto e si dice: "See you later".

Libri su Kennedy (più un maniaco e un party)
I Kennedy non passano mai di moda. E’ uscito un libro su John John, "American Son", scritto da Richard Blow, ex vice direttore di George, la rivista fondata dal giovane Kennedy. La biografia, prima tra i libri più venduti di Amazon.com negli ultimi giorni, ha fatto incavolare i vecchi colleghi della rivista, specie perché Blow quando John morì obbligò tutti a non commentare la tragedia. Blow addirittura licenziò una giornalista che aveva detto a un quotidiano di apprezzare "la profondità giornalistica" del giovane Kennedy. I collaboratori di George così hanno organizzato una festa in disonore di Blow, augurandosi che il libro passi inosservato. La sorella di John John, Caroline, ha risolto un problema. Un maniaco che tormentava da dieci anni lei e la sua famiglia con lettere e richieste di aiuto e da qualche tempo con regali per i suoi bambini è stato arrestato davanti all’appartamento di famiglia sull’Upper East Side. Ora Caroline può dedicarsi al libro che ha curato: "Profiles in Courage for our Time", un’antologia di saggi in onore di suo padre.

Frank&Jamie a testa all’ingiù
L’ultima installazione di Maurizio Cattelan è esposta nella galleria di Marian Goodman, nella West 57esima strada (fino al 15 giugno). Si entra in questo stanzone, e apparentemente non c’è niente. Appoggiati al muro però ci sono due polizioti del NYPD, a testa all’ingiù. Sono due manichini a grandezza naturale (Frank & Jamie), perfettamente vestiti da poliziotti, pistola compresa. "Oltraggio, ridicolizza i poliziotti di New York dopo l’undici settembre", ha detto al NyPost il critico d’arte Charlie Finch. L’opera è piaciuta moltissimo ai critici del New Yorker, del Village Voice e del New York Times, tutti presenti all’inaugurazione. Non è piaciuta per niente a quelli di Fox News che hanno organizzato un dibattito televisivo. Cattelan, come al solito si diverte come un matto, e al Foglio dice che "non è una caricatura, piuttosto un monumento".

L’Associazione Nazionale Condimenti&Salse
Un museo dell’insalata. A New York ora c’è anche questo anche se soltanto per un mese. Per visitarlo bisogna andare giù fino a South street seaport. Maggio, ci crediate o no, è il mese nazionale dell’insalata dal 1992. Lo ha stabilito, ci crediate o no, l’Associazione nazionale del condimento e delle salse (The National Association of Dressing and Sauces). Una volta dentro, il museo espone alcuni pannelli con un’accurata storia della lattuga, della romana e del radicchio. Alcuni video spiegano come si condisce la Caesar Salad. C’è anche una mascotte, Sammy Salad, con scarpe verdi pisello e ortaggi un po’ ovunque. Rachel Donadio, reporter del Sun, alla fine della prima giornata si è preoccupata delle condizioni fisiche dell’uomo vestito da Sammy Salad, costretto a un turno di sette ore con dei fagiolini che gli pendevano dalla testa.

1 maggio

Pataki parla spagnolo, Bloomy inglese
Venticinque anni fa nacque la famosa campagna "I Love New York", con quel cuore rosso che è diventato simbolo stesso della città. George Pataki, il governatore dello Stato, repubblicano non amato dai Republican perché governa come se fosse un Democrat, ha deciso di onorare l’anniversario con uno spot che sarà trasmesso sia in inglese sia in spagnolo. New York è una città bilingue ormai, e Pataki a novembre vuole farsi rieleggere. Il sindaco Mike Bloomberg, invece, non ha questi problemi per ora e continua nella sua battaglia per il controllo del sistema educativo della città. Sulla lingua è chiarissimo: "I genitori che non hanno grande facilità di espressione in inglese, sappiano che i loro figli rimarranno indietro se non lo imparano bene, perché l’inglese è la lingua di questo paese".

Il solito anonimo paga per Gracie Mansion
Lavori di restauro a Gracie Mansion, la residenza del sindaco di New York che si trova tra la 89esima strada e East End Avenue. Sono i primi lavori da vent’anni a questa parte. Negli anni di Rudy Giuliani la villa di legno costruita nel 1799 da Archibald Gracie e adibita a casa d’abitazione del sindaco di NYC dal 1940, è stata al centro della battaglia legale tra il sindaco e sua moglie, la quale quando la coppia si separò non ne volle sapere di lasciare la Mansion. Ora non ci vive più nessuno, Bloomberg preferisce abitare nella sua town house sulla 79esima East, mentre Gracie Mansion è stata aperta alle visite del pubblico e ospita i ricevimenti ufficiali dell’amministrazione. In tempi di ristrettezze economiche e di budget salatissimi nessuno potrà accusare il sindaco di aver impiegato denaro pubblico per rimettere a posto una mansion disabitata. Gli 85 mila dollari necessari per pagare i lavori sono arrivati dal solito donatore anonimo. Nessun dubbio, è Mike B.

Totem di vetro all’Austrian Cultural Forum
L’indirizzo più visitato in questi giorni dai newyorchesi che amano l’architettura è 11 East 52esima strada, dove sorge il nuovo palazzo sede dell’Austrian Cultural Forum. L’edificio ha 24 piani e sembra un Totem di vetro oppure una maschera minacciosa di metallo oppure una gigantessca lametta da barba che sta cascando dall’alto. Il progetto è di Raimund Abraham, architetto austriaco che non le manda a dire: quando il partito di Joerg Haider è andato al governo, a differenza di altri intellettuali che hanno minacciato di lasciare il paese, Abraham ha rinunciato alla cittadinanza austriaca.

Giuliani ha trovato casa. I Soprano anche
Rudy Giuliani ha trovato casa. Sta trattando l’acquisto di un appartamento di nove stanze (tre bagni, tre stanze da letto, living room, galleria, cucina, biblioteca, ufficio e stanza per la domestica) al decimo piano di un building sulla East 66esima strada. L’offerta è di 5 milioni e mezzo di dollari. James Gandolfini, invece, il popolare attore che interpreta Tony Soprano nella serie tv della HBO, ha comprato casa al 99 di Jane Street, nel West Village, a pochi isolati dal nuovo appartamento di Edie Falco che nella serie interpreta Carmela, la moglie di Tony (Edie-Carmela dopo aver pagato la casa 2,5 milioni di dollari, l’ha affittata per 13.500 dollari il mese). A luglio Gandolfini stava invece comprando il retro della brownstone di Uma Thurman e Ethan Hawke, al 138 West della 13esima strada, sempre al Village. L’affare è saltato, e Gandolfini-Soprano ha fatto causa a Thurman-Hawke per la restituzione dei 300 mila dollari di deposito.

NY vista dal Parco, nuovo disegno di Pericoli
Ora che il suo celebrato disegno pieghevole di New York, "Manhattan Svelata" (Leonardo International), è stato finalmente pubblicato in Italia, Matteo Pericoli, illustratore per la Stampa e apprezzato collaboratore del New York Times, sta lavorando a un altro ambizioso progetto sulla città. Se quelli erano due disegni, ciascuno lungo 12 metri, dello skyline dell’isola di Manhattan, di una città che sorge sulle acque vista dal New Jersey per la parte West e dal Bronx, Queens e Brooklyn per gli altri punti di osservazione, la nuova idea di Pericoli è disegnare la città dal suo interno, dal suo cuore, cioè da Central Park. "Uno sguardo al contrario, dalla ciambella-Manhattan", dice Pericoli che ha appena cominciato il suo minuzioso lavoro. Prima di disegnare, questa volta a colori, ogni singolo palazzo che si affaccia sul Parco, il 34enne artista italo-newyorchese deve trovare dei buoni punti di osservazione dall’alto. Così va chiedendo agli amici newyorchesi se conoscono qualcuno che abiti in palazzi con vista sul Parco. Risposte e suggerimenti al suo sito matteopericoli.com

25 aprile

La democrazia della morte
Il New York Times continua a pubblicare i "Portraits of the grief", i ritratti del dolore, le brevi biografie dei morti dell’11 settembre, nella sua edizione domenicale. Ora ha raccolto in un bel libro, "Portraits 9/11/01" (550 pagine, 30 dollari, interamente donati a un fondo per le famiglie delle vittime), le prime 1.910 storie di "nostri mariti, mogli, madri e padri, di nostri fratelli, cugini, vicini, amici, colleghi, amanti, ragazzi di bottega e uomini d’affari, segretarie e socialite, pompieri e finanzieri. Eroi per caso ed eroi per scelta". Le brevi biografie del NYT hanno cambiato il modo di scrivere gli obituaries, nobile arte del giornalismo anglosassone. Raccontare le vite normali di vite spezzate in modo non normale non è facile. Ma quelli del Times lo hanno fatto con ciglio asciutto, con stile lieve: "A Donna Marie Giordano piaceva andare ai concerti di Bon Jovi con suo figlio Michael"; "Organizzare party a sorpresa era la specialità di William Lum Jr."; "Wayne Alan Russo non è mai stato in Egitto". "Il numero 18146. E’ il numero che Rob Peraza avrebbe portato in quella che sarebbe stata la sua prima maratona di New York". Centoquarantatré giornalisti hanno lavorato a quest’opera, molti sono giovani, ma anche i grandi reporter del Times hanno voluto partecipare alla scrittura nonostante i ritratti non prevedessero la firma dell’autore.

L’avanguardia russa, prima di Stalin
Il 21 maggio il MoMa, il Museum of Modern Art, chiude la sua sede sulla 53esima strada west, e si trasferisce per tre anni al di là dell’East River, a Queens. Nel frattempo, il MoMa ospita la sua ultima mostra a Manhattan. "The Russian Avant-garde Book, 1910-1934" racconta attraverso le copertine dei libri dell’epoca, le speranze che gli artisti russi riponevano nel nuovo mondo e nella possibilità che da questo nascesse un nuovo tipo di uomo. Poi nel 1934 Josif Stalin decretò che il realismo socialista era l’unica forma di arte possibile, e così l’Avanguardia russa chiuse bottega.

Il laureato non supera l’esame Broadway
Un successo di pubblico incredibile, ma un coro di critiche per la trasposizione teatrale di "Il Laureato", un libro diventato celeberrimo per il film di Mike Nichols. Consensi soltanto per Kathleen Turner, specie per la sua scena di nudo frontale che vale da sola il prezzo del biglietto (20 secondi netti, al costo di 4 dollari al secondo). La Turner interpreta Mrs. Robinson e nonostante i 48 anni e qualche chilo di troppo, per tutti i critici è bellissima ("She is still gorgeous"). Spaesati invece Jason Biggs, già protagonista di American Pie, film passato alla storia per il primo rapporto sessuale tra un uomo e una torta di mele (calda), ma il paragone con il Ben interpretato da Dustin Hoffman avrebbe sfiancato chiunque. Insignificante la prova di Alicia Silverstone. Sul palco del Plymouth Theatre non si ritrova quella che fu la grandezza del film, e cioè il ritratto di due generazioni degli anni Sessanta, quella di Mrs. Robinson che non voleva accettare di essere cresciuta, e quella del ragazzo che pretendeva di essere adulto.

Casa Trump costa più dell’Empire
Il mercato immobiliare ha ripreso a correre, e trovare una casa a Manhattan è un’impresa. L’assemblea dello Stato di New York ha deciso di prorogare la legge che regolamenta gli affitti, ma secondo alcuni esperti la decisione complicherà la cose e favorirà soltanto gli antichi e spesso molto ricchi inquilini, ovviamente a svantaggio dei giovani, delle nuove famiglie eccetera. Mia Farrow, per esempio, fino al 1996 abitava in un mega appartemento di undici stanze al 135 di Central Park West, famoso perché Woody Allen ci girò "Anna e le sue sorelle". Pagava 3 mila dollari, ma quella casa ne valeva molti di più. Quando il suo affitto fu liberato dai vincoli, salì a 8 mila e lei lo lasciò. Ora all’appartamento è interessato il regista Spike Lee, non per abitarci ma come location per il suo nuovo film. Gli basterebbero 90 giorni, ma l’affitto è di 25 mila dollari al mese. Se gli affitti sono cari, i mutui sono molto convenienti. Ma le cifre che circolano per la compravendita a Manhattan fanno rabbrividire. Donald J. Trump, per esempio, ha messo in vendita la sua penthouse sulla Trump World Tower a 58 milioni di dollari, prezzo ancora più sconvolgente se si pensa che la società di Trump qualche giorno fa ha firmato un contratto per vendere l’intero Empire State Building a 57 milioni e mezzo. Robert Redford, invece, ha accettato di vendere la sua penthouse al 1030 di Fifth Avenue per 10 milioni di dollari (l’aveva comprata nel 1997 per 3 milioni e settecentomila dollari). Bob Guccione, editore di Penthouse e altre riviste porno soft, deve vendere la sua casa sull’Upper East Side per coprire le perdite della sua società editrice. Il prezzo è di 40 milioni di dollari. Agli umani non rimane nessuna speranza, se non quella di guardare le due magnifiche torri che si stanno costruendo al numero 1 di Central Park, dove sorgerà il più lussuoso condominio di Manhattan per soli 191 privilegiati proprietari. L’appartamento più piccolo costa più di 10 milioni di dollari.

18 aprile
Il New York Sun è in edicola da tre giorni.
Il nuovo, piccolo e opinion oriented, quotidiano newyorchese è nelle edicole della città al costo di 50 centesimi. La front page è a colori, la testata è rossa, uguale a quella del NYSun che fu il primo quotidiano di New York fino alla chiusura del 4 gennaio 1950. Il giornale è stampato su sette colonne in una bella e larga pagina bianca, il carattere è raffinato e molto ben leggibile. Somiglia molto al New York Observer, il settimanale cittadino stampato però su carta color salmone. Il taglio dei primi due numeri è quello previsto, un po’ conservative un po’ liberal. L’editoriale del primo giorno spiegava "what we’re smoking", che cosa stiamo fumando, che tipo giornale faranno. Il numero 1 è uscito con una sola foto in prima pagina, dedicata – così come un editoriale nella pagina dei commenti – alla manifestazione di Washington per Israele. In prima pagina c’è anche un lungo colloquio-intervista di Peggy Noonan, ex speech writer di Ronald Reagan, con Lech Walesa. A pagina 14 del primo numero, il Sun mantiene una promessa e dà la soluzione all’ultimo cruciverba pubblicato nel numero di 52 anni fa. Una delle definizioni del nuovo cruciverba, invece, dice: "Canzone dei Beatles contenuta nell’album Abbey Road". La soluzione ovviamente è "Here comes the Sun". E infatti, eccolo il Sun, giornale di 12 o 18 pagine ma come ha detto il suo direttore, Seth Lipsky, a Panorama "in Italia un quotodiano ha dimostrato che si può essere rilevanti anche avendo a disposizione poche pagine". L’edizione del Sun di ieri racconta il "Rockfeller republicanism", cioè l’ala liberal dei conservatori newyorchesi e il ribaltone (party switch) che sta per cambiare la maggioranza in favore dei repubblicani al Senato dello Stato di New York. Il Sun non è piaciuto a quelli del Post. In una pagellina pubblicata ieri giudicano bruttissima la grafica e la scelta delle fotografie, noiosi gli argomenti degli articoli, decente la scrittura e bella la testata riciclata. Il NY Times ha dedicato al nuovo giornale una colonna sulla prima pagina della Metro Section, fa gli auguri, ma ricorda quanto sia difficile resistere sul mercato, e fa notare come l’obiettivo del Sun sia quello di vendere 30 mila copie, cioè meno del 3 per cento di quanto il Times vende ogni giorno della settimana. Ma nonostante gli sfottò, martedì, all’annuale assemblea degli azionisti, l’editore del NY Times, Arthur Sulzberger jr., parlando del Sun ha detto di essere "preoccupato dalla competizione". Il Sun sa di essere piccolo, ma continua apicchiare duro sul Times, pubblica infatti una rubrica, "Smartertimes.com", che fa le pulci all’edizione del giorno precedente del Times. Smartertimes.com in realtà è un sito, coordinato dal vicedirettore del Sun, Ira Stoll. Da più di un anno, Stoll segnala gli errori e i pregiudizi liberal del più importante giornale americano. Ovvio che ora debba sorbirsi lui le critiche, e infatti è nato un sito smarternysun.com, che prende in giro il suo quotidiano. Stoll è il protagonista anche di una manchette, pubblicata il primo giorno e comprata dai suoi genitori: "Possa il Sun splendere insieme con nostro figlio", in inglese c’è ovviamente l’assonanza tra Sun e son, figlio. Sul numero di ieri c’era una pagina pubblicitaria firmata tra gli altri da Saul Bellow, Harold Bloom e Elie Weisel che esprimeva "gratitudine ai cittadini-soldati di Israele" che proteggono lo Stato da chi lo vuole distruggere.

11 aprile

E’ normale farsi una canna
"Finalmente un politico onesto" dice la prima riga della pagina pubblicitaria pubblicata martedì sul New York Times e che presto comparirà sugli autobus della città. La foto è di Michael Bloomberg, e un fumetto che esce dalla sua bocca dice: "Potete scommetterci che l’ho fumata. E mi è pure piaciuta moltissimo". L’argomento è la marijuana, la citazione è testuale da un’intervista che il sindaco ha dato un anno fa al New York Magazine. L’idea, che costerà mezzo milione di dollari, è venuta a NORML (National Oraganization for the reform of Marijuana Law) un’associazione che promuove la legalizzazione delle droghe al grido di "è normale fumare droghe leggere". Mayor Mike l’ha presa a ridere, e non ha smentito. Sa che il primo Emendamento gli consentirebbe di bloccare la campagna, ma non se ne servirà, al contrario di quanto fece Rudy Giuliani quando altri usarono il suo faccione. Bloomberg ha però confermato che la polizia continuerà a lottare duramente contro le droghe leggere.

Dieci milioni di dollari, oplà
A causa del gigantesco deficit in cui si trova New York dopo l’11 settembre, Bloomberg ha varato un budget che ridurrà di molto le spese cittadine. Particolarmente colpito il settore della cultura, vanto della città e passione di Bloomy. La fondazione Carnegie Hall, che distribuisce soldi a decine di associazioni artistiche newyorchesi, ha subìto un taglio di 10 milioni di dollari, una botta pazzesca che avrebbe ucciso chiunque, se un paio di giorno fa non avesse ricevuto da un anonimo vari assegni per un totale, guarda un po’, di 10 milioni di dollari. Secondo tutti i giornali, il benefattore è Mike Bloomberg. Il quale a domanda risponde che gli atti di beneficenza sono affari suoi, anzi della sua società.

Sex, kids and the city
Sarah Jessica Parker è in cinta, aspetta un bambino da Matthew Broderick, l’attore che ha appena finito di recitare "The Producers" a Broadway. La Hbo, la tv via cavo che trasmette Sex and the city, ha deciso così di sospendere le riprese della nuova serie che da un paio di settimane bloccavano qua e là alcuni isolati della città. La Parker interpreta il ruolo chiave, quello di Carrie Bradshaw, giornalista ossessionata da amori che troppo spesso rimangono storie sessuali. La produzione, che prevedeva di trasmettere i nuovi episodi a giugno, sta cercando di capire come uscirne, ed è già al lavoro per trovare uno sbocco narrativo alla gravidanza della Parker. I fan intanto tempestano di mail i responsabili della serie, esprimendo le proprie preferenze sul possibile padre del bambino di Carrie.

Si sono scordati il Pulitzer alla foto degli eroi
Sette premi Pulitzer al New York Times, dunque. E non era mai successo che un solo giornale ne prendesse tanti in una volta sola, il record fino a lunedì era di tre premi. In redazione si è festeggiato in modo sobriio, perché sei di questi Pulitzer sono andati a reportage legati all’11 settembre (il settimo è un articolo scritto da Gretchen Morgenson sul conflitto d’interessi non dei politici ma dei broker di Wall Street). Il direttore ha ringraziato lo staff, e chiesto un minuto di silenzio in onore delle vittime e di Daniel Pearl, il reporter del Wall Street Journal ucciso dagli integralisti pakistani. Qualche perplessità ha destato la scelta del premio fotografico. La foto vincente, del Times, ritrae il crollo della prima Torre. Bella, ma ingiusto negare il premio a Thomas Franklyn, fotografo di un giornaletto di provincia, il Record di Hackensack New Jersey, che immortalò i tre pompieri che innalzavano la bandiera americana su Ground Zero.

Israele Day a Manhattan
Domenica mattina, davanti al consolato israeliano, si è tenuta una manifestazione di newyorchesi in solidarietà a Israele. I manifestanti erano circa diecimila. Tra gli altri spiccava un cartello: "I nazisti hanno ucciso i miei nonni, i comunisti i miei genitori, io non mi lascerò uccidere dal signor Arafat".

5 aprile

I primi tre mesi di Bloomberg
Sono trascorsi tre mesi da quando Michael Bloomberg è stato eletto sindaco di New York. La luna di miele è finita, ma ora anche gli avversari cominciano ad apprezzare lo stile e il tono pacioso del sindaco miliardario, il quale avrà anche speso 76 milioni di dollari per conquistare il posto di Rudy Giuliani, ma a differenza del predecessore è socievole con i cittadini, i politici, la stampa e tutti quanti. Ha messo su una squadra di collaboratori cui delega gran parte del lavoro, cosa mai accaduta con l’onnipotente Giuliani, mentre lui si dedica prevalentemente a tre issues: il bilancio della città, il controllo delle scuole pubbliche e la ricostruzione di Lower Manhattan. Per il resto il sindaco-business man invita i politici locali e gli avversari ai cocktail municipali, ascolta le loro proposte, risponde personalmente alle mail dei newyorchesi, prende la metropolitana per andare a City Hall, va in giro con pochi uomini di scorta, quasi riesce a confondersi con la gente normale e se lo riconoscono per strada o al ristorante è felice di farsi fotografare. Queste cose le scrive il New York Times, in teoria il giornale avversario, che racconta anche di quanto gli piacciano il burro di noccioline e i cappellini indossati dalle signore. Bloomberg può contare sul fatto che in questi tre mesi i dati sul crimine, cioè la forza del modello Giuliani, siano ulteriormente calati senza bisogno della mano pesante di Rudy. E chi pensava che fosse una specie di Giuliani minore si è dovuto ricredere, visto che Mayor Mike ha ribaltato molte decisioni prese da Giuliani.

Manca l’acqua, ma non al ristorante
Manca l’acqua, davvero. E’ una crisi senza precedenti in città, perché non piove da mesi con l’eccezione di qualche goccia la settimana scorsa. Le riserve sono pericolosamente al minimo, mai così basse dal 1989. Bloomberg ha ordinato restrizioni nell’uso dell’acqua corrente, proibito il lavaggio delle automobili e la pulizia dei marcipaiedi e delle strade. Gli esperti dicono che se la siccità dovesse continuare sarà necessario depurare l’acqua del fiume Hudson, eventualità che fa rabbrividire i newyorchesi. Ai ristoranti è stato chiesto di non servire la caraffa d’acqua che viene poggiata sul tavolo al momento dell’ordinazione, a meno che il cliente non la chieda esplicitamente. La decisione avvantaggerà quei locali che da tempo fanno i furbi per vendere l’acqua minerale, che qui costa quanto il vino. Lo ha scoperto il Wall Street Journal, che racconta i trucchi dei camerieri per dare una smossa a un’economia ancora poco frizzante dopo l’11 settembre.

Tina dà una festa per il New York Sun
Tina Brown non ha più un giornale da quando la Miramax le ha chiuso Talk, ma molte riviste le stanno facendo la corte e vorrebbero ospitare la rubrica che teneva su Talk, "Tina Brown’s Diary". In pole position, scrive il New York Observer, c’è il suo ex mensile, Vanity Fair, che Tina aveva lasciato in malo modo per andare a dirigere prima il New Yorker e poi Talk. Si sono fatti avanti anche il magazine domenicale del New York Times, le riviste internet Salon e Slate e il nuovo e attesissimo quotidiano New York Sun, in edicola dal 16 aprile. Tina non ha ancora deciso. Ma subito dopo Pasqua, nella sua casa sulla 57esima Est, ha dato un party di benvenuto in onore degli editors del New York Sun (che ieri hanno incassato una stilettata dal New Yorker).

Come cambiano i giornali
Il New York Times ha annunciato con una lettera dell’editore, allegata al numero di domenica scorsa, nuove rubriche e un paio di nuovi "dorsi". Ma la novità più attesa è quella del Wall Street Journal. Il 9 aprile andrà in edicola rinnovato, non avrà più quell’impaginazione con le 6 colonne che risale al 1944 (quella che in Italia adotta un piccolo quotidiano d’opinione). Pare che il progetto somigli all’edizione europea del Journal, ridisegnata un paio d’anni fa. Più radicale la scelta dei giornali newyorchesi in lingua cinese: abbandoneranno il loro tradizionale modo di stampare i testi verticalmente, per passare all’impaginazione orizzontal-occidentale.

Torna the Ball Game, anche al cinema
Finita la "march madness", la follia di marzo che blocca gli Stati Uniti per le finali universitarie di basket, New York si è consegnata al "Gioco" per eccellenza, che qui è il baseball. Al cinema c’è "Rookie", con Dennis Quaid; al Museum of Natural History c’è la mostra "Baseball as America" e in libreria va forte "Baseball: A literary anthology", raccolta di pagine dei romanzi dedicate al Gioco. In campionato sono favoriti gli Yankees, che hanno appena lanciato il loro canale via cavo, Yes. Quest’anno ci sarà qualche problema in più e non solo perché Bloomberg, a differenza di Giuliani, è tennis oriented e comunque simpatizzante dell’altra squadra della città, i Mets, questa’anno molto agguerriti. C’è altro. Un giocatore su cui puntavano molto è stato licenziato perché aveva rubato, per venderlo a un collezionista, il guantone del compagno Derek Jater.

26 marzo

Il Congresso si riunirà a NYC
Per un giorno, solo per un giorno, New York City tornerà a essere la capitale politica degli Stati Uniti, così come lo fu nel 1789, quando cedette il ruolo a Filadelfia e poi, nel 1800, a Washington. Su proposta di un senatore repubblicano, del sindaco Mike Bloomberg e del governatore George Pataki, il Congresso degli Stati Uniti si riunirà in seduta comune a Manhattan venerdì 6 settembre, probabilmente al Madison Square Garden, in segno di solidarietà federale alla città offesa dall’attacco dell’11 settembre.

A scuola con Bloomberg
Il sindaco Mike Bloomberg sta riuscendo nell’impresa che non è mai riuscita a nessuno dei suoi predecessori, nemmeno all’uomo che ha svoltato la città come un calzino, cioè l’ex sindaco Rudy Giuliani. Il tema è quello del controllo delle scuole pubbliche cittadine, attualmente guidate da un board che non opera sotto il controllo del sindaco. A Bloomberg sembra interessare solo questo argomento, e non passa giorno senza una sua dichiarazione sul tema. Deve vedersela con il potente sindacato degli 80 mila insegnanti, che affronta alternando ricerca del compromesso e decisionismo manageriale, con un’efficacia che ha stupito anche i suoi più feroci avversari. Bloomberg vorrebbe cambiare tutto del sistema scolastico newyorchese, e così preme per risultati migliori, rate più basse e insegnanti più preparati. Bloomy ha vinto il primo round, e il Comitato consiliare sull’Educazione gli ha concesso una supervisione sulla politica educativa della città. Il sindaco nominerà un suo uomo per controllarne l’operato, mentre il board che detterà le linee guida sarà composto da 11 membri, sei dei quali nominati dal sindaco (prima erano soltanto due). Bloomberg ha deciso anche di spostare la sede del board, attualmente a Brooklyn, proprio di fronte ai propri uffici di City Hall, nella maestosa Tweed Courthouse appena restaurata e che nei piani di Giuliani avrebbe dovuto ospitare il Museum of The City of New York.

Il New Yorker agli Oscar giornalistici
Sono state rese note le candidature ai National Magazine Awards, con i quali il primo maggio saranno premiati i migliori giornalisti dei magazine americani del 2001. David Remnick, direttore del New Yorker, è il più nominato con 9 candidature in sette diverse categorie: miglior giornale, migliori reportage, miglior articolo di costume, migliore recensione culturale, miglior ritratto, miglior numero speciale (dedicato all’11 settembre), migliore fiction. Cinque nomination per Michael Kelly, direttore di Atlantic Monthly, che a luglio prossimo pubblicherà il più lungo articolo mai pubblicato nella storia del giornalismo americano: "American Ground: Unbuilding the World Trade Center" di William Langewies, 60 mila parole suddivise in tre numeri consecutivi della rivista.

Meglio musulmano che Democratico
Ann Coulter è la battagliera opinionista che subito dopo l’11 settembre fu licenziata dal suo giornale, The National Review, magazine di destra, per aver scritto un articolo a dir poco esagitato con il quale suggeriva a Bush di uccidere tutti i leader dei paesi arabi e poi convertire forzosamente alla cristianità quei popoli. Coulter, bionda, alta e bella, non ha smesso certo di scrivere e di far parlare di sé. In diretta su Fox News si è indignata per la mancata condanna a morte di Paula Yates, la mamma che ha ucciso i propri figli. Secondo la Coulter negarle la pena capitale è una discriminazione nei confronti delle donne. Al NYPost, poi, ha dichiarato che la nuova impaginazione del giornale con le fotografie a colori è davvero favolosa, soprattutto rispetto alle "immagini pubblicate del NYTimes che accompagnano articoli scritti da comunisti". I tabloid, infine, viste le sue posizioni intolleranti rispetto all’Islam l’hanno stuzzicata perché da qualche giorno lei esce con un uomo musulmano: "E allora? – ha risposto – mica è Democratico".

Bob De Niro, il sindaco di TriBeCa
Robert De Niro è considerato il sindaco di TriBeCa, il piccolo triangolo di Manhattan a sud di Canal Street, e sede di lussuosi loft e locali alla moda, un po’ in disgrazia negli ultimi mesi per la vicinanza con la zona del World Trade Center. De Niro, al fianco del legittimo sindaco della città, ha presentato il Tribeca Film Festival che si terrà nel quartiere dall’8 al 12 maggio e che avrà in giuria Kevin Spacey, Julian Schnabel, Helen Hunt e Whoopi Goldberg.

Hanoi sbarca a Manhattan
Hanoi e New York collaborano. E per la prima volta dalla guerra del Vietnam, arriverà in città, all’American Museum of Natural History, sull’Upper West Side di Manhattan, un’ambiziosa mostra sulla vita e sulla cultura vietnamita del 21 secolo, allestita in collaborazione con il Vietnam Museum of Ethnology. L’esibizione, dal titolo "Vietnam: Journeys of Body, Mind and Spirit", sarà inaugurata nella primavera del 2003.

20 marzo

Il parco con 11 mila cancelli sotto le lenzuola. Il progetto c’è, ora si cercano i soldi

L’idea è del 1979, e allora sarebbe costata otto milioni di dollari, ora chissà quanti ce ne vogliono, ma la cosa importante è che Mike Bloomberg, il sindaco di New York, ci sta. E’ favorevole all’idea di impacchettare Central Park. Il progetto naturalmente è di Christo, l’artista bulgaro-newyorkese che si è fatto un nome avvolgendo i monumenti di tutto il mondo con gigantesche lenzuola bianche. I disegni ci sono già, l’opera si chiamerà "The Gates, Project for Central Park, New York", e ora con l’assenso di Bloomberg, vecchio amico di Christo e di sua moglie Jeanne-Claude, si devono solo cercare i soldi per realizzarla. Non è una cosa facile dal momento che Christo Javacheff non accetta donazioni da privati e tantomeno soldi pubblici. "I miei progetti me li pago io", dice Christo che per il bendaggio del Reichstag di Berlino ha sborsato tredici milioni di dollari. I soldi se li fa prestare dalle banche e poi rientra con la vendita della stoffa usata e dei disegni preparatori, anzi ciascuna delle tavole dell’installazione in Central Park supera già il mezzo miliardo di lire. L’opera prevede 11 mila cancelli di acciaio, ciascuno alto cinque metri, che in realtà non sono altro che porte rettangolari alle estremità delle quali svolazzano dei grandi lenzuoli arancioni. L’infiocchettamento del Parco, dice il New York Times, dovrebbe durare due settimane, a partire dalla fine della Maratona di New York.

L’uomo da 10 milioni di dollari. Il New York Post fa i conti in tasca a Giuliani
Rudolph Giuliani ora che non guida più la città più importante del mondo è diventato potentissimo, gli basta andare a una cena o a un cocktail in onore di un candidato che questi viene subito eletto, e questo accade non solo a New York ma in tutto il paese. Fatti due conti, ora che non ha nemmeno un lavoro, è diventato anche ricchissimo. Prima, da sindaco, guadagnava meno di duecentomila dollari l’anno e a causa dei guai familiari era costretto a farsi ospitare nella lussuosa casa di una coppia di amici gay. Ora, in attesa di trovare un appartamento degno del suo rango, vive in un hotel di lusso che si può permettere grazie a guadagni strepitosi. Giuliani va in giro a fare discorsi, e per ogni intervento di 40-60 minuti il suo agente chiede almeno 100 mila dollari, e ne ha già fatti una ventina da quando ha lasciato l’incarico. Secondo il New York Post alla fine dell’anno l’ex sindaco avrà incassato dieci milioni di dollari, ai quali ci sono da aggiungere i diritti per il suo libro di memorie e i proventi della società di consulenza Giuliani & Partners.

McCall ritratto col fucile. Botta e risposta con il rivale Andrew Cuomo
H. Carl McCall, uno dei candidati democratici alla carica di governatore dello Stato di New York, si è fatto un viaggio di tre giorni in Israele. Apparentemente non per suo piacere, ma per una visita di Stato. McCall, infatti, è State Comptroller di New York e il Fondo pensioni dello Stato ha investito in Buoni del Tesoro israeliano 68 milioni di dollari. Al ritorno una sua simpatica foto è stata pubblicata su tutti i giornali. L’immagine lo ritrae mentre prende la mira con un’arma d’assalto M16, all’interno di un campo d’addestramento dell’esercito israeliano. La foto non gli è stata carpita, è stata progettata come abile mossa per catturare l’attenzione del numeroso e potente elettorato ebraico di New York. La cosa non è piaciuta all’altro candidato democratico, Andrew Cuomo, figlio dell’ex governatore Mario e marito di una Kennedy, il quale si è chiesto chi ha pagato il viaggio. Gli uomini di McCall non si sono fatti scappare l’occasione di rispondere: "C’è chi va a visitare i militari che combattono ogni giorno i terroristi, e chi come Cuomo si siede con Arafat", alludendo all’incontro che nel 2000 Cuomo, allora ministro di Bill Clinton, ebbe con il leader palestinese.

Le signore liberal parlano di Bush e di Kabul ma pensano ancora a Clinton
La settimana scorsa a casa di Tina Brown, l’ex lady del giornalismo newyorkese, c’è stato un pranzo tra signore della buona società in onore di Latifa, una scrittrice ventenne di Kabul, il cui primo libro esce questa settimana per le edizioni Talk/Miramax. Si intitola "My forbidden face" e racconta la storia di una tredicenne che cresce sotto il regime talebano. Al pranzo c’erano le signore della sinistra newyorkese, ma anche Peggy Noonan, editorialista del Wall Street Journal ed ex speech writer di Ronald Reagan. La Noonan ha raccontato che nonostante sia già passato un bel po’ ti tempo e sia pure accaduto quello che è accaduto l’11 settembre, le dame liberal di New York parlano ancora con occhi sognanti di Bill Clinton e si chiedono per quale diavolo di motivo la stampa sia così buona con George W. Bush. Il giornale di Tina Brown, dunque, continua far parlare di sé nonostante abbia cessato le pubblicazioni. Una delle sue giornaliste di punta, Ellen Kampinsky, occuperà uno dei posti di rilievo dell’attesissimo nuovo quotidiano cittadino, The New York Sun, in edicola a primavera. E poco importa se il reporter Rene Chun continui a dire in giro che Talk gli deve ancora quattro mila dollari.

 

13 marzo

L’arte dell’inimmaginabile
Il 17 marzo il Jewish Museum ha in calendario l’apertura di una mostra il cui titolo è "Mirroring Evil: Nazi Imagery/Recent Art", ma il curatore, Norman Kleeblatt, non è ancora sicuro che si possa procedere con l’inaugurazione. E’ la solita storia: ci si può fare una bella risata innanzi all’Olocausto? Con il successo della Vita è Bella, qualcuno pensava che lo sberleffo sulla Shoah fosse stato sdoganato definitivamente. E invece non è così, come dimostrano le polemiche preventive su questa esibizione. La mostra propone alcune installazioni che nelle intenzioni degli autori si prendono gioco della ferocia nazista contro gli ebrei. C’è, per esempio, un campo di concentramento costruito con i Lego, e poi qualche Hitler con le sembianze di un gattino; le bombole del gas con i marchi di Chanel, Hermés e Tiffany; gruppi di ebrei in fila con il codice a barre e la scandalosa rivisitazione della più famosa fotografia sull’Olocausto, quella che ritrae i volti degli emaciati prigionieri di Buchenwald. Un giovane artista di nome Alan Schechner ha inserito nella foto l’immagine di se stesso con in mano una lattina di Diet Coke. E pare che, parole dell’artista, questa sia una risposta alla terribile esperienza compiuta nell’esercito israeliano. "Questa è arte politica", dice il curatore della mostra. "E’ un tradimento" risponde Elie Wiesel, e con lui si schiera Menachem Z. Rosensaft, il fondatore dell’International network of children of jewish holocaust survivors: "Se la mostra verrà inaugurata ci faremo sentire con manifestazioni e picchetti davanti il museo". E non bastano le rassicurazioni del curatore, il quale da ebreo che ha perso alcuni familiari nei campi, sa che non può permettersi di far piangere i pochi scampati all’Olocausto. Kleeblatt ha detto che all’ingresso farà mettere delle porte speciali che permetteranno ai visitatori di evitare le installazioni più controverse.

Non andate in quel bagno di Brooklyn
Charles Schwarz è l’ex poliziotto di 36 anni accusato di complicità per le torture subite da Abner Louima, il ragazzo haitiano sodomizzato con un manganello in una caserma di polizia di Brooklyn il 9 agosto del 1997. Il seviziatore era Justin Volpe, che dopo aver ammesso la sua colpa è stato condannato a trent’anni di reclusione. A Charles Schwarz ne avevano dato quindici. La scorsa settimana, dopo quasi tre anni di prigionia, Schwarz è stato liberato dalla Corte d’Appello che ha creduto alla versione di Volpe: "Non era Schwarz quello che teneva fermo a terra Louima". E così si dovrà fare un nuovo processo, perché certo Volpe non ha agito da solo. Per molti osservatori e per i militanti dei diritti civili questa sentenza rischia di spazzare via le evidenti responsabilità di quel distretto di Polizia. Alan Dershowitz, il grande avvocato liberal, non è d’accordo e giudica giusta la sentenza, sbagliata piuttosto era l’accusa. Il caso Louima non è l’unico che si è verificato in quel bagno del 17esimo distretto di Brooklyn. Il 20 aprile 1993, Danny Cook, che si trovava in cella per possesso di crack ed eroina, disse alle guardie di dover andare in bagno. Un poliziotto lo accompagnò e gli tolse una manetta dal polso. Cook si liberò, sfilò al poliziotto la pistola e gli sparò sul collo. Una collega, Mary Capotosto, entrò disarmata in bagno e non potè far altro che chiedere a Cook di mettere giù la pistola, ma quello le sparò in testa prima di suicidarsi. La Capotosto è rimstata in coma per parecchi giorni e ora fa la mamma a tempo pieno, perché dopo l’episodio la sua carriera e quella del suo collega sono finite.

Bravest’ versus Finest’
I coraggiosi contro i migliori, i pompieri contro i poliziotti si sono sfidati in una partita di hockey al Madison Square Garden. La partita tra i Bravest’ e i Finest’ mancava dalla città da 15 anni, perché ormai interessava più nessuno. Dopo l’11 settembre è tutta un’altra cosa e da partitella tra scapoli e ammogliatai si è trasformata nel match degli eroi, tanto che 18 mila e 500 persone sono andate al Garden di midtown. Hanno vinto i poliziotti due a zero.

C’è casa per te
Meg Ryan è di nuovo sul punto di vendere il suo appartamento di 7 stanze al dodicesimo piano di un palazzo al numero 1136 di Fifth Avenue. Era la casa che condivideva con l’ex marito Dennis Quaid. Dopo la separazione l’aveva messo sul mercato per oltre 7 milioni di dollari, e contemporaneamente aveva comprato due appartamenti downtown per 9 milioni di dollari. L’affare saltò a causa dell’11 settembre, ma – scrive il New York Post – Meg s’era tenuta in saccoccia l’ingente cauzione.

L’ultima magia di Houdini
Nel 1983 era sparito il busto del mago Harry Houdini dal cimitero di Cypress Hills, a Queens. Ora il busto è riapparso per puro caso. Una lite familiare culminata in una chiamata alla polizia ha fatto trovare al detective Tom Salvato la statua scolpita nel 1927, un anno dopo la morte del maestro. il busto era a casa di Stephen Chotowicky al numero 1007 della First Avenue di New Hide Park.