Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 8 ottobre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 7 ottobre, annunciava
con enfasi che "L’Iraq apre sugli ispettori". Un titolo
buono, forse, per l’edizione di una decina di giorni fa, quando
Saddam decise di accettare la missione delle Nazioni Unite. Ieri
la notizia era un’altra, quella che si trova nel titolo di prima
pagina della Stampa, "Saddam apre i suoi palazzi all’Onu",
e del Corriere, "Ispettori nei palazzi di Saddam".
Con un bell’articolo dal titolo "I diritti da difendere
e il pacifismo assoluto", Adriano Sofri integra l’editoriale
di Ezio Mauro sui temi dell’antimilitarismo e dell’intervento
militare preventivo. A pagina 2 un articolo di Arturo Zampaglione
spiega la mossa del rais di Baghdad e racconta le reazioni americane.
Un sommario dice che "il Congresso è pronto a dare
carta bianca al presidente", quando invece, giovedì
scorso, in prima pagina, la "carta bianca" era già
stata data. Comunque, come Red. Corr. ha spiegato venerdì,
si tratta di pura invenzione, non c’è nessuna "carta
bianca". Domenica un reportage di Pietro Veronese (il bravo
inviato di Rep. arrivato a Baghdad grazie a Guido Locaputo, "poeta
visionario" nonché amico di un amico di Saddam) raccontava
il dramma dei bambini "uccisi da fame e malattie".
Gli uomini di Rep. non hanno avvertito Veronese che la linea
è cambiata: Saddam ora è un pericolo, tanto che
l’America non avrebbe tutti i torti se decidesse di difendersi
preventivamente. Così, mentre Veronese riporta, con una
punta di dubbio, la versione di Saddam sui disastri procurati
dalle sanzioni, Rep. gli affianca un box dove si legge che "le
sanzioni non vietano l’import di medicinali, l’Iraq li blocca
nei magazzini; Saddam ha rifiutato una serie di aiuti umanitari;
non ci sono mai stati limiti alle importazioni di alimenti".

Dopo l’attacco preventivo di Ezio Mauro ai leader dell’Ulivo,
le pagine di politica di Rep. sono cambiate radicalmente. Ieri,
addirittura, ce n’era una soltanto e senza neanche un editoriale
sulla crisi della sinistra. C’è comunque tempo per riposizionare
le prime firme e per far digerire ai lettori il contrordine.
Concita De Gregorio (Conc.) è stata dirottata al raduno
dei seguaci dell’Opus Dei, e l’ha raccontato in due articoli
quando francamente ne bastava uno soltanto. Conc. si è
trovata bene, anche se nei suoi servizi si notava un pizzico
di malinconia, evidentemente una piazza di opusdeini non è
la stessa cosa di un gioioso girotondo. Conc. è brava,
se ne farà una ragione.
A Mario Pirani non è piaciuto l’articolo scritto sabato
da Michele Serra, il quale in un paio di giorni s’è preso
due rimbrotti da due "senatori" di Rep., il primo,
ricorderete, fu di Sandro Viola. Serra aveva scritto che la battuta
berlusconiana che smentiva le voci sulla relazione tra Massimo
Cacciari e Veronica Lario (moglie del Cav. medesimo e Nostra
Signora) era "maleducata", "imbarazzante",
"tristissima" e così via. A Red. Corr. interessa
capire che cosa pensi Serra di Barbara Palombelli, gran giornalista
e moglie del candidato avversario del Berlusca, che sul Corriere
ha scritto che il Cav. ha messo fine alle chiacchiere su sua
moglie "con ironia e leggerezza". Serra, poi, ha preso
un abbaglio quando ha elogiato "il civile riserbo della
pur censurabile stampa italiana su uno stupido pettegolezzo".
La "pur censurabile" Conc. non aveva avuto alcun "civile
riserbo" quando tre giorni prima dell’autogossip del Cav.
insinuò un po’ vigliaccamente lo stupido pettegolezzo:
"Massimo Cacciari, che di tutti gli esponenti del centrosinistra
è forse da Berlusconi il meno amato". (continua)