Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 28 settembre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 27 settembre, era
di quelle che viene voglia di non uscire più di casa.
"Crollano le entrate fiscali", e vabbé. "Un
disastro l’autotassazione", e passi quest’altro titolo gridato.
Poi però: "Carcere duro anche per schiavisti e terroristi",
e finanche un "terremoto nell’antimafia". Prima di
girare pagina ci sono un bel "dietrofront sui crocifissi"
e le ultime news sull’Aids. Quindi una "rivolta di Comuni
e Regioni", "un taglio di circa 30 mila posti letto"
e una "tregua" però "armata" sul Mezzogiorno
dove pare che Marzano ottenga "lo stop al fondo". Boh.

A pagina tre, e sempre restando ai titoli, c’è uno "strangolamento
finanziario" denunciato dal sindaco di Firenze che va "all’attacco
del governo", mentre Francesco Storace, ormai buonista,
chiede "sacrifici per tutti" in cambio di "una
parte dell’Iva". Infine, "gelo tra An e i centristi",
Fini che "perde un round", il federalismo che "muore",
un "flop delle entrate" che per di più si "aggrava",
una "forte caduta dell’Irpeg", "flessioni"
varie e "dati in negativo" a schiovere. All’estero
non stanno meglio: "Berlino e Parigi sono a rischio"
e ci sono anche "timori sul pareggio nel 2006". Il
mondo è un disastro, ma il giornalismo di Rep. non è
messo benissimo, così ansiogeno e para-pulp. Il paradosso
è che il titolo più sereno risulta essere "Jet
americani e inglesi bombardano l’aeroporto di Bassora" che
suona come il rassicurante squillo di tromba del Settimo Cavalleggeri.

Tra i commenti è molto interessante quello di Lord Ralf
Dahrendorf, nonostante lasci un po’ a desiderare la frase "l’immigrazione
è un grande complimento ai paesi scelti dai migranti come
destinazione finale" ("compliment" sarebbe stato
meglio tradurlo con "omaggio").
A pagina 7 Rep. fa sapere che "Ciampi frena Bush e Berlusconi".
Ora, passi che il capo dello Stato abbia fatto un lisciabusso
al Cav., ma che abbia fermato anche Bush ­ cari amici del
desk di Rep. ­ non vi pare esagerato? Lì accanto,
un boxino dice: "Ulivo, accordo sul no alle armi".
La faccenda è più complicata, come spiega l’articolo.
"La mediazione non è stata indolore", e il segretario
dei Ds ne ha "le scatole piene". Ugo Intini "non
esclude a priori la guerra, sempre e comunque" e il verde
Paolo Cento conclude che "se il senso della mozione comune
è questo, siamo punto e a capo".
Alla crisi irachena, Rep. dedica un paio di pagine. Certo, a
differenza della Stampa, qui non c’è l’importante intervista
a Condoleezza Rice tradotta dalla televisione pubblica americana
Pbs, ma nel suo piccolo Rep. ha un articolo mica male. La Germania
di Gerhard Schroeder e Joschka Fischer, celebrata da mezzo mondo
come il baluardo occidentale contro l’imperialismo americano,
ieri ha cambiato idea. Fischer ha detto che "studierà
attentamente" le prove di Bush, mentre Schroeder avrebbe
deciso di "partecipare con importanti contingenti alla forza
internazionale che dovrà presidiare l’Iraq dopo la caduta
di Saddam". Bravo Andrea Tarquini e brava Rep., anche se
visti i titoloni dei giorni scorsi, la svolta tedesca avrebbe
meritato molto più spazio. Ma meglio così che il
poco o niente degli altri giornali (compreso il Fogliuzzo).
Ieri Rep. aveva un articolo molto bello e molto importante. E’
un reportage da Teheran di Vanna Vannuccini che racconta i sentimenti
filo occidentali della società iraniana e la lotta parlamentare
del presidente Mohammad Khatami contro il potere assoluto delle
autorità religiose. Scrive la Vannuccini che "l’Islam
politico ­ il modello esplosivo di costumi e di identità
che Khomeini inventò nel 1979 e che doveva essere esportato
in tutti i paesi musulmani – è morto". L’articolo
è a pagina 18, nella sezione Mondo, ma sarebbe stato meglio
impaginarlo accanto alle notizie sulla crisi irachena (a proposito,
dove sono finiti Guido Locaputo, il visionario di Conversano,
e Pietro Veronese, l’inviato di Rep. a Baghdad?).
Le pagine sulla Giustizia sono sempre quelle che ti aspetti.
Liana Milella racconta come l’emendamento alla legge Cirami presentato
dalla maggioranza non sia piaciuto a Ciampi: "E’ un niet
del Colle".
Rep. ha questa mania. Ogni santo giorno deve mettere in bocca
al capo dello Stato qualcosina contro il Cav., una frase puntuta,
un’accusina di incostituzionalità, un bel diniego, un
severo monito, un chiaro invito, pressioni varie e compagnia
bella. Ieri, questa: "L’invito garbato poteva essere solo
uno. Riassumibile così: ‘Il testo non va bene. Dovete
riscriverlo’ ". Attilio Bolzoni e Francesco Viviano scooppano,
insieme con il Corriere però, dànno cioè
la notizia delle dimissioni di alcuni pm palermitani incavolati
perché non gli è stata affidata la gestione di
un nuovo pentito di mafia.
Pungente l’articolo di Claudio Rinaldi, fin dal titolo un invito
alla sinistra ad andare "a lezione dal Cavaliere per battere
il Polo". Imperdibile Natalia Aspesi in visita alla maison
Prada. La Aspesi più che dai vestiti è rimasta
colpita "dalle caste mani degli assistenti" di Miuccia:
"Quel tipo di giovanotto etereo e vestito di nero che vive
solo per la moda e non ha, almeno in questi momenti cruciali,
altri pensieri che il dramma di una maglietta". Questo sì,
che è dire una cosa di sinistra. (continua)

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