Camillo di Christian RoccaNeil Young l'ha fatto apposta

La mia versione è questa. Neil Young lo ha fatto apposta. Ha scritto una brutta canzone, per scelta. Non c’è altra spiegazione. "Let’s roll" non è piaciuta a nessuno. "Let’s Roll" è la canzone che ha scritto per i passeggeri di quel volo 93 che l’11 settembre si schiantò su un campo della Pennsylvania anziché sulla Casa Bianca. C’è da fare una distinzione tra la musica e il testo. Seguitemi nel ragionamento. E’ fuori discussione che Neil Young abbia composto alcune delle melodie più belle nella storia del rock. D’accordo, ha sbagliato anche molti dischi. Ma "Are you passionate?", il suo ultimo cd, quello che contiene "Let’s roll", è un bel disco. Uno di quelli riusciti, pieno di belle canzoni, un paio bellissime. Certo, alcune sono così così. Ma una sola canzone è brutta. Guarda caso, quella cui Neil teneva di più. Come lo spiegate che gli sia venuta male proprio "Let’s roll"? Lo ha fatto apposta, dico io. Non poteva scrivere un motivetto da fischiettare sotto la doccia, non se l’è sentita di comporre un ritornello da cantare in riva al mare. Saranno canzonette finché si vuole, ma l’11 settembre non è roba da girotondi. "Let’s roll" non sembra neanche una canzone, con quel fastidioso squillo di telefono all’inizio e una melodia irritante. Sembra un notiziario della Cnn, piuttosto. Neil non canta, parla. E’ monocorde. Racconta senza fronzoli gli ultimi minuti di vita di uno dei passeggeri di quel volo, l’uomo che ha guidato la rivolta contro i terroristi. Todd Beamer. Al telefono la moglie gli spiegò che cosa era successo alle Torri. Lui capì e disse: "Let’s roll", "andiamo a fare il nostro dovere". La musica è scarna, povera, ma il testo è asciutto, efficace: <Uno sta sul corridoio, altri due sono sulla porta, dobbiamo entrare lì dentro prima che ne uccidano degli altri. Il tempo sta scadendo, andiamo a fare il nostro dovere. Non c’è tempo per l’indecisione, dobbiamo muoverci, speriamo che qualcuno ci perdoni per quello che dovremo fare. Non capirò mai perché tutto questo è cominciato, intanto spero che qualcuno sia in grado di guidare questo aereo>. Neil canta senza strizzare l’occhio, senza ammiccamenti commerciali. Canta a ciglio asciutto il gesto eroico di chi si è immolato senza balle ideologiche sul martirio, né promesse di 41 vergini. Senza alcuna ricompensa se non quella di aver fatto la cosa giusta: <Nessuno ha la risposta, ma una cosa è certa, devi affrontare il male quanto ti attacca. Devi abbatterlo, e se si nasconde devi andare a cercarlo, mai far finta di niente. Andiamo a fare il nostro dovere per la libertà, e per l’amore. Andiamo a prendere Satana sulle ali di una colomba. Andiamo a fare il nostro dovere per la Giustizia, per la Verità e non lasciamo che i nostri figli vivano l’adolescenza con paura>.
Banale? Forse, ma Neil è stufo di quelli che odiano l’America; è stanco di doversi scusare di essere americano (anche se lui in realtà è canadese). Cominciò nel 1980, con "Hawks and Doves", Falchi e Colombe, canzone che raccontava la vicenda degli ostaggi americani a Teheran e accusava di incapacità Jimmy Carter. Poi è stato un crescendo di patriottismo, fino a diventare fan di Ronald Reagan. Gli amici sostengono che Neil è sempre il ragazzaccio di una volta. Stare con Reagan esaltava il suo anticonformismo. Un altro disco, "Old ways", inneggiava alle origini, alle tradizioni, alla famiglia. Ecco, la famiglia. Neil ha una vicenda privata dolorosissima. Dalla prima moglie ha avuto un figlio spastico, Zeke. Da Pegi, con cui vive da oltre venti anni a Broken Arrow, un ranch nella California meridionale, ha avuto Ben. Ben è immobilizzato. Muove soltanto la testa da destra a sinistra e non parla. Neil gli ha costruito una sedia a rotelle con un motore che si aziona con il semplice movimento del capo. Da allora Neil pensa alla sua famiglia, ai suoi figli (e alla sua fondazione per bambini handicappati). Per due anni, tra il 1980 e l’82, non è mai uscito di casa, 14 ore al giorno di terapia. Le canzoni, anche le ultime, parlano di loro. Quando scrisse "Transformer man", che raccontava di una persona che "guida lo show con il telecomando" e che "si muove spingendo un bottone" i critici e i fan non capirono. Bocciarono la canzone, che peraltro come Let’s Roll era affatto orecchiabile. Quel Transformer man "che lo elettrizzava quando ogni mattina lo guardava negli occhi" era suo figlio Ben.
Neil ha anche due figlie, Astrid e Amber Jean. La prima canzone di "Are you passionate?" parla di Amber Jean. Si intitola "You’re my girl", descrive l’orgoglio, l’emozione e la paura di un padre, la cui figlia lascia per la prima volta casa per andare all’università. Un paio di canzoni ("Quit, don’t say you love me", e "She’s a healer") sono dedicate a Pegi. Le più belle sono "Mr. Disappointment", signora delusione, "Are you Passionate?" e soprattutto "Two old friends". I due vecchi amici del titolo sono un predicatore, che è Neil stesso, e Dio. Neil chiede di mostrargli <la via per non vedere più il Male, per non ascoltarlo, per evitare che il suo cuore venga ferito>. Il cielo sul Golden Gate si fa grigio, poi piove. I due amici si salutano, dopo essersi detti che c’è da avere fede nel modo in cui le cose sono e nel modo in cui possono cambiare. Come sul volo 93, l’11 settembre 2001.
Christian Rocca

Altri dischi
Jack Johnson, "Brushfire Fairytales" (Enjoy-Records). Voce e chitarra acustica, come il Neil Young di una volta ma con una voce più calda. Poi basso e percussioni, che quasi non si sentono. Jack Johnson, cantante-surfista delle Hawaii, ha un nome un po’ troppo comune per avere successo, ma se lo ascoltate non ne potrete più fare a meno.

Darden Smith, "Sunflower" (Dualtone). La sua è musica country, però pop. Ballate folk però gioviali. Smith è un Neil Young più leggero, le canzonette di "Sunflower" sono allegre, buone come sostitutivo di pillole antidepressive.

Paul Westerberg "Stereo" (Vagrant Records). Era il cantante dei Replacements, band alternative country di culto. Sono due cd, il primo non è un granché. Il secondo, con Paul e la sua chitarra, è strepitoso. Lui sembra un Tom Waits sobrio che fa cover degli Oasis.

Eleni Mandell "Snakebite" (Space Baby). E’ l’ultimissimo disco di una sconosciuta cantante di Los Angeles. Le canzoni di Mandell potrebbe cantarle Neil Young, qualcuna anche Tom Waits. La Mandell è una P. J. Harvey più country, una Susanne Vega meno glamour.