Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 12 novembre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 11 novembre, XLI Giorno
della Nuova Era Riformista, si apriva con "Ciampi, subito
la legge sul fumo". Non è una gran notizia, d’accordo.
Ma domenica in Italia e nel mondo non è davvero successo
niente, forse in solidarietà con lo zero assoluto capitato
al Social Forum di Firenze. Va comunque detto che il titolo di
Rep. è migliore di quello del Corriere, che ha scelto
di aprire con un banale: "Il fumo fa male". E se qualcuno
avesse detto che "il fumo fa bene", cosa che Oriana
Fallaci peraltro sostiene da tempo, che cosa avrebbero fatto?
un inserto speciale? un comunicato del cdr?
Non essendo successo niente, i giornali di ieri riscattavano
l’indimenticabile "Buona domenica" dell’Indipendente
di Gianfranco Funari. Scelta ingiustamente bistrattata peraltro,
in quanto il titolo uscì proprio il giorno dopo il sabato
e ventiquattrore prima del lunedì.
Anche nel weekend non è che ci fossero chissà quali
notizie. Su Rep. si possono solo segnalare alcune cose. Una buona:
l’ennesimo reportage di Bernardo Valli dalla Cina. E poi tante
altre, un po’ così. Intanto la notizia che "esce
in Inghilterra" un libro di Jan Morris, si era già
letta la settimana precedente sul Venerdì, e poi il libro
non "esce in Inghilterra", perché è già
in libreria da un mese buono.
Dovendo comunque riempire un giornale, Rep. si è affidata
ai suoi uomini migliori e, vista l’emergenza, anche a Marco Travaglio.
Ecco cosa non è successo:
Paul Ginsborg, lo storico anglo fiorentino al quale Rep. aveva
affidato un diario sul Social Forum, ha approfittato dello spazio
redazionale per autopubblicizzare, due volte, una sua certa associazione
che si chiama "Laboratorio per la democrazia".
Jean Daniel, prestigioso intellettuale francese, ha scritto un
lunghissimo articolo per la rubrica "le idee". L’idea
in questione è questa: come mai Bush, Sharon e Putin hanno
"al loro fianco un’opinione pubblica compatta"? Molte
righe più in là, la soluzione del mistero: "La
spiegazione va ricercata, a mio parere, in una semplice osservazione".
Ce la dica, caro Daniel, i pensatori servono proprio a rendere
semplici le idee complicate: "I deputati di quei tre Parlamenti
rappresentano ed esprimono l’opinione maggioritaria di elettori
dominati dalla paura". Parbleu. La prossima volta, dategli
una nuova rubrica: "Le ideone".
Marco Travaglio, come detto, è tornato a scrivere. Non
più di sport, finalmente. Stavolta intervista Dario Fo
per gli Spettacoli. La collocazione non importa, il tema sempre
quello è: manette. Tanto che per affinità di argomenti,
nella stessa pagina c’è un boxino sui Police. La settimana
scorsa Travaglio ha firmato due articoli (record stagionale),
però sempre quattro in meno di quelli scritti, solo ieri,
da Giuseppe Turani.
Gian Carlo Caselli ha scritto un articolo sui "magistrati
al bivio" con il quale spiega che le "frizioni fra
giustizia, politica ed economia ce ne sono in tutte le democrazie"
solo che "in Italia la situazione è complicata da
vari fattori: la tenace persistenza della corruzione, capace
di sopravviere anche dopo i durissimi colpi di Tangentopoli;
la collusione con la mafia di pezzi della politica e del mondo
degli affari; la pretesa, da parte di alcuni politici, di sottrarsi
alla giustizia comune; la sistematica aggressione nei confronti
di alcuni magistrati che si ostinano a voler applicare la legge
in maniera uguale per tutti". C’è altro? No. Secondo
l’analista Caselli, il fatto che un magistrato torinese con i
capelli candidi abbia perso i grandi processi non c’entra un
fico secco con "le frizioni eccetera".
Antonio Gnoli ha dedicato un’intera pagina della Cultura alle
"voci dell’Io". Si parla di filosofia e di Io sul giornale
di Eugenio Scalfari. Un’occasione fantastica per schiacciare
l’occhio al Fondatore. Gnoli parte bene: "Chiunque decida
di occuparsi dell’Io in genere lo fa partendo da Cartesio".
Giusto, e poi? Nessun altro? Segue elenco di nomi citati nell’articolo:
Locke (2 volte), Schopenauer (3 volte), Nietzsche (4 volte),
Proust (2 volte), Simmel, Pirandello (2 volte), Le Bon (6 volte,
ma chi? Simon Le Bon dei Duran Duran?), Gentile, Ribot (4 volte),
Janet, Binet, Bergson, Sorel, Freud, Mussolini, Roosevelt, Huxley.
E in mezzo a 34 citazioni di pensatori sull’Io neanche uno Scalfari
buttato lì. Bravo Gnoli.
Umberto Eco ha scritto due pagine sulla scienza e le tecnologie
e mille altre cose. L’articolo, forse per fare un favore a Gianni
Vattimo, finisce così: "Resistere, resistere, resistere.
E buon lavoro". (continua)

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