Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 18 settembre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 17 settembre, aveva
la notizia della lettera dell’ambasciatore di Saddam Hussein
alle Nazioni Unite: "Iraq, sì agli ispettori Onu".
Rep. e il Corriere della Sera hanno dato la notizia con grande
evidenza, e questo spiega perché sono i due quotidiani
più importanti. Gli altri, con l’eccezione del Giornale
(che però l’ha sottovalutata), non ci sono riusciti perché
l’informazione è arrivata quando le pagine erano già
in tipografia. Ottimo, nonostante l’insopportabile uso dei "titoli
con la virgola". A Rep. ne vanno pazzi. Spieghiamo: i titoli
con la virgola sono una delle manifestazioni più evidenti
del giornalese, lo strano e polveroso linguaggio usato dai giornalisti
in luogo dell’italiano corrente. Così capita che Rep.
invece di titolare "L’Iraq accetta gli ispettori dell’Onu",
oppure "Saddam dice sì agli ispettori Onu",
preferisca usare il titolo con la virgola, e cioè: "Iraq,
sì agli ispettori Onu". I titoli di questo tipo si
fanno per pigrizia, senza sforzo e con la mano sinistra. Una
o due volte può scappare (ieri anche a noi: "Cronisti,
erano lì per lavoro o per impegno? Dipende"), ma
a Rep. è una mania. Solo ieri, che tra l’altro era una
giornata buona, c’erano: "D’Amato, subito un incontro con
Berlusconi"; "D’Amato, pressing su Berlusconi";
"Immigrati, lo stop di Bossi"; "Girotondi, nascono
120 comitati"; "Federalismo, Bossi rilancia";
"Cirami, guerra di emendamenti"; "Iraq, se gli
Usa convincono l’Europa"; "Svezia, welfare e tasse
alte"; "Potenza, mazzette sull’oleodotto"; "Privacy,
sì alle telecamere"; "Incidenti, tragico weekend";
"Tg3, weekend oltre i 3 milioni"; "Cina, veleno
nelle merendine"; "Moscerini, sorpresa in laboratorio";
"Fiat, nuovo cambio al vertice"; "Tabacchi, corsa
all’acquisto"; "Wind, meno perdite"; "Autostrade,
il nodo delle tariffe"; "Roma, serata ad alto rischio";
"Berlusconi, complimenti ad Ancelotti"; "Inter,
meglio evitare sorprese". Titoli, Rep. please cambia.
Poi c’è l’Iraq. Il Corsera ha un inviato a Baghdad, mentre
Rep. no. Nei giorni scorsi è stata messa una toppa traducendo
articoli della Washington Post. Rep. avrà un problema
con i visti all’ambasciata irachena, ma si deve dare una mossa
perché ora a Baghdad, oltre al Corriere, c’è anche
l’Avvenire e tra un po’ all’inviato di Rep., se mai giungerà
a destinazione, non resterà niente da scrivere.
Ieri in prima pagina, oltre a un articolo di Adriano Sofri sullo
sciopero dell’ora d’aria in carcere, c’era un bel servizio di
Maria Stella Conte su una donna che dopo essersi sottoposta a
un test del Cnr ha scoperto che morirà d’infarto entro
il 2012. Interessante anche l’articolo di James Rubin, ex sottosegretario
di Bill Clinton, che spiega i quattro filoni tradizionali della
politica estera americana. Tra le altre cose belle di ieri c’era
anche un ritratto di Amram Mitzna, il sindaco di Haifa considerato
l’unica speranza della sinistra israeliana, nonostante ­
scrive Bernardo Valli ­ abbia un programma "vago e vasto"
e non sia "un personaggio carismatico". Non era male,
e meritava più spazio, l’articoletto su un’associazione
musulmana che ha chiesto al governo di togliere da scuole e ospedali
i crocifissi, definiti "una macabra raffigurazione del cadavere
in miniatura". Rep. è sempre e giustamente in prima
linea quando c’è qualcuno che invoca impronte del naso
e dei piedi, ma in questo caso ha minimizzato, impaginando la
notizia assieme a un servizio sull’omosessualità dei moscerini.

Il recensore di Rep. si astiene dal commentare l’articolo di
Piero Colaprico, ex manipulitista oggi scrittore, perché
nonostante una lettura attenta e ripetuta (4 volte), non ha capito
nulla di quello che Colaprico intendesse dire. Anche Michele
Serra era oscuro assai. Alberto Asor Rosa, invece, era comprensibile
a metà. Giudicate voi (parla dei girotondi e dei partiti):
"Siamo di fronte a soggetti politici diversi che fanno politica
in modo diverso, muovendosi su terreni prevalentemente diversi
ma talvolta sugli stessissimi terreni". Diversi o stessissimi?
Più in là: "Con vocazioni distinte e persino
in certi momenti antitetiche". Quindi antitetiche, ok. Macché:
"I soggetti individuali che li tengono in vita sono, come
ho già detto, in gran parte gli stessi".
Infine, le rubriche fisse. Sebastiano Messina, finalmente, ha
scritto un "Bonsai" diverso o almeno non stessissimo.
Ieri non se l’è presa con il Berlusca ma con i dirigenti
dell’Ulivo, i quali rimandano la scelta del leader da contrapporre
al Cav. Ottima, come spesso capita, Alessandra Longo. La sua
rubrica "Belpaese" ha difeso la scelta di Rifondazione
di accettare un sexy shop tra gli sponsor della Festa di partito.
L’argomento della Longo è inoppugnabile, un esempio di
inchiesta vecchio stile: "Ha un’ottima scelta di titoli
hard". Imperdibile la rubrica delle lettere a Corrado Augias.
Sette lettori si sono lamentati che in piazza, sabato, ci fosse
"un milione di persone, ma non in tv". Nessuno si è
lamentato che in tv, quella sera, ci fosse il Premio Campiello
con Corrado Augias. (continua)