Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 30 ottobre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 29 ottobre, XXIX Giorno
della Nuova Era Riformista, si apriva con le accuse di Putin
ad Al Qaida. I servizi sono completi, c’è una bella intervista
a Gorbaciov e un’analisi di Magdi Allam su "intrecci e connivenze"
tra bin Laden e i ceceni.
Michele Serra (Stream) è spiritoso su Emanuele Filiberto
di Savoia, il futuro Re d’Italia che preferisce andare in Senegal
a una gara di moto d’acqua piuttosto che tornare in Italia. Vittorio-Gatto-Copione-Zucconi
(Zuccopycat) riporta con i suoi consueti effetti speciali le
rivelazioni sulla morte di Laika, la cagnetta che i russi mandarono
nello spazio. L’inizio dell’articolo è puro Zuccopycat:
"Il cane che rincorse le stelle avrebbe di molto preferito
continuare a rincorrere gatti e ciclisti per le strade di Mosca".
Nella pagina dei commenti c’è un mezzo articolo di Giorgio
Bocca. E’ la seconda volta che a Bocca dimezzano lo spazio (o
forse è lui che ha aumentato la tariffa). L’articolo critica
senza mai nominarlo un piccolo quotidiano di opinione che, nonostante
l’indizio fornito da Bocca ("della destra cinica e raffinata"),
non è il Riformista. Curzio Maltese (Kurz.) spiega ai
lettori che l’Ulivo è in formissima. Chi sta male, scrive
l’analista, è il riformismo e quel "giornale che
s’incarica da qualche giorno di suggerire alla sinistra ulteriori
forme di suicidio". Fermi. Non crediate che Kurz. ce l’abbia
solo con il Riformista, l’obiettivo del partigiano Kurz. è
la nuova linea di Rep.
Le pagine di politica ieri sono state appaltate a Casa Cirami,
la pièce giornalistica scritta da Liana Milella per complicare
la cristallina evidenza di una legge pro domo Caesaris. Non ci
crederete, ma ieri Milella ha scritto tre-pezzi-tre sugli ultimi
sub emendamenti alla Cirami. Ma Rep., che è un grande
giornale, ha fornito ai suoi lettori una guida alla lettura,
affidata a Giuseppe D’Avanzo costretto a spiegare l’articolo
che Liana Milella aveva scritto il giorno precedente. I tre articoli
di ieri sono geniali. Il primo comincia così: "Un
errore nel correggere l’errore. Si parla della legge Cirami,
ovviamente". E di che se no? Il secondo è un’intervista
a un professore girotondista che si chiama Glauco Giostra, docente
di procedura penale all’Università di Macerata. Milella,
abilissima, riesce a far dire a Giostra che la Cirami "non
potrà essere applicata ai procedimenti di rimessione in
corso" (fuor dal milellese: la Cirami non si applica al
processo Previti). Qui urge puntualizzazione dell’esperto D’Avanzo.

Il terzo e ultimo articolo inizia con un "Che", pur
non parlando di Ernesto Guevara: "Che per Cesare Ruperto,
emerito presidente della Corte costituzionale, l’onore della
Consulta, in tempi di pressioni e contro pressioni per la Cirami,
andasse difeso a ogni costo, era ben chiaro". Chiaro? Adamantino.
Di seguito, altri passaggi cui dovrà porre rimedio D’Avanzo:
"L’occasione, pur casuale, è stata delle migliori";
"Inutile dire che, dietro il gesto di Ruperto, sono state
viste molte cose. La sua mossa ha avuto doppie e triple interpretazioni";
"Mai e poi mai il presidente ricorrerebbe a ‘simili mezzucci’.
Mai e poi mai utilizzerebbe ‘simili mezzucci’ per non affrontare
una decisione seppur difficile"; "Quella che è
in corso è una settimana ‘bianca’, come lo era anche per
il Senato".
A proposito di settimane bianche, ecco Piero Ottone (Brass) che,
fiutata l’aria, si posiziona tra il riformismo di S. Sepolcro
e la Rep. di Salò. L’occasione è una mostra londinese
sull’arte fascista. Scrive Brass: "Sono rimasto sorpreso,
per il livello delle cose esposte, per il buon gusto. Non sapevo
che eravamo così bravi. Il tema dominante, il culto della
personalità, era svolto con stile. E’ vero che la faccia
di Mussolini si prestava: era una faccia intelligente. Effigiato
in espressioni pensierose, ovviamente con i suoi problemi, suscitava
una certa ammirazione, incuteva rispetto. Poi c’erano le figure
dei nuovi italiani, gente seria, gente maschia". Il ritrovato
amore di Brass per il fascismo è impetuoso: "I suoi
capi non erano piazzisti, preoccupati solo di vendere un prodotto.
Avevano altre ambizioni. Volevano cambiare tutto in Italia, l’arte,
le idee, i comportamenti, la mentalità. Poi c’erano i
lampi di genio, le trovate". Dice Brass che "non possiamo
ripudiare in blocco il ventennio; quegli anni sotto Mussolini
fanno parte di noi. Rievochiamoli con tranquillità".
Oppure con nostalgia? (continua)

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