Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 24 ottobre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 23 ottobre, (XXIII
Giorno della Nuova Era Riformista), si apriva con un titolo para-pulp,
un classico dell’ancien régime di Rep: "Inflazione
senza freni". E’ un susseguirsi di "allarmi" vari,
di "carovita che sale", di "manovra da rottamare",
di "prezzi che accelerano la corsa", di "muri
tra Cgil, Cisl e Uil". A un certo punto in un titolo si
legge che un tal "Guglielmo" dice "ecco i traditori",
mentre un non meglio identificato "Savino" ribatte:
"E allora vuoi la guerra". C’è anche spazio
per una "protesta che sale" non solo "sull’edilizia"
ma anche, pensate, sui "videopoker". Un rimedio c’è,
voltare pagina e trovare serenità nelle colonne sulla
guerra all’Iraq. All’Onu si fa confusione, ma mai quanto nella
newsroom ("stanza la notizia", tradurrebbe gatto-copione
Zucconi) di Rep. Ieri Arturo Zampaglione raccontava che la risoluzione
americana "nascondeva tra le pieghe alcune formulazioni
a rischio. In un paragrafo, ad esempio, si dichiara che Baghdad
ha già violato gli obblighi assunti nei confronti dell’Onu
e si minacciano ‘serie conseguenze’ in caso di comportamente
recidivo". Nascondeva? Dietro le pieghe? E solo perché
Rep. non se n’era accorta? Solo perché aveva scritto che
Bush s’era calato le braghe con l’Onu, la Francia e la Russia?
Rep. però dà soddisfazioni enormi quando torna
a scrivere di politica. La nuova linea riformista è chiarissima.
I cecchini di Rep. sparano a vista quando incrociano uno di sinistra.
Massimo Giannini (sniper), per esempio, fa secco l’ex amore suo
Sergio Cofferati (Coff.). Già alla seconda domanda lubrifica
il grilletto: "Lei è libero di ironizzare. Ma non
è che finora, con l’anarchia creativa di questi mesi,
il centrosinistra abbia funzionato a meraviglia, sa?". Geniale,
quel "sa". Poi sniper punta il mirino: "E’ preferibile
lo spettacolo vergognoso di un’opposizione che vota in ordine
sparso sugli alpini in Afghanistan?". Alle prime proteste,
Giannini replica così: "Certo, per i pacifisti è
tutto più facile: basta andare in piazza e gridare no
alla guerra, e il problema è risolto". Coff. non
fa a tempo a professarsi pacifista che lo sniper di Rep. lo colpisce
con precisione: "E va a braccetto con Gino Strada, a dire
che Bush è un terrorista come Saddam". Coff. dice
di non condividere questa affermazione, ma lo sniper lo finisce
con un: "Allora è un incoerente". Il resto è
la cronaca di un massacro in nome del riformismo: "Cofferati,
il problema è che c’è un terrorismo che minaccia
le democrazie occidentali. E queste si devono difendere. E il
corteo non basta a difenderle"; "Ma intanto oggi l’Afghanistan
è un paese in cui le donne possono dismettere (sic) il
burqa, i bambini non saltano più sulle mine, negli stadi
si gioca a calcio invece di giustiziare gli infedeli. E un passo
avanti o nega anche questo?". Coff. fa l’errore di negarlo
"eccome", e il cecchino non ha più pietà:
"Se questa è la linea della sinistra, anche se tornate
al governo cadete al primo voto"; "Stiamo parlando
di misere cose"; "Le pare sensato?"; "Ecco
il Cofferati girotondino"; "Cofferati, dopo questa
intervista nessuno penserà più che lei è
un riformista". W la nuova Rep. Anche Goffredo De Marchis
sfotte: "Il congresso dell’Ulivo, l’occasione di battere
un colpo, ma si procede in ordine sparso, senza bussola e infatti
per non farsi davvero del male la prima decisione è quella
di non decidere".
Resta poco, pochissimo della vecchia guardia girotondista. Concita
De Gregorio è scomparsa. A un resistente come Giorgio
Bocca è stato dimezzato lo spazio e lui infatti si lamenta
perché "i mezzi di informazione pubblica censurano
le voci sgradite". Michele Serra si commuove per il matrimonio
omosessuale di Roma, ma non versa lacrime per l’epurazione di
Daniele Scalise e della sua rubrica Gay Watch ("sguardo
gaio", direbbe Gatto Copione Zucconi) dall’Espresso. Bon.
e Dav. ripetono in stile Marlowe l’articolo del giorno precedente.
Curzio Maltese s’è dato ai testi per lo spettacolo di
Sabina Guzzanti. L’antica battaglia sulla legge Cirami è
stata abbandonata alla prosa di Liana Milella. Sebastiano Messina,
neo critico tv, è stato prima costretto a comprarsi un
televisore, poi a guardarlo, infine umiliato e non convocato
al forum di esperti sull’Auditel. C’è però Vittorio-gatto-copione-Zucconi.
Il suo articolo inizia alla grande: "Good Morning Washington".
Thank God, he didn’t translate it. (continua)