Camillo di Christian Rocca"Baudolino è un budino di prugne"

Il successo internazionale di Umberto Eco è immenso, e anche il suo ultimo romanzo, "Baudolino", ha ottenuto buoni riconoscimenti dove è stato tradotto. In Germania, per esempio, ha già venduto mezzo milione di copie ed è un record. Ma a differenza dei romanzi precedenti, "Baudolino" comincia a ricevere anche critiche sprezzanti. In questi giorni il romanzo è nelle librerie americane e sta per uscire anche in Gran Bretagna. Accanto a recensioni favorevoli, compaiono le prime stroncature. L’Economist lo ha bocciato senza mezzi termini, fin dal titolo che fa riferimento alle bugie inventate da Baudolino: "Raccontare balle non è mai facile". Il settimanale inglese scrive che malgrado le ottime presentazioni, anche "Il Pendolo di Foucault" e "L’isola del giorno prima" non erano granché. Ma è "Baudolino" la grande delusione, nonostante le prime dieci pagine fossero promettenti. "Le successive 500 perdono vigore, sono tortuose, troppo lunghe e piene di battute autoindulgenti () Quando alla fine del romanzo, un gruppo di ragazzini tira pietre contro il vecchio Baudolino, viene quasi voglia di unirsi a loro". L’Economist riporta la frase che nel libro un precettore rivolge a Baudolino: "Se vuoi diventare un uomo di lettere e passare alla storia, devi anche mentire e lavorare di fantasia, altrimenti diventerai monotono. Ma lo devi fare con moderazione". Ha ragione, scrive l’Economist, ma "peccato che Eco non abbia seguito il consiglio".
Anche per la Washington Post, "Baudolino" comincia in modo "promettente" ma "questo inizio ingannevole è una presa in giro". Invece di continuare con il tono "vigoroso delle prime pagine, la narrazione salta avanti al tempo della quarta crociata, e il narratore onniscente prende il sopravvento". "Baudolino ­ insiste la WP  è un budino di prugne: ogni tanto ci sono alcuni pezzettini gustosi in una mappazza indigesta".
Il Guardian, invece, celebra Eco con un lungo articolo che contiene, però, alcune cattiverie come il giudizio di Salman Rushdie sul "Pendolo di Foucault" ("L’ho odiato") e quello di Ian Thomson, biografo di Primo Levi: "Eco si dà molte arie: vede il mondo come un reticolo di segnali in attesa di essere decifrati  da lui".

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