Camillo di Christian RoccaRE: NO SUBJECT di Christian Rocca & Luca Sofri

Caro Christian, come va laggiù? È vero che stanno tornando di moda le Pony – tra le scarpe da tennis più brutte della storia – come ho letto da qualche parte? Certo, il fatto che le usino Fred Durst dei Limp Bizkit e Enrique Iglesias non è proprio la rivelazione di una moda, ma so che hanno fatto una pubblicità con Pamela Anderson e alla Puma sono preoccupati. Notizie del campionato di calcio ne hai, ma volevo raccontarti il livello dei giornalisti sportivi italiani: un paio di domeniche fa nei collegamenti dagli spogliatoi, prima è apparsa una inviata che ha chiesto a Nedved cosa pensava del fatto che la Lazio si sarebbe venduta la partita con l’Inter, creando il panico e alcuni svenimenti tra i suoi capi in studio; poi, da Verona, un suo collega ha intervistato Moro del Milan mostrandosi avvolto in alcuni foulard del Chievo. Resta laggiù, che almeno è cominciato il campionato di baseball, e quella è gente seria. Vado a vedere se trovo le Tiglio Go-Scarpa di quando ero ragazzino, che magari tornano di moda.

Caro Luca, uozzamericandaun infine mi sono trasferito a New York. Starò qui for a couple of weeks che non vuol dire "un paio di settimane" ma "un periodo compreso tra le due settimane e l’eternità". Appena arrivato ho dovuto fare alcune commissioni. Primo: prendere un adattatore per la corrente, e con le linee elettriche che hanno in città ho capito perché i pompieri sono considerati eroi. Poi ho fatto un abbonamento a un telefonino americano e ora vado in giro con due cellulari, uno con la scheda italiana e l’altro con quella Usa che però appena esci dall’area di New York non funziona, ma-non-mel’avevano-detto-puttana-eva. Sembro un portoricano, specie nella Upper West Side dove tutte le ragazze somigliano a Gwyneth Paltrow, però se la tirano di più. A casa ho fatto mettere Road Runner, che è il nome del cartone animato che da noi si chiama Bip-bip. E’ un collegamento superveloce a Internet via cavo, e col cavo mi hanno dato anche quattrocento canali tv, tra cui Rai international. Felice come un bimbo ho comprato sei bottigliette di acqua Evian al supermercato qui sotto, me le hanno fatto pagare 21 dollari. Sono rimasto a casa a guardare Domenica In.

Caro Christian, sei un po’ il Bukowski del Duemila, devastato dal vizio e in preda all’autodistruzione. D’altra parte, da quando lo stesso Tom Waits ha rinnegato la mistica dell’ubriaco, non restano che l’acqua minerale e Mara Venier. Immagino che lo stesso Waits aspetti l’ispirazione guardando "Saranno famosi". Aspetta oggi, aspetta domani, alla fine si è rassegnato a fare uscire due cd di cose scritte gli anni scorsi per due opere teatrali. Una è "Alice", tratta da Lewis Carroll, e la prima canzone è meravigliosa. L’opera di Waits si divide, per suo stesso dire, in "canzoni romantiche e canzoni comiche". A me piacciono le prime, benché la storiografia attribuisca alle seconde, con i loro suoni fantastici e andamenti sbilenchi, la grandezza dell’artista. Forse sto invecchiando e mi piace assopirmi con la musica meno rumorosa, e infatti impazzisco per i Lambchop, che fanno canzoni da piano bar quando sono rimasti solo gli ubriachi e quelli delle pulizie. Ma in certi sprazzi giovanilistici mi piace molto anche la colonna sonora di "About a boy" di Badly Drawn Boy, che ricorda molto l’ottimo Elliott Smith. Comprateli, quando passi da Tower Records: per quando finisce Porta a Porta.

Caro Luca, lavoro molto e il mio inglese migliora. Tanto che ora riesco a fare figuracce in lingua. L’altro pomeriggio ero al Rockfeller center, nell’isolato dove si concentrano i tre capisaldi del pensiero occidentale, il negozio dei firefighters, quello della Nba e quello delle camicie Brook’s Brothers. Mi presentano una simpatica e carina. Parliamo, chiacchiere eccetera. A un certo punto mi avventuro in una discussione sugli Oscar, e le dico che secondo me il film più bello dell’anno è No man’s land che ha vinto il premio come miglior film straniero. Lei si incazza e mi dice che quel film non le piace per niente. Io cerco di argomentare, ma lei alza la voce e secondo lei l’unico bel film sulla guerra in Jugoslavia è Underground di Emir Kusturica. Hai presente, no? Quella cagata di uno che ha visto troppi film di Fellini. Io le dico dài è un filo serbo. E lei: "Can I tell you something?". Sure, le dico io. "I’m serbian". Ah, minchia, sorry, farfuglio io. Cambio discorso e le parlo di Black Hawk Down, bellissimo no? E la Somalia è lontanissima da Belgrado. "Well – mi fa lei – sono cresciuta a Mogadiscio". Bye Bye e sono corso a casa, dove mi sono fatto una pinta di un fantastico gelato al cioccolato belga con pezzi di Cheese Cake, marca (e ci credo) Godiva. In tv, c’era Paolo Limiti.

Caro Christian, la globalizzazione è una brutta bestia: una volta al massimo ti toccavano un paio di guerre mondiali, nella vita, se eri molto sfigato. Adesso uno riesce a partecipare a una dozzina di tragedie internazionali che non è ancora adulto. Quaggiù per fortuna, a parte Porta a Porta, va tutto abbastanza bene. La dimensione di tragedia internazionale con cui ho a che fare è che a giugno la mia fidanzata ha affittato una bellissima casa al mare senza televisione. Non che mi mancherà Paolo Limiti, ma tu sai cosa succede a giugno, vero? Se Totti è in forma gli concedo anche di andare in giro vestito come un pusher di Miami Vice, basta che ci risparmi la tragedia internazionale di due estati fa, con supplemento di crisi politica interna. Vado a misurare il televisore, per vedere se riesco a farlo stare in macchina con i bagagli e il coccodrillo gonfiabile gonfiato (me lo gonfia il benzinaio sotto casa, prima di partire, così risparmio il fiato).

Caro Luca, cioè mentre io sono qui al fronte (non al Fronte del Porto, stupido) – al fronte vero, quello della guerra al terrorismo – tu pensi alle vacanze e a Francesco Totti? Guarda che lo dico ad Oriana Fallaci, appena la incontro. Totti è fortissimo ma mi deve fare il piacere di imparare un’altra frase oltre a quella che sa già. Anyway, "è normale che", come direbbe Totti, al primo ascolto non mi sia piaciuto il disco di Neil Young, ma ora non riesco più a smettere di canticchiare "Are you a passionate?". A proposito di passioni, sai cosa è successo a Steven Seagal? E’ diventato buddista, giuro. Come Baggio e Richard Gere. E siccome si è appassionato un casino alla nuova religione, "è normale che" ha deciso di non fare più i film alla Van Damme, quelli in cui la sceneggiatura prevede un colpo di kick boxing ogni tre battute. "E’ normale che" i produttori gli abbiano chiesto 60 milioni di dollari di danni. Ma a Seagal che gli frega? Pensa una cosa zen nella sua villa con piscina, ed è a posto. Io "è normale che" in attesa di Tottigol, per il momento guardi Incantesimo.

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