Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 26 settembre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 25 settembre si apriva
con "Blair, ecco le prove su Saddam". L’altra grande
notizia è il rinvio di due anni del pareggio di bilancio
deciso dall’Europa. Il governo per mesi ha parlato di questa
possibilità, ma Rep. l’ha sempre giudicata vergognosa,
imbarazzante, antieuropea, bananiera eccetera. Ora che a Bruxelles
hanno scelto quella strada, Rep. fa finta di niente e titola:
"Il realismo dell’Europa". Massimo Giannini, al quale
risparmiamo la recensione dei suoi articoli sull’argomento, ieri
ha scritto che "quella che arriva da Bruxelles è
prima di tutto una novità positiva per l’Europa",
salvo ovviamente concludere che la colpa è comunque di
quel mascalzone di Berlusconi. Il Cav., ieri, è stato
bastonato mica male. La cosa va raccontata per bene, al costo
di sacrificare per un giorno i titoli sballati, il pauperismo
di Serra, il bell’incipit e gli effetti speciali di Vittorio
Zucconi, Miriam Mafai, Locaputo e finanche la familiarità
di Concita De Gregorio con Philip K. Dick, chiamato amichevolmente
"Phil".
Dunque, il Berlusca. Due intere pagine sono dedicate al nuovo
libro di Giorgio Bocca (Boc.), "Piccolo Cesare". Va
da sé che il Piccolo Cesare sia il Berlusca. Rep. ha la
bella idea di far commentare il libro a Boc. medesimo e a Giovanni
Sartori (Prof.). La battagliera Simonetta Fiori introduce dicendo
che i due intellettuali sono "liquidati con l’epiteto di
apocalittici dalla pubblicistica ostile", cioè da
Pierluigi Battista della Stampa, d’ora in poi autorizzato a presentarsi
"mr. Pubblicistica Ostile". Pare che i due non ne siano
affatto "intimiditi". E sapete perché? Ecco,
lo dice il Prof.: "Ho due case, una a New York e l’altra
a Roma: per rompere le scatole meglio". Nessuno ha chiamato
i vigili urbani, così il colloquio è proseguito.
E ne è venuto fuori un dialogo sugli abominii dell’Italia
del Cav. ma anche una straordinaria stroncatura del libro di
Boc. Già sul titolo, il Prof. ha da ridire: "Berlusconi
lo troverà un po’ riduttivo". E poi, alla prima frescaccia
di Boc.: "No, non userei questa espressione. Berlusconi
non ha bisogno di essere un dittatore". Nel libro, ovvio,
si parla di regime, ma il Prof. avverte: "Un regime sì,
su questo termine concordo, purché non lo si confonda
con fascismo, che è un’altra faccenda. Scusa se sono pignolo".

Il Prof. è davvero pignolo, e quando Boc. insiste, lui
risponde: "Quello berlusconiano non è regime dittatoriale,
in quanto ancora non ha modificato in senso autoritario i principi
della Costituzione". Boc. è un cuneese testardo:
"Mussolini s’impadronì dei giornali". E il Prof.,
pignolissimo: "No, l’analogia non mi persuade". Boc.,
indignato: "Il rischio è la bancarotta". Il
Prof., ormai lo sappiamo, ha due case, una a Roma e una a New
York, e quindi si mette lì a rompere le palle che è
un piacere: "Non siamo in Argentina, ma non ne siamo lontanissimi".
Boc., stremato, dice che "Berlusconi non sarebbe stato possibile
senza quest’onda di neoliberismo". Il Prof., severo: "No,
vedi, questa è la tesi del tuo libro che meno mi persuade".
Boc. capisce che la pubblicità al libro è andata
a puttane e così passa a Rep. un’anticipazione dell’opera,
il suo primo incontro con Berlusca. Un odio, per così
dire, alla prima forchettata: "Mi invita a una colazione
di tipo manageriale, vale a dire un pasto in cui all’ospite non
si chiede neppure cosa gli piacerebbe, gli si rifila il filetto
ai ferri con verdura bollita". Il capitolo parla degli anni
di Milano 2, quella "periferia milanese truccata da Hollywood".
Sulla forchettata non è intervenuta Natalia Aspesi, aedo
della new town. (continua)

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