Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 19 settembre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 18 settembre, era
dedicata al "no di Bush a Saddam". In realtà
il presidente americano non ha detto nessun no all’Iraq, semplicemente
non si fida delle aperture del rais. In pagina c’è un
interessante "retroscena" di Magdi Allam, il quale
svela che dietro la decisione irachena di accettare gli ispettori
Onu si nasconde un’iniziativa diplomatica di Hosni Mubarak. Prematuro,
però, il giudizio con il quale Allam comincia l’articolo:
"E’ stata una accorata lettera del presidente egiziano a
disinnescare la crisi". Che la crisi sia nient’affatto "disinnescata"
lo spiega Vittorio Zucconi (Zuc.), il quale commenta a modo suo
"la trappola di Baghdad". Quella di Zucconi è
scrittura creativa, ma la smania di stupire con effetti speciali
non gli giova. Ieri, per esempio ha scritto: "In pubblico,
Powell licenzia la lettera all’Onu come il solito trucco già
visto. In privato, gli uomini di Bush definiscono la tattica
del dittatore di Baghdad come il gioco di Charlie Brown, il crudele
scherzo della Lucy dispettosa che mostra il pallone e poi lo
sfila puntualmente dai piedi di Charlie Brown". Tutto questo
ambaradan di cartoni animati per dire che sia in pubblico sia
in privato Bush dice la stessa cosa ("la stessissima",
direbbe Asor Rosa).
In prima pagina c’è anche una bella intervista, tradotta
dal Guardian, a Christopher Reeve, l’ex Superman ora paralizzato.
Reeve critica le scelte di Bush e del Vaticano contrarie alla
ricerca sulle cellule staminali, e dice che presto tornerà
a camminare. (Il suo medico, domenica, aveva spiegato al Corriere
"come ci riuscirà").
A pagina 7 un titolo dice: "Iraq, i dubbi della maggioranza".
Nell’articolo non ce n’è traccia, si parla piuttosto di
divisioni interne al centrosinistra. Più sotto c’è
un altro titolo: "Chirac: Ora l’intervento è escluso".
Nell’articolo Chirac non è mai citato, tanto meno esclude
qualcosa. Accanto c’è un box con tre piccole fotografie,
una di Blair, una di Prodi e una di Chirac. Sotto l’immagine
del presidente francese c’è questa frase: "Dobbiamo
prendere in parola Saddam, andare a vedere le sue carte. Gli
ispettori compiano la loro missione in Iraq". Pare dunque,
escluso che Chirac abbia detto quello che Rep. gli attribuisce
nel titolo.
Rep. è un grande giornale, e i grandi giornali se serve
sanno fare autocritica. Ieri, per esempio, tre articoli hanno
smontato le tesi ufficiali del giornale. Umberto Eco ha detto
(a pagina 10, però) che "girare in tondo fa bene
alla sinistra" ma "il guaio è che non fa male
a Berlusconi". Michele Serra, invece, con molti giri di
parole, suggerisce che forse non è più il caso
che i girotondi si continuino a chiamare così. L’articolo
più bello è di Giovanna Zincone. Scrive che "questo
governo ha sufficienti responsabilità reali, non c’è
bisogno che gliene diamo qualcuna in più". Spiega
la Zincone: "Non mi pare il caso di addossare a questo governo
anche la responsabilità dei 15 clandestini morti () tragedie
di questo tipo si verificano in tutto il mondo () Si sono verificate
anche quando vigeva la legge Turco-Napolitano () che prevedeva
già pene molto severe per i trasportatori". La Zincone
ce l’ha con un articolo di Giorgio Bocca: "Quindi se è
stato il timore delle pene ­ come alcuni sostengono ­
a indurre i trasportatori a liberarsi dei clandestini, questo
timore doveva esserci già prima e la colpa va retrodatata".

Le pagine degli spettacoli sono sempre sulle barricate. Ma la
gemma si trova a pagina 43: "Il fenomeno irrompe sorgendo,
repentino e magnifico nella sua camicia scura ben scoperta sul
petto"; "c’è stato perfino il tempo di uno svenimento
vecchio stile, come all’epoca dei Beatles"; "di donne
ce ne saranno 300, e sono solo le prime eroiche componenti della
marea di ammiratrici"; "le poche centinaia di vincenti
sembrano milioni, aggrovigliate, accampate, arrampicate su ogni
scaffale, tutte ammassate per lui in un’ansante follia d’amore";
"ha la desiderabilità dell’accessibile, l’emozione
impudica e perfetta del vero, il fascino suadente della normalità
di un autentico ragazzo italiano. Qualcosa di prendibile e di
atteso che potrebbe rammentare il volto giovane di un Mastroianni
(per la dolcezza dimessa e sensuale, sottilmente passiva) e quello
di un Volonté (per l’asciuttezza e il gioco versatile
dei ruoli)"; "presta la sua dinamica di sopracciglia
scure e la sua voce ammaliante per venature roche"; "giovani
e soprattutto giovanissime, armate di macchine fotografiche,
seminude per il caldo, scollate, esibite, con gli ombelichi al
vento imposti dalla moda e un’esaltazione indomabile che le trascina
tutte, senza criterio né pudori. Gridano il suo nome,
piangono lacrime vere, implorano autografi e baci, applaudono
ogni sua parola non lesinano inviti osceni (Ti prego! La cerniera!
Mostraci il lato migliore!, urla sfrenata una bionda), sopportano
sudate e beate lo spazio senza ossigeno, fremono erotizzate in
massa dai suoi sorrisi irresistibili". Tranquilli, non c’è
traccia di "latte macchiato", non può essere
Concita De Gregorio su Nanni Moretti. L’austera cronista è
Leonetta Bentivoglio su Stefano Accorsi e la sua cerniera. (continua)