Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 3 settembre 2002

Recensione
del numero di Repubblica in edicola ieri
La prima pagina di Repubblica (Rep.) contiene una punzecchiatura
al Corriere della Sera. Da mercoledì, a soli 4 euro e
90 centesimi in più, con Rep. si potrà acquistare
Il deserto dei Tartari, libro ispirato agli anni che Dino Buzzati
trascorse dentro la fortezza di Via Solferino. Rep. sceglie di
aprire il giornale non con una notizia, ma con una previsione.
Scrive che Prodi si appellerà a Putin a proposito di un
non meglio precisato "Protocollo di Kyoto". Un box
a pagina 6 ricorda che a Johannesburg arriverà anche Berlusconi.
Nessuna previsione, però. Sarebbe impossibile.
Le storie principali del giorno sono due. Entrambe ben richiamate
in prima pagina. "Governo a caccia di 30 miliardi"
e "Nuovo Ulivo, un coro di sì per Fassino".
Andiamo con ordine. Il primo titolo è spiegato con una
eccessiva dose di giornalese: "Finanziaria al via",
"Nel mirino anche le pensioni", "Sindacati sul
piede di guerra". Pare anche che un oscuro "contributivo"
rischi di "essere esteso a tutti". La storia è
corredata da una bella grafica colorata sulle previsioni di crescita
del pil, così bella che è ripetuta pari pari a
pagina 2 (però in bianco e nero). Gli articoli si trovano
nelle due pagine successive. "Nel mirino" (di nuovo)
della Finanziaria ci sono "anche le pensioni". In ballo
c’è anche una "battaglia delle Authority", "ma
la maggioranza è spaccata" anche se "entro novembre
Palazzo Chigi vuole rimettere mano al settore". Secondo
Franco Bassanini "vogliono azzerare il pubblico impiego".
Non solo ­ sostiene un sommario dell’intervista ­ i berluscones
hanno un "obiettivo" che, addirittura, sarebbe quello
di "ridurre la qualità, demotivare il personale,
dalla scuola, alla sanità, all’esercito". Con spirito
bipartisan si dà spazio al ministro Alemanno, il quale
però "polemizza con Maroni e Frattini". Insomma,
gli scenari sono da tregenda. "E’ già autunno caldo"
e "i sindacati preparano lo scontro" e finanche l’unica
manchette pubblicitaria della pagina è pulp: il nuovo
disco dei Coldplay, il cui titolo è "A rush of blood
to the head", un fiotto di sangue alla testa. A fronte di
questi allarmi, Rep. dà correttamente notizia, con grafico,
che il rapporto tra il deficit e il pil italiano è migliore
dei dati tedeschi, francesi e portoghesi. Le pagine si chiudono
con "La proposta" di Fausto Bertinotti: "Un anno
di blocco per le tariffe". Come si dice, una proposta del
Cav.
Poi c’è la politica, nel senso stretto. Domenica Rep.
aveva pubblicato una lettera di Piero Fassino. Oggi è
il giorno dei "molti sì a Fassino". Ed è
tutto un "bravo Fassino", "proposte giuste e condivisibili",
"successo dentro e fuori la coalizione". L’articolo
si dimentica però di riportare il contenuto della proposta
che dovrebbe "rilanciare l’Alleanza". Al punto che
Antonio Di Pietro dice di "sottoscrivere tutto" tranne
il punto principale, cioè la conferma della leadership
di Rutelli. L’ex pm, sempre pirotecnico, aggiunge che il suo
è "un movimento movimentista" e che porterà
in dote "la questione morale". C’è anche un’intervista
a Massimo Cacciari, incastonata dentro un’irrispettosa pubblicità
della Agiolax, lassativo che agisce durante la notte negli episodi
di stipsi: "Rutelli e Fassino ­ ordina ­ mi devono
dire che entro l’anno si fa il congresso". Ma, mesto, conclude:
"Mi sembra di predicare invano".
L’inevitabile pagina della giustizia è costruita intorno
alla legge Cirami e a un’intervista con Peppino Gargani che a
nome di non si sa chi offre non si capisce a chi "una tregua",
ma "se votano la nostra riforma". Le pagine degli Esteri
sono aperte da un bel reportage pacifista di Bernardo Valli,
e da una serie di contumelie su Sharon. Poi c’è l’anniversario
dell’omicidio Dalla Chiesa, ricordato con passione da Giorgio
Bocca, e un’interessante intervista di Marco Ansaldo allo scrittore
turco Yashar Kemal. Come spesso capita, l’articolo più
sfizioso è di Alberto Arbasino: un divertissement sulla
"faziosità a ruota libera" di questi tempi:
"Per chi ha conosciuto il fascismo, la differenza colossale
è che allora qualunque dissenso veniva represso Oggi,
invece, qualunque adulazione o trasgressione dà luogo
a cespiti e redditi pubblici e privati". (Continua)

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