Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 31 ottobre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 30 ottobre, XXX Giorno
della Nuova Era Riformista, era poco brillante (mai quanto la
noiosissima pagina delle lettere).
Red. Corr. saluta il ritorno di Giorgio Bocca (iqb., indignato
quanto basta) sulla prima pagina. L’articolo è un solito
articolo di giorgiobocca che spiega come la colpa sia comunque
di quel mascalzone del Cav. Ieri il pretesto era il Social Forum
di Firenze, "lo scaricabarile del Cav.", ma almeno
a iqb. non è venuto in mente di chiamare il Cav. "mostro
di Firenze". C’è tempo. Intanto Simona Poli ha intervistato
il presidente diessino della Toscana, Claudio Martini, che quanto
a scaricabarile non è un dilettante. Prima ha fornito
ai no global ospitalità e 200 milioni di lire; ora che
c’è casino dice: "Se Roma vuole decida lo stop".

L’arresto di Vittorio Cecchi Gori è affidato a Maurizio
Crosetti (Cros.), ottima penna, bravo cronista sportivo ed ex
vicino di scrivania di Marco Travaglio, cioè della "cavia
non scrivente" sulla quale Ezio Mauro ha sperimentato con
successo la svolta riformista di Rep. Travaglio ora se ne è
andato via, ma ha lasciato a Cros. la raffinata teoria dell’arresto
come momento magico della giustizia. Cros., infatti, sprizza
gioia ogni riga del suo articolo su Cecchi Gori. Insulti, cattiverie,
sfottò, c’è di tutto nell’articolo di Cros., compresa
un vigliaccata su Maria Giovanna Elmi, ex fidanzata di Cecchi
Gori definita "bonsai biondo". Al culmine dell’estasi,
Cros. si fa prendere la mano: "E allora addio, figlio di
un padre troppo grande e di una vita troppo comoda, troppo ricca,
troppo più smisurata di te. Però è bello
ricordarlo ancora in piedi sulla balaustra dello stadio".
Ehi, calma: Cecchi Gori è vivo.
Cros. ha scritto un altro articolo, ieri. Un articolo incredibile.
Si tratta di un’intervista a Enzo d’Alò, definito "il
Walt Disney italiano". Il titolo è "Io, nei
tentacoli della Medusa", e comincia così: "Brutte
cose accadono nel fatato mondo di Cartoonia: uomini neri, proprio
come nei film d’animazione, si agitano neanche tanto nell’ombra".
Di che diavolo sta parlando? Di un "gigante cattivo"
che "si scrive Medusa ma si legge Berlusconi". Ovvio.
La storia è questa: Medusa ha salvato dai debiti la vecchia
casa di produzione di d’Alò, il quale si era sfilato poco
prima di portare in tribunale l’ex socio. Ora quella società
è della Medusa: "uomini neri" che non si vergognano
di produrre film animati in concorrenza con il Walt Disney italiano.
Pensa che cattivoni. "Questa è gente così",
dice d’Alò. Addirittura, si indigna Rep., una volta i
berluscones volevano imporre un artista di loro personalissma
scelta per musicare l’Aida in cartoni animati. E chi era, questo
raccomandatone? Mariano Apicella? Francesca Senette? Rivaldo?
No, Ennio Morricone. In coda all’articolo ci sta il veleno. D’Alò,
definito anche "l’artista delle utopie color pastello",
ha ben due progetti bloccati, che nessuno vuole più finanziare.
Secondo Rep. è colpa di Medusa: "Da quando si è
messo contro Berlusconi non lo chiama più nessuno".
Ci crediate o no, uno dei due progetti bloccati dalla Spectre
di SuperCav. è ­ rullo di tamburi ­ Pinocchio.
Soggetto, diciamo, abbastanza coperto da Roberto Benigni. Insomma,
ieri Rep. ha sprecato una pagina. Restando ai cartoons, ieri
c’era la sessantaseiesima puntata di Casa Cirami, la soap a cura
di Liana Milella di cui è inutile fare un riassunto delle
puntate precedenti, tanto è sempre lo stesso trionfo di
emendamenti e commi e pinzillacchere. Casa Cirami è popolata
di deputati, magistrati e giuristi che vivono soltanto nella
penna dell’abile sceneggiatrice. Da tre giorni compaiono un professore
girotondista di Macerata, Glauco Giostra, e un ex magistrato
diessino che si chiama Giovanni Kessler. Nonostante costoro,
Milella non riesce ancora a spiegarsi: "Il passaggio sulla
sospensione della custodia cautelare rischia di essere dannoso
anche per i coimputati, che dovranno subire l’istanza di rimessione
fatta da altri, senza avere alcuna possibilità di ricorrere
al giudice, visto che non esiste un provvedimento giuridico a
monte cui appellarsi". (continua)