Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 13 novembre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 12 novembre, XLII
Giorno della Nuova Era Riformista, si apriva con il "primo
no" iracheno "all’ultimatum Onu". Un articolo
di Magdi Allam interpreta le mosse di Saddam: "Ancora un
bluff iracheno", dice il titolo. Allam è bravo, come
sempre. Redazionalmente Corretto (Red. Corr.) si augura soltanto
che per entrare in Iraq, gli venga risparmiata la procedura Locaputo,
dal nome del "poeta visionario di Bisceglie", nonché
amico di un amico di Saddam, senza il quale Rep. due mesi fa
non sarebbe mai arrivata a Baghdad.
L’altro ieri Rep. si è fatta riconoscere all’estero. Paolo
Filo della Torre, da Londra, ha scritto il nome dell’uomo che
avrebbe violentato un valletto di Corte. Un nome che tutti i
giornali inglesi conoscevano ma che nessuno pubblicava perché
esiste una diffida degli avvocati del sospettato. Ieri quotidiani,
radio e tv hanno fatto notare come lo "scoop" di Rep.
fosse una gravissima violazione della legge, e nel riportare
la notizia che su Rep. quel nome c’era, non hanno smesso di rispettare
la privacy. C’è che a Fleet Street non pensano che il
tintinnar di manette sia sempre un momento magico.
Sulla prima pagina di ieri c’era anche un bell’articolo di un
importante uomo politico, uno sfogo che contiene questa frase:
"In questo lasso di tempo, ho perso molta sicurezza in me
stesso e sono molto più umile. Forse non mi crederete,
ma più passano i giorni più provo paura del pubblico,
più passano i giorni più sento la paura di non
essere all’altezza del mio compito e di rovinare tutto".
Se pensate che dopo aver applaudito alla beatificazione di monsignor
Josemaría Escrivá, Massimo D’Alema (Max) possa
aver fatto autocritica, Rep. non è il giornale che fa
per voi. Quelle parole sono del presidente ceco Vaclav Havel.
A Max, piuttosto, calzano a pennello le parole di un altro articolo
di prima pagina: "L’unico ostacolo che c’è tra me
e la grandezza sono io". (La frase è di Woody Allen,
e sta scherzando). A proposito di Max c’è da notare che
ieri non c’era una riga sul suo viaggio in Brasile, riportato
invece con evidenza dal Corriere. Red. Corr. si stava chiedendo
per quale motivo Rep. l’avesse ignorato, poi ha letto il Corriere
e ha capito che Rep., la nuova Rep. riformista, non poteva certo
dare spazio a una simile castroneria: "D’Alema da Lula:
il riformismo vince".
In Israele è tornato Benjamin Netanyahu e Rep. ha ripreso
a strillare: "L’ira di Netanyahu su Arafat: deve essere
cacciato".
La cronaca politica è sulla Finanziaria. Barbara Jerkov
ha scritto un ottimo articolo sulle divisioni interne al centrodestra
e in particolare sul dc Bruno Tabacci il quale ride di tutti
i suoi colleghi polisti perché "più errori
commette questo governo e più spazio politico ci si spalanca
davanti". Brava la Jerkov a scovare l’enorme statista.
Poi c’è il caso Cordero, Franco Cordero. Anche ieri Red.
Corr. non ha capito niente del suo "articolato". Il
senso generale però era chiaro, diciamo la stessa solfa
di un articolo qualsiasi di Curzio Maltese oppure, se solo lo
facessero scrivere, di Marco Travaglio. Red. Corr. si chiede
se qualcuno legga gli articoli del Prof. Non tra i lettori, ché
è impossibile, ma tra i redattori, i capiservizio, i vicedirettori.
Esiste in natura (a parte il direttore del Foglio, che di Cordero
è devoto estimatore, ndd) un uomo capace, dopo aver ricevuto
il manoscritto, di rispondergli: "Ottimo professore. Bellissimo
e chiarissimo come sempre"? C’è qualcuno a Piazza
Indipendenza disposto a giurare innanzi a Dio che l’articolato
in questione non sia il medesimo di quello inviato la settimana
precedente? Scrive il Cordero che "i berluscones scrivono
a spanne". Parole sante, ma il giudizio va perlomeno allargato
all’intero genere umano se il metro di bravura stilistica è
il seguente: "Casa d’Arcore risponde napoleonicamente (fulminea
marcia dalla Manica sul Danubio, fino al sole d’Austerlitz nella
battaglia dei tre imperatori): mani che non direi d’orafo esumano
la formula passepartout, nonché una sospensione automatica
prevista dall’art.47, c.1, come se la Corte Costituzionale, 22
ottobre 1996 n.353, non l’avesse dichiarato invalido". Il
prof sostiene che questo ragionamento "lo capisce anche
un profano".
Infine lo Sport. Finalmente un momento di distrazione e svago.
Ecco i titoli di ieri: "I veleni del campionato"; "Ditemi
se il nostro calcio è credibile"; "Due giorni
di fuoco"; "Questo è l’inizio, spaccherò
loro le ossa"; "Siamo stati scippati, una direzione
da ufficio indagini"; "Fermare il gioco al massacro";
"Io mafioso? Ci vediamo in tribunale"; "Trentalange
sporge querela"; "Deferiti due presidenti"; "Non
si può tollerare la diffamazione"; "Galliani
dovrebbe dimettersi"; "Negro non ha neanche chiesto
scusa"; "Insulti, sospetti, minacce"; "Mi
hanno sputato addosso". Ecco perché Travaglio non
scrive più, l’hanno messo allo Sport a fare titoli. (continua)