Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 17 settembre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, lunedì 16 settembre,
era costruita intorno alla "Strage dei clandestini"
a pochi metri dalla costa siciliana. Rep. scrive che ci sarebbero
"polemiche sulla Bossi-Fini", notizia, quest’ultima,
che non si trova sugli altri grandi giornali. A leggere bene,
la polemica non c’è neanche su Rep. Riassumiamo. Una "carretta
del mare" s’è incagliata sugli scogli vicino Porto
Empedocle, e quattordici immigrati liberiani sono morti annegati.
La legge Bossi-Fini, in vigore da pochi giorni, non regolamenta
né maree né temporali. Giorgio Bocca, correttamente,
scrive: "Dalle confuse testimonianze dei superstiti pare
che sotto la pioggia e la grandine ci sia stato un improvviso
sbandamento e la carretta sia finita su uno scoglio". Un
improvviso sbandamento, dunque. Qualche riga più in là
però Bocca si ravvede, e se la prende con la legge Bossi-Fini:
"Il guaio è che per sfuggire a queste pene i mercanti
di morte preferiscono affondare il carico di vite umane".
Ecco dove sta la polemica, e di chi è la colpa. Quei poveri
liberiani li ha ammazzati il Berlusca, colpevole di concorso
esterno in affondamento di carretta di mare. Perché sia
chiaro, ripetiamo: Rep. titola su "polemiche sulla Bossi-Fini"
a proposito di un incidente in mare, e il commento di uno dei
suoi più autorevoli editorialisti lascia intendere che
"i negrieri" avrebbero preferito "affondare il
carico di vite umane" pur di sfuggire alla legge voluta
dal Cav.
Rep. esce da queste miserie grazie a Miriam Mafai. Il suo articolo
però è mal titolato: "Il fantasma del ’68".
La prima riga dice subito che: "No, non è il ’68".
Si parla, ovvio, dei girotondi. Alla Mafai piacciono, anche se
non è entusiasta. La passione dei manifestanti di Piazza
S. Giovanni è una bella cosa e non va delusa ma, tra parentesi,
Mafai scrive una notizia che Rep. non hai mai dato: "Perché
non dirlo? I pullman arrivati a Roma dalla Puglia come dal Veneto
o dall’Umbria come dalla Toscana sono stati organizzati in massima
parte nelle sezioni di partito e nelle Case del Popolo".
Già, perché non dirlo?
A Concita De Gregorio (Conc.), prima firma della sinistra marcondirondello,
ovvio, non lo chiediamo. Però spiace che ieri non abbia
scritto. Domenica aveva deliziato i fan cominciando così
il suo articolo: "Per me un latte macchiato. Sono le dieci
e mezza del mattino e Chiara, che sta al banco del bar Mario
di via Valla, mette il latte a scaldare. Così vedi che
gira gira in tondo si torna qui, al latte macchiato al bar".
Conc. ha raccontato la prima colazione di Nanni Moretti, e il
paese le sarà sempre grato. Ma c’è un piccolo giallo:
un boxino intorno al suo articolo diceva che Nanni s’era fatto
"un cappuccino". Un latte macchiato o un cappuccino?
Urge spiegazione o rettifica o almeno smentita.
Come quella che ha dovuto fare, e sono quattro, il povero Antonello
Caporale (Cap.), nella sua peggior settimana da quando fa questo
mestiere. Non erano bastate la smentita di Michele Santoro, e
poi quella di Roberto Calderoli, e venerdì quella di un
esponente della società civile molisana. Sabato gli è
capitata un altra bella sfiga: Rep. ha pubblicato un’intervista
a Filippo Mancuso, all’interno della rubrica "Senza Rete"
che solitamente è sua, ma sabato, senza nessuna spiegazione,
oltre alla rete mancava anche la firma. L’idea che Cap. non avesse
firmato per evitare una smentita di Mancuso è tramontata
il giorno dopo, domenica, quando nel posto deputato a ospitare
le smentite ai suoi articoli sono comparse sei righe a proposito
di un "errore tecnico" a causa del quale il giorno
prima la firma di Cap. era saltata.
Poi c’è la politica. Qualche giorno fa avevamo notato
la virtualità del dibattito politico intorno a formulette
che i leader dei partiti lanciano dalle colonne di Rep. Due settimane
fa Piero Fassino aveva proposto "una cabina di regia"
dell’Ulivo, la settimana dopo Giuliano Amato aveva chiesto un
"presidium". I redattori di Rep. si erano confusi,
e messo in bocca ad Amato la proposta Fassino. Ieri Rutelli ha
lanciato l’idea di una "federazione", ed è successo
il patatrac. Fassino, intervistato, propende sempre per la cabina
di regia, mentre Amato, per quanto con le palle piene, preferisce
ancora "il presidium". C’è confusione, d’accordo.
Per fare chiarezza, Rep. ha pubblicato un tabella con le varie
posizioni, ma ai Ds di Fassino, porca la miseria, è stata
affibbiata l’idea della "federazione" di Rutelli. E
la cabina di regia ha fatto la fine del latte macchiato. (continua)