La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 25 novembre, LV Giorno
della Nuova Era Riformista, si apriva con due notizie: "Haider
crolla, in Austria trionfano i popolari" e "Ciampi
fermi la devolution". Le due notizie, ovvio, non sono collegate
ma leggendo Rep. pare di sì. Nei numerosi articoli sulla
riforma costituzionale che piace alla Lega si racconta quanto
Silvio Berlusconi sia succube di Umberto Bossi. Il senatur sarebbe
il padrone d’Italia. Succede però che la corrispondenza
di Paolo Rumiz da Vienna dica il contrario. L’inviato di Rep.
spiega così i motivi della débâcle del partito
di Joerg Haider: "Che choc, per gli uomini dell’onda bruna
oggi ridotti a posizione subalterna, senza forza contrattuale.
Pare la Lega nella coabitazione con Berlusconi, incapace di reggere
al ruolo di governo, ma ormai troppo debole per tornare in trincea"
Troppo debole o padrona d’Italia? Riunitevi e fateci sapere.
Rep. è soddisfatta dalla sconfitta haideriana. Molto soddisfatta.
Forse troppo, visto che le elezioni sono state vinte dalla destra
moderata alleata di Haider. In due parole è come se in
Italia avesse vinto il Cav., e Bossi fosse andato maluccio. Va
bene essere riformisti, ma fino a questo punto? Chi ha vinto,
poi, è lo stesso capo di governo per il quale a suo tempo
furono invocate le sanzioni diplomatiche. Lo stesso uomo che
secondo qualche centinaio di articoli di Rep. con il suo comportamento
avrebbe consegnato l’Austria e l’Europa al nazi-fascismo. E invece
è finita così. La corrispondenza di Rumiz, poi,
non dice una cosa fondamentale per capire la vittoria di Wolfgang
Schuessel, e cioè che alcuni ministri haideriani, e in
particolare l’amatissimo responsabile delle Finanze, Karl-Heinz
Grasser, sono passati con i democristiani.
Gli articoli di Magdi Allam sono sempre molto interessanti, ma
quello che ha scritto sabato a proposito del massacro di Miss
Mondo ("Il pretesto del Corano"), contraddiceva la
testimonianza del premio Nobel nigeriano, Wole Soyinka, secondo
il quale il Corano non è affatto un pretesto ma la ragione
prima della carneficina. Ieri Rep. aveva un quasi scoop sugli
scontri. L’autrice, Francesca Caferri, racconta di un "appoggio
dei militari e della polizia" ai musulmani. Il coinvolgimento
dell’esercito pare sicuro, ma gli uomini del desk di Rep. non
si sono accorti della notizia contenuta nell’articolo e banalmente
hanno scelto di titolare: "In Nigeria è guerra di
religione". Che poi è il contrario di quanto c’è
scritto dentro.
Finalmente è tornato a scrivere Marco Travaglio. E non
di calcio o di spettacoli teatrali. Travaglio è intervenuto
sulla sua materia, l’odore dei soldi del Cav. Fa un erroruccio
quando dice che l’interrogatorio di Berlusconi è "un
processo pubblico a tutti gli effetti" (Radio Radicale ha
spiegato come in altri casi, uno per tutti l’interrogatorio a
Giovanni Spadolini, i giornalisti non entrarono), ma è
poca roba di fronte alla gioia per la sua ricomparsa, offuscata
solo in parte dal fatto che Rep. era così a corto di articoli
da aver dedicato un’intera pagina a "se il fiordaliso non
sboccia più".
Franco Cordero, domenica, ha scritto il solito dotto articolo
contro il Cav., ma ha tenuto a precisare, fin dalle primissime
righe, che l’auto rettifica di Eugenio Scalfari sulla composizione
delle Corti che giudicarono Andreotti era altrettanto sbagliata.
La pagina delle lettere di sabato ha battuto il record mondiale
di smentite a un numero del giorno precedente. Mimun ha smentito
Messina; Biagi ha smentito Ravelli; Saccà ha smentito
Fontanarosa; la Rai tutta ha smentito prima il collabò
Maltese, poi Concita De Gregorio. Non è stata una bella
figura.
Poi c’è l’imbarazzante caso di Libertà e Giustizia.
Ogni giorno va pagato pegno all’associazione del padrone di Rep.
e di altri miliardari di sinistra. Sabato un bel box ha spiegato
la loro posizione sulla devolution. Liberté, égalité,
jet privé. (continua)
26 Novembre 2002