Camillo di Christian RoccaVERSO LA FINE DEL CONDUTTORE UNICO

Milano. Non ci sarà bisogno né dei trenta euro né del sito web, la campagna nata sulle colonne di un piccolo giornale di opinione per disfarsi della televisione "bananiera e demagogica", cambiare i format ideologici dei talk show giornalistici e farla finita con il modello del Conduttore Unico delle Coscienze (CUdC) che fa imbonimento conformista e adunate piazzaiole è infine arrivata in Parlamento. Il 4 di giugno, il presidente della Commissione di Vigilanza Rai, il diessino Claudio Petruccioli, convocherà i parlamentari per discutere le regole degli approfondimenti giornalistici in tv, e la settimana successiva (11, 12 e 13 giugno) sfileranno i principali conduttori di talk show sia delle reti pubbliche e private. "Sono felicissimo dice al Foglio Bruno Vespa  E’ la prima volta che mi convocano davanti alla Commissione di Vigilanza. Ci sono stato soltanto nel 1991, ma da direttore del Tg1". Vespa non sa ancora, o non vuole dire, che cosa suggerirà ai commissari: "A domanda risponderò" dice.
In Commissione si discuterà anche la risoluzione di Mario Landolfi (An) che intende sostituire il CUdC con un doppio conduttore, per "evitare la liturgia di un sacerdote che dice la messa con voce univoca", ma la campagna contro i padroni dello schermo non era ispirata alla par condicio da misurare col bilancino, tanto meno al licenziamento politico di chi ha utilizzato la tv di Stato per fare propaganda anziché approfondimento.
Claudio Petruccioli spiega al Foglio il percorso che la discussione dovrà seguire. Si partirà dalla delibera sul pluralismo nell’informazione televisiva, approvata nel 1997 dalla Commissione di Vigilanza presieduta da Francesco Storace. Era un testo molto generale e condivisibile da tutti, tanto che fu votata all’unanimità. "Guardava dall’alto  dice Petruccioli  il panorama dell’informazione televisiva".
Quel testo sarà la base di partenza della discussione, che inizierà con una relazione di Petruccioli, continuerà con il dibattito tra i commissari e si chiuderà con un giro di consultazioni con i conduttori delle principali trasmissioni di approfondimento. "Gli inviti non sono stati ancora fatti – dice Petruccioli – e quindi la lista è ancora aperta ma l’esperienza ci dice che le trasmissioni che suscitano più polemiche sono quelle di Michele Santoro, Bruno Vespa, Enzo Biagi e aggiungiamoci anche Maurizio Costanzo perché pensiamo di dover estendere la nostra riflessione anche alla tv privata". Il tema del Conduttore Unico, aggiunge Petruccioli, sarà certamente argomento di dibattito, poi alla fine si tireranno le somme e "vedremo se la Commissione di Vigilanza deciderà di votare un testo diverso da quello del 1991".

Santoro abdica al ruolo
Anche Michele Santoro, cioè il modello realizzato di Conduttore Unico delle Coscienze, non vuole anticipare che cosa dirà in Commissione. Ma in una lunga intervista pubblicata ieri dal quotidiano Libero, sembra voler abdicare al ruolo: "La doppia conduzione non è un’idea sbagliata. Anzi è una mia vecchia idea". Ben scavato, vecchia talpa. Comunque, per informazione, la Cnn, per esempio, ha appena abbandonato la formula per il suo celeberrimo "Crossfire" che prevedeva due conduttori contrapposti. Ora il nuovo "Crossfire", non amato dalla critica televisiva americana, prevede addirittura "il conduttore quadruplo", cioè due host apertamente democratici contrapposti a due dichiaratamente repubblicani, e in mezzo due spauriti ospiti che spesso non riescono a parlare. Resiste lo show di "Hannity & Colmes" su FoxNews, il principale canale via cavo d’America, ma la coppia non è paritaria, lì il peso del conduttore "conservative" è decisamente superiore a quello del giornalista democratico. Comunque nel mondo civilizzato un format da "padrone dello schermo", all’italiana, non esiste e non esisterà mai. E’ probabile che il suo tramonto non sia così lontano.

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