Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 5 settembre 2002

La
prima pagina di Republica (Rep.) di ieri, 4 settembre, non aveva
la notizia che Tony Blair non molla affatto George Bush. L’articolo,
ben confezionato da Marco Ansaldo, è confinato inspiegabilmente
nelle pagine interne. La prima pagina, invece, è aperta
dalla decisione del presidente della Camera: "Casini: no
all’urgenza sulla legge Cirami". Ben fatto Pier, pensano
a Rep. Ben raccontato anche il retroscena politico. La firma
è di Goffredo De Marchis, già dipendente (Dip.)
di Berlusconi al Giornale di Milano. L’ex Dip. riporta la più
efficace analisi politica della giornata a cura di Ignazio La
Russa: "Ormai è chiaro: Casini vuole andare al Real
Madrid".
Sullo stesso argomento, forse, anche la pagina 6. Il dubbio sta
nel fatto che gli uomini del desk di Rep. hanno violato la regola
giornalistica delle 4 W (who, where, what, when: chi, dove, cosa,
quando). Si sono dimenticati del what, ed è uno dei maggiori
difetti di questo giornale. Così l’argomento di pagina
6 risulta incomprensibile ai più: "La Procura: ce
lo aspettavamo ma le sentenze restano a rischio". I sommari,
ontologicamente destinati a spiegare, non assolvono il delicato
compito: "Si sapeva che Casini è diverso da Pera".
Si sapeva, appunto. Non si sapeva, invece, che "il 19 riprende
il processo Imi-Sir-Lodo". Ora che si sa, non resta che
spiegare al lettore di che cosa stiamo parlando.
Dispiace che la cronaca della riunione girotondina al Nuovo Sacher
non sia stata affidata, come due giorni fa, a Concita De Gregorio.
Le ipotesi dell’esclusione sono due: 1) la riunione è
durata nove ore, e nove ore sia pure dentro "il quartier
generale di Nanni Moretti", sono decisamente troppe anche
per una fan; 2) il "buco" giornalistico preso ieri
l’altro. La Stampa, infatti, aveva la notizia di una schermaglia
tra Dalla Chiesa e Flores D’Arcais, e Rep. no.
Spazio, dunque, al più attento Stefano Cappellini, che
ha risolto la questione così: "Il vertice è
servito soprattutto a fare quadrato dopo le prime polemiche interne
dei giorni scorsi". Risultato: i lettori di Repubblica ignari
delle "prime polemiche interne", già sono invitati
"a fare quadrato". Dice bene Michele Santoro, nella
pagina delle lettere: "Mi chiedo perché il pubblico
del vostro giornale debba essere trattato in questo modo".

L’intervista del giorno è al leader dell’Ulivo, Francesco
Rutelli: "Questo è un governo peronista ma a noi
non bastano i girotondi". Il pensiero di Rutelli, corredato
da una dispettosa pubblicità di MicroMega inneggiante
ai "girotondi delle libertà", non elabora proposte
alternative né alla destra né ai girotondi. C’è
tempo in fondo: "Entro il 2004 un progetto per tornare a
vincere", annuncia il leader.
Redazionalmente Corretto, sia pure parzialmente, ha vinto una
prima battaglia. Il non meglio precisato "Protocollo di
Kyoto" è stato finalmente spiegato ai lettori nelle
due pagine quotidiane dedicate al vertice di Johannesburg, che
ospitano un’altra buona corrispondenza di Stefania Di Lellis.
Meno fortunati i lettori degli articoli su "Unabomber".
Ma gli uomini del desk di Rep. ce la sta mettendo tutta. E’ comparso,
infatti, un grafico dal titolo "l’identikit", con età,
luogo di residenza, numero delle persone sospettate e i dati
finora raccolti su "Unabomber". Al solito, manca una
W, il grafico infatti non dice di che cosa è accusato
Unabomber né perché gli è stato dato questo
strano nome.
Il clima antagonista fa scendere in campo Corrado Augias che,
rispondendo a un lettore, dice: "La mia risposta dispiacerà
forse a qualcuno, ed è la seguente: farei studiare sia
il latino che l’inglese". Poi c’è lo scottante caso
di Sebastiano Messina. Anche ieri la sua rubrica Bonsai ricicciava
una notizia vecchia di un mese, la proposta nata in casa forzista
di un Nobel per il Cav.
Le più scoppiettanti sono le pagine dello sport, ormai
quasi una succursale del Nuovo Sacher da quando impazzano i moralismi
di Corrado Sannucci sul calcio e i reportage dell’ex manipulitista
Piero Colaprico: "Bambini con la maglia di Ronaldo e anziani
con occhiali da sole modello golpista aspettano, seduti all’ombra
e in alto", è l’attacco di ieri. E’ per versi come
questi che Colaprico ­ scrive Rep. nelle pagine culturali
­ è stato invitato al festival letterario di Mantova.
Resistono l’immaginifico Gianni Clerici, confinato però
in un infimo colonnino (ieri si appellava a Pieter Bruegel per
descrivere una partita di tennis) e il bravissimo Maurizio Crosetti
alle prese con un velenoso e divertente ritratto del "geometra
Galliani". Cros. è davvero bravo, nonostante qualche
ricorrente tic giustizialista (ma va scusato, sta a Torino ed
è vicino di scrivania di Marco Travaglio).
Infine, per evidente conflitto d’interessi, questa rubrica si
astiene dal commentare l’articolo di Federico Rampini in polemica
col Foglio sul conflitto d’interessi di Mike Bloomberg. Però
siamo d’accordo con lui: il Cav. non potrà mai diventare
sindaco di New York.
(continua)