Camillo di Christian RoccaRE: NO SUBJECT di Christian Rocca & Luca Sofri

Caro Christian, o c’è qualcosa che mi è sfuggito o la pubblicità ha raggiunto il cento per cento di efficacia. Mi spiego: un mese fa ho cominciato a vedere dei gran cartelloni in giro per Milano in onore di una enorme scarpa (un 41mila e mezzo, a occhio e croce) con su cucita una emme. Bruttina, ma come molte. Tempo tre giorni, e in giro le avevano tutti (tutti quelli di quel genere lì, quelli che tengono il pulloverino sulle spalle anche quando vanno a dormire). Mi sono perso qualcosa? Qualche principe del pensiero (che so, Ronaldo, Morgan dei Bluvertigo) le ha indossate in un varietà televisivo? Non vorrei suonare trombone, con la quantità di stronzate che compro, ma sto leggendo il nuovo libro di Chuck Palahniuk, che a un certo punto dice: "La gente vede uno spot delle patatine in tv e corre fuori a comprarle, e lo chiamano libero arbitrio". Un po’ trombone, dici? Il libro però è fantastico, pieno di invenzioni raccapriccianti: dice che le risate che si sentono nei programmi tv sono state registrate negli anni Cinquanta, e che quelli che sentiamo ridere sono quasi tutti morti. Vedi un po’.

Caro Lux, hai ragione. In Rai, infatti, non s’è ancora trovato nessuno disposto a ridere delle gag di Max e Tux. Il paese, invece, si sta sbellicando con il Pinocchio di Bob Benigni. Io non l’ho visto, né lo vedrò, perché da tempo mi sono fatto un’opinione negativa sul rais della Vita è bella. Lo sai, io applico la dottrina Chrix, il first strike, la stroncatura preventiva. Me ne infischio di che cosa ne pensa la comunità internazionale, certi film non li vado a vedere unilateralmente. Così come sono pronto alla guerra contro le produzioni cinematografiche di quell’Asse del male che comprende i Cineasti Canaglia di Francia, Iran, Cina e del nuovo cinema italiano. Sono un pericolo per l’umanità, non hanno mai avuto scrupoli a sprigionare i gas soporiferi sugli spettatori, armi chimiche e batteriologiche più micidiali di una telecronaca di Mario Poltronieri. Non replicare, al solito, che questi mostri li abbiamo creati noi, che li abbiamo finanziati con il nostro denaro eccetera. E’ vero. Pensa che anch’io sono andato a vedere quella ciofeca di Amelie. Faccio ammenda, ma sappi che sono uscito al 5° del secondo tempo, il tempo minimo per applicare il libero arbitrio e sgranocchiarmi un intero pacchetto di Cipster.

Caro Christian, lascia stare il povero Poltronieri, che era un signore al confronto di quel fanatico schizzato che tratta di Formula Uno al Tg5 come se stesse riferendo in diretta lo sbarco in Normandia. Comunque, nel pacco di Amazon (sempre più bravi, ormai arriva in una settimana dall’America) assieme a "Lullaby" di Palahniuk, ho ricevuto anche i cd di Ani Di Franco (un doppio live: i tre migliori doppi live della storia? "Paris" dei Supertramp, "Plays Live" di Peter Gabriel e "Across a Wire" dei Counting Crows) e dei Bright Eyes. Che in realtà è un ragazzetto di ventidue anni di Omaha, Nebraska, che dovresti sentire, visto il tuo recente interesse per la musica alt-country. Secondo me è bravissimo. L’ho conosciuto a Milano l’hanno scorso che apriva il concerto degli Arab Strap: un soldo di cacio, una specie di Diaco ma più carino. A sproposito: sai che Diaco ne ha detta una giusta? Che dovrebbero mettere Blob su Raiuno contro Striscia, se la Rai volesse davvero vincere. I tre programmi tv più geniali degli ultimi dieci anni? Blob e il Grande Fratello.

Caro Luca, anche Otto e mezzo è mica male come programma televisivo. Dàgli un’occhiata, se Ferrara ti dovesse liberare da quella postazione. Senti, io vado effettivamente matto per l’alternative country, tanto che un mio amico inglese mi ha consigliato i dischi dell’inventore involontario di questo genere. Si chiama John Fahey, e intorno agli anni Sessanta faceva album strumentali di sola chitarra acustica che distribuiva nei campus della California. Il mio amico dice che mentre i fighetti perdevano la testa per Bob Dylan e Joan Baez, gli alternativi erano tutti per Fahey e le sue copertine incredibili. Anche i titoli delle canzoni sono mica male, tipo la mia preferita: "Il blues del sole che un giorno splenderà sulla porta del retro".

Caro Christian, prova a sentire cosa ti dice il tuo amico inglese di questo nuovo libro di Zadie Smith, quella di "Denti Bianchi" che era piaciuto a tutti. Adesso invece vedo che la stanno stroncando a destra e a manca. Finito Palahniuk (a proposito, pare che Mondadori finalmente pubblichi in questi giorni il suo precedente e ottimo "Soffocare", quello del sesso in aereo), ho cambiato genere e ho deciso di darmi alla famiglia: per il momento ho letto un libro spiritoso sull’impreparazione maschile alla paternità. Lo ha scritto Giacomo Papi, e mi chiedo se il suo bambino lo chiami per cognome. C’era una sua foto su Panorama, il mese scorso, ma non si vedeva la cosa più importante, i piedi. Magari ha le scarpe con la emme.

Caro Luca, denti bianchi, piedi, scarpe, paternità, famiglia Che fai, nannimoretteggi? Il mio amico non ne sa niente di Zadie Smith, ma mi ha dato un’altra dritta. Sempre musicale, però. A New York sono nati alcuni nuovi generi musicali. Te ne segnalo due, i miei preferiti. Il primo è l’Anti-Folk, una specie di punk acustico e ottimista, oppure una canzone folk con qualche affinità con i Clash. I seguaci vestono con le Converse, i jeans, la camicia di flanella, mettono il gel e amano Beck. L’altro si chiama Art Rock, ed è un filone con band di giovani creativi che fanno musica cerebrale, rumorosa, appassionata e volutamente incomprensibile, un po’ come i vecchi Talking Heads. I fan dell’Art Rock adorano Winona Ryder, con la quale scriverebbero volentieri sia Soffocare sia Papà.

 

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