Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 9 ottobre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri 8 ottobre 2002, aveva
come titolo principale "la grande crisi della Fiat"
cui Rep. dedica correttamente più spazio rispetto a Corriere
e Stampa, i due quotidiani più vicini all’azienda torinese.

Rep. è un grande giornale, così è riuscita
a mettere in pagina le notizie sul discorso che George Bush ha
tenuto in piena notte italiana. La fretta, però, ha giocato
un brutto scherzo ai titolisti di Rep. (non può essere
stato altro che la concitazione notturna, Rep. da giovedì
ha cambiato linea ed è diventata filoamericana quasi quanto
Il Foglio). In prima pagina si legge che "Bush chiama gli
Usa alle armi", quando invece il presidente americano ha
detto che "il ricorso alle armi è la mia ultima opzione,
e la guerra non è imminente né inevitabile".
Se non è imminente e neanche inevitabile, e per giunta
è l’ultima opzione, certo quella di Bush non può
essere in alcun modo "una chiamata alle armi". L’articolo
di Vittorio Zucconi è, come al solito, ricco di effetti
speciali, ma è anch’esso titolato male: "Ma in America
cresce il fronte del dubbio". Non è vero. Intanto
al Congresso l’opposizione Democratica ha già annunciato
il voto favorevole alla risoluzione della Casa Bianca (la famosa
"carta bianca" di cui Rep. favoleggia da qualche giorno:
ragazzi, o è "carta bianca" o "cresce il
fronte del dubbio", decidetevi); e poi è arrivata
una poderosa presa di posizione anti Iraq di Joe Lieberman (il
candidato, con Al Gore, alla vicepresidenza) che ha spiegato
perché i Democratici "devono stare con Bush"
con un lungo articolo pubblicato l’altro ieri dal Wall Street
Journal di cui Rep. però non ha dato notizia. Il titolo
è sbagliato anche per quanto si legge sulla stessa Rep.
Un grafico riporta infatti il risultato di un sondaggio, peraltro
il più negativo per Bush, secondo il quale sono favorevoli
all’intervento armato in Iraq il 67 per cento degli americani,
mentre solo il 27 si dichiara contrario.
Questa cosa della "carta bianca" va approfondita, perché
è il sintomo di un giornalismo sciatto che spera che il
lettore dimentichi ciò che ha letto il giorno precedente.
Giovedì, su sei colonne, Rep. apriva la prima pagina con
la notizia di una "carta bianca" data dal Congresso
a Bush. Era falso, gli altri giornali spiegavano che era una
risoluzione piena di condizioni e di passaggi diplomatici e parlamentari,
ma facciamo finta che fosse vero. L’altro ieri però Rep.
spiegava che il Congresso era "pronto a dare carta bianca".
Quattro giorni prima la "carta bianca" c’era, quattro
giorni dopo era soltanto "pronta" per essere concessa.
Ieri, infine, il capolavoro: Zucconi ha scritto che Bush "non
avrà mai quella cambiale in bianco dal proprio Parlamento".
Aveva ragione Michele Santoro quando a Rep. chiese "perché
il pubblico del vostro giornale" viene "trattato in
questo modo". Ieri sul tema è tornata una lettrice,
Maria Antonietta, che ha scritto la seguente lettera: "Perché
quasi tutti i giorni compaiono refusi di stampa ed errori di
grammatica? E’ possibile che questo accada in un giornale come
Repubblica?".
L’umoralista Michele Serra continua la sua solitaria battaglia
contro "il becero outing di Berlusconi sullo stato del suo
matrimonio", ma delle due l’una: o sbaglia l’espressione
inglese, perché quando si tratta di autogossip si dice
"coming out" e non "outing"; oppure sa bene
che "outing" si usa soltanto quando qualcuno smaschera
una marachella altrui, e allora intendeva dire che "il becero
outing" è opera di Concita De Gregorio, che tre giorni
prima dell’autogossip di Berlusconi aveva vilmente insinuato
sui rapporti Berlusconi-Cacciari.
La crisi della sinistra è tenuta "bassa", con
due soli articoli confinati a pagina 17. Scalfari a parte, nessuno
dei grandi editorialisti è ancora intervenuto dopo la
svolta impressa venerdì da Ezio Mauro.
Paolo Rumiz, invece, abbandonando i suoi reportage alla ricerca
di bambini-schiavi in giro per l’Italia, racconta il day after
di Bolzano, dopo il referendum su Piazza della Vittoria: "Un
referendum, propiziato da An, che riporta l’Alto Adige indietro
di quarant’anni. Quando Fini faceva il saluto romano, Almirante
arrivava con le squadre e Scelba con i celerini". Molto
più semplicemente, il referendum "riporta l’Alto
Adige indietro" di un solo anno, quando l’Ulivo e la Svp
decisero di cambiare nome alla piazza. Il reportage di Rumiz
non è un buon articolo. Scrive, infatti, che "Forza
Italia e Svp si somigliano, hanno la stessa anima: stanno con
chi ha i miliardi". La frase non ha alcun senso, tanto più
che la Svp governa da tempo con l’Ulivo. (continua)