Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 15 ottobre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 14 ottobre, aveva
due grandi notizie. L’attentato terroristico di Bali, e il piano
del governo sulla Fiat. Il direttore, Ezio Mauro, con un importante
editoriale ha dato la linea, che è chiara fin dalla prima
riga: "Due partite sembrano perdute in partenza", la
prima "riguarda il destino dell’automobile italiana, inevitabilmente
senza più futuro", mentre la seconda "riguarda
l’eterna tentazione italiana di risolvere le crisi nel girone
infernale e artificiale di un’economia asfittica e di un’industria
protetta". La Fiat va ceduta agli americani, e lo Stato
non deve intervenire. Rep., insomma, è liberista. Un altro
duro colpo inferto ai lettori, che dopo aver visto affossare
in breve tempo i girotondi e D’Alema e l’Ulivo e l’antiamericanismo
e Cofferati e Gino Strada e il giustizialismo e Benigni e Fassino,
non crederanno ai loro occhi nel leggere anche un inno al libero
mercato.
Le ultime righe deludono: sembra quasi che Mauro le reputi più
importanti delle 5 colonne precedenti. Va benissimo il mercato
e viva la dottrina liberale ma qui pare che il problema sia "il
grande scambio", perché "il Cavaliere, che non
fa niente per niente, ha già fissato la posta: il cambio
di controllo sui grandi giornali del Nord".
Le pagine sulla crisi della Fiat sono quattro. Un articolo di
Enrico Romagna-Manoja svela che la Fiat pretende dieci nuove
centrali elettriche. Al Cav., racconta Rep., sono venuti i cinque
minuti: "Caro Avvocato Fresco, non si dimentichi che qui
stiamo parlando dei soldi dei contribuenti italiani. La famiglia
Agnelli, con questa operazione, si libera di un grosso peso e
non ci mette una lira. Non potete quindi chiedere allo Stato
di accollarsi tutti gli oneri perché dobbiamo salvare
gli stabilimenti di Arese e di Termini Imerese". L’ode al
Cav. continua a pagina 10. L’articolo comincia così: "Altro
che Arcore, questa è Canossa". E poi: "Il padrone
di casa si è presentato con una fiammante Mercedes quasi
a voler marcare la diversità tra lui e gli ospiti, una
distanza che ieri ha giocato a suo favore collocandolo nel ruolo
di Gregorio VII, il Papa che nel gennaio del 1077 fece attendere
per ben tre giorni sotto le mura del castello di Matilde di Toscana
Enrico IV". Il Berlusca come Gregorio VII con in più
l’auspicio del bollettino meteorologico: "Questa volta il
vento ha soffiato nelle vele del Cavaliere". Per usare le
parole di Mauro, pare che il cambio di controllo sui grandi giornali
del Nord sia cominciato dal basso, da Piazza Indipendenza 11/b
– Roma.
Un altro buon articolo sulla Fiat è quello di Federico
Rampini, che contiene una dichiarazione di Romano Prodi. Il presidente
della Commissione porta dritti al processo Sme in corso a Milano.
Venerdì una tumultuosa udienza ha registrato un doppio
capitombolo della procura, resocontato malamente da Rep., ma
anche la deposizione dell’ex ministro Renato Altissimo. Rep.
non ha dato la notizia, che invece compariva sul Corriere. Altissimo
ha detto che Prodi, allora presidente dell’Iri, considerava la
Sme un gioiello da mille miliardi che non aveva alcun senso vendere.
Ma poco dopo la cedette a Carlo De Benedetti, per molto meno.
Altissimo gliene chiese conto, e Prodi ­ secondo l’ex ministro
­ avrebbe risposto così: "Carlo ha un taglio
sul pisello che tu non hai". Agghiacciante, e infatti i
dipendenti (Dip.) di De Benedetti che lavorano a Rep. hanno scelto
di non pubblicare la notizia. Ieri però, Prodi ha detto
a Rampini che da presidente dell’Iri avrebbe voluto vendere l’Alfa
Romeo alla Ford, invece che alla Fiat, svelando così i
particolari di un’operazione industriale che, salvo rivelazioni
di Altissimo, non appare influenzata da altre operazioni diciamo
più intime.
Le pagine sul terrorismo sono molto ben confezionate, con un
buon articolo da Bali di Marco Lupis e un freddo retroscena di
Magdi Allam, cui è rimasto appiccicato un titolo dell’anno
scorso: "Così Bin Laden finanzia il nuovo impero
dell’Islam". Poi c’è Vittorio Zucconi (Zuc.), un
caso ormai di scuola per spiegare la trasformazione di una colomba
in falco. Zuc. è ossessionato dal killer di Washington
che non gli consente di fare il pieno alla sua macchina né
di portare il cane ai giardinetti. Contro "il terrorista"
ha già invocato l’Apocalisse, mentre ieri lo ha centrifugato
con l’attentato di Bali e la guerra all’Iraq. A chi gli ha spiegato
che "la paura e la collera non sono strategie serie",
il neo falco Zuc ha risposto: "Ma quali altre proposte e
linee d’azione sembrano risposte adeguate, per un popolo onnipotente
e impotente, che si sente, ovunque, al supermercato dietro casa
come in un’isola del Pacifico, il bersaglio globale della follia
del mondo?". (continua)

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