Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 19 novembre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, lunedì 18 novembre,
XLVIII Giorno della Nuova Era Riformista, si apriva con "Andreotti
condannato a 24 anni" per l’omicidio del giornalista Mino
Pecorelli. Due i commenti, uno di Giorgio Bocca che scrive "a
noi sembra che le interpretazioni politiche dei processi rappresentino
sempre dei grossi rischi" e dunque è lui il primo
a rischiare un casino; e un’altra di Giuseppe D’Avanzo (Davanpour).
L’articolo di Davanpour è, come direbbe una maestra, fuori
tema: dice che è colpa di Berlusconi. Condannano Andreotti,
ma fituso è sempre il Cav.
Sostiene Davanpour, con stringente logica, che Andreotti è
stato giudicato colpevole di assassinio ma è un gentiluomo,
si comporta bene. Non come quel fetentone del Cav. che critica
la sentenza Andreotti per farsi gli affaracci suoi. Nell’ultima
colonna, finalmente, Davanpour affronta i problemi giudiziari
di Andreotti, ma deve essere successo un guaio con il copia-e-incolla
del computer o con le e-mail, perché il processo di cui
parla non è quello di ieri, celebrato a Perugia (ridente
cittadina umbra facilmente raggiungibile con la superstrada E
45 oppure con elicottero), ma quello palermitano sulla mafia,
dove peraltro Andreotti è stato assolto. Esito giudiziario
di cui a Davanpour non può fregare di meno: "Questa
responsabilità nessuno potrà togliergliela dalle
spalle". "Nessuno", a parte il Padreterno e l’autorità
superiore Davanpour.
L’inviato di Rep. è giustificato. Sabato ha scritto un
ottimo articolo sui no global arrestati dalla procura di Cosenza,
scoprendo che i Ros dei carabinieri hanno girato l’Italia per
offrire il dossier investigativo che sta alla base dell’inchiesta.
Anche Sebastiano Messina (Bastia’), sabato è intervenuto
sul tema. Bastia’ ha preso giustamente in giro i commenti non
proprio garantisti di molti esponenti del Polo: avete visto?,
scherza Bastia’, se non c’è di mezzo Berlusconi, la destra
torna forcaiola. Vero, ma l’articolo di Bastia’ poteva essere
scritto anche al contrario: avete visto?, se non c’è di
mezzo Berlusconi la sinistra torna garantista.
Il lunedì è il gran giorno di Affari e Finanza,
il settimanale economico di Rep. scritto, diretto e interpretato
da Giuseppe Turani. Ieri Turani ha scritto 8 articoli (record
stagionale), le prime 4 pagine consecutive. Detto in un altro
modo: in un solo giorno ha scritto 7 articoli in più di
Marco Travaglio in un’intera settimana.
Segue elenco di cose buone pubblicate ieri e nel weekend: 1)
l’intervista di Goffredo De Marchis a Carlo Nordio, presidente
della Commissione di riforma del codice penale che abrogherà
i reati d’opinione; 2) la non pubblicazione degli articoli anti
Bush di Bob Woodward, il cronista che fece il Watergate per il
Washington Post. Ora che Rep. è riformista la propaganda
anti americana la lascia volentieri al Corriere; 3) la rubrica
di Mario Pirani, ieri a proposito della legge sulla terapia del
dolore. Pare che al ministero della Sanità ne ignorino
l’esistenza; 4) un articolo di Riccardo Orizio sulle colpe del
vecchio imperialismo e sulla necessità di un nuovo colonialismo;
5) un saggio breve di Philip Roth sul suo essere americano, ma
va detto che la paginata del Corriere scritta dal Premio Nobel
Imre Kertész era molto più bella.
Vittorio-Gatto-Copione-Zucconi (Zuccopycat) ha scritto un articolo
sulle malattie segrete di John Kennedy. Jfk soffriva di qualsiasi
cosa, osteoporosi, colite spastica, morbo di Addison, disfunzioni
ormonali, ansia, insonnia, pare addirittura che a causa del mal
di schiena non riuscisse a indossare la scarpa sinistra senza
aiuto. Un disastro. Con i consueti effetti speciali della sua
prosa, Zuccopycat sostiene che l’assassinio di Dallas fu "una
morte sicuramente, ma non del tutto crudelmente, prematura, che
risparmiarono al piccolo re Artù col ciuffo della Camelot
americana, la discesa all’inferno di una vecchiaia umiliante".
Un genio.
Infine, per rilassarsi, le pagine sportive. Ecco alcuni titoli:
"Chi sta rovinando un grande campionato"; "La
Libia vuole la Lazio"; "Ha ragione Sensi, lascio l’Italia";
"Il presidente aveva parlato di organizzazioni a delinquere";
"Violenza, risse, insulti"; "A Cagliari portiere
aggredito e match sospeso, all’Olimpico la bufera Capello";
"Allucinante al S. Elia (versione riformista del mitico
‘Clamoroso al Cibali, ndr’)"; "Scavalca e manda ko
il n.1 del Messina"; "Ultrà scatenati, tentata
invasione di campo"; "I carabinieri evitano il peggio".
E Travaglio sempre lì, a far titoli. (continua)

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