Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 11 ottobre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 10 ottobre, si apriva
con lo "Stato di crisi per la Fiat". Ma il titolo più
curioso era quello di centro pagina: "Cirami, emendamento
salva-Previti". Eehh? C’è qualcosa che non torna.
Il sommario infittisce il mistero: pare che "per l’opposizione"
le nuove norme contenute "in un maxi emendamento" siano
"ad personam, concepite per salvare l’imputato Cesare Previti".
Alt, ragazzi. Va bene il cambio di linea, ok le sonore pernacchie
ai girotondisti, ma spiegateci bene: volete dirci che prima del
maxi emendamento di ieri, la legge Cirami non avrebbe salvato
Previti? Non è un po’ troppo anche per dei neo-foglianti?
Gli articoli non spiegano, specie quello di Liana Milella che
inizia così: "Un colpo di mano, e di una mano che
di sicuro appartiene a uno dei falchi di Forza Italia, ha rovinato
ormai in dirittura d’arrivo un lavorio durato dieci giorni buoni
e che sembrava aver dato un esito perfetto". Perfetto? E
qual era questo "esito perfetto" rovinato dalla manina
dei falchi? Questo: "La nuova Cirami portava a casa la remissione
(si dice rimessione) per legittimo sospetto, forse poteva andare
meno male all’opposizione, di sicuro salvava il processo Previti.
Ma una manina ha guastato la festa". Sinceramente. Non si
capisce. Un "esito perfetto" e addirittura una "festa"
per una legge che "di sicuro salvava Previti"?
Più o meno sullo stesso argomento c’è un articolo
di Giorgio Battistini, il cui titolo dice che "Ciampi convoca
Berlusconi". Ogni volta la solita storia: non c’è
stata nessuna convocazione (e Battistini lo sa), Ciampi infatti
riceve il Cav. tutti i mercoledì.
Red. Corr. aveva notato l’assenza degli editorialisti di Rep.
dal momento dell’editoriale-manifesto anti-ulivista, sbertuccia-Ds,
schiaccia-girotondi e filo-americano scritto da Ezio Mauro 7
giorni fa. Ieri, finalmente, sono tornati Giorgio Bocca (Boc.)
e Curzio Maltese (Kurz.). Ma Boc. si è occupato della
Fiat, e Kurz. della stupida censura Rai-Cav. al Blob anti-Berlusca.
Sulla crisi della sinistra, provocata da quei girotondi e da
quei ginostrada che per mesi Rep. ha osannato e che ora vorrebbe
scannare, neanche una parola. Bè, una parolina Kurz. l’ha
spesa, e l’ha messa alla fine del suo articolo, proprio lì,
dove forse i vertici di Rep. non arrivano mai (perché,
diciamolo, gli articoli di Kurz. sono sempre la solita solfa).
Kurz. critica Ezio Mauro: " non è chiaro all’opposizione
italiana. E neppure ai tanti commentatori e sociologi che si
domandano come mai la perdita di consenso della destra non si
traduca in crescita di consenso per l’Ulivo, escogitando raffinate
teorie". Kurz. non ci sta, vuole girotondare ancora. Urge
provvedimento o censura.
Intanto su Rep. c’è un editoriale di Peter Mandelson,
amicone di Blair e stratega della sinistra "realista".
Lo chiamano "il principe delle tenebre" e ha un curriculum
più simile a Previti che a Pancho Pardi.
Le pagine di Esteri ormai sono una gioia per gli occhi di un
fogliante. E non solo per la pubblicazione di un bel ritrattone
di Paul Wolfowitz, colui "che inventò la guerra preventiva",
tradotto dal magazine del New York Times di venti giorni fa (e
al tempo giusto saccheggiato da codesto fogliuzzo). C’è
ben altro, anche se a volte l’entusiasmo del neofita filo-americano
gioca brutti scherzi. Ieri un titolo a tutta pagina diceva: "Kuwait,
è stata Al Qaeda", come a suggerire che il problemuccio
del legame tra Saddam e Bin Laden fosse risolto. Ovviamente Al
Qaida è responsabile dell’ultimissimo attentato, e non
dell’invasione di 11 anni fa. Così come Saddam non può
aver dato un’intervista "dopo 11 anni ad Al-Jazeera",
perché il network è nato nel 1998.
La nuova linea di Rep. è tutta nell’articolo di Umberto
Rosso da Londra. Piero Fassino è andato in Inghilterra
a incontrare Tony Blair: "Grande sintonia con il premier
inglese", dice Fassino. Rosso, forte della nuova linea,
gli chiede se la "grande sintonia" con Blair si estenda
al voto dei Ds contrario all’invio degli alpini in Afghanistan.
E Fassino: "No, di questo proprio non abbiamo parlato".
Il segretario dei Ds è bacchettato anche a pagina 23 ma,
per non infierire, il nome di Fassino nel titolo non compare,
e l’articolo è piccino piccino nonostante si tratti di
una vecchia inchiesta di Rep. L’ex ambasciatore a Belgrado, Francesco
Bascone, ha ricostruito in Commissione "uno dei passaggi
chiave" dell’acquisto di Telekom Serbia: Piero Fassino,
dice, ne venne a conoscenza "il 15 gennaio 1997".
C’è anche la terza puntata dell’inchiestona di Concita
De Gregorio (Conc.) su Forza Italia. Contiene uno scoop (Roberto
Antonione potrebbe essere il nuovo ministro degli Esteri) e una
notizia che riguarda il Foglio sulla quale, per evidente conflitto
d’interessi, Red. Corr. si astiene dal commentare. A pagina 29
c’è una grande pubblicità del Venerdì, il
magazine di Rep. che esce oggi. Un sommario annuncia un articolo
dal titolo "Un italiano in Iraq". Per un attimo Red.
Corr. ha tremato pensando che si potesse trattare di Guido Locaputo,
il "poeta visionario" e amico di un amico di Saddam
senza il quale Rep. non sarebbe entrata a Baghdad. Ma non è
lui. Le pagine degli Spettacoli dànno notizia, in breve,
della "nuova linea" di Bono, il cantante degli U2:
"Non sono più pacifista se minacciano la mia famiglia",
una posizione ispirata più alla paura di Vittorio Zucconi
per il serial killer di Washington che all’editoriale di Ezio
Mauro. Infine, lo sport. Come sempre barricadero. L’attore Massimo
Giuliani si lamenta delle minacce ricevute dai tifosi per aver
fatto l’imitazione di Francesco Totti. Nel titolo, Rep. lo chiama
"Carlo Giuliani", come il ragazzo morto a Genova.
(continua)