Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 30 novembre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 29 novembre, LIX Giorno
della Nuova Era Riformista, si apriva con il "terrorismo
all’attacco di Israele". Finalmente le cronache, i commenti
e (quasi) tutti i titoli che Rep. ha dedicato alle ultime tre
stragi provocate dai terroristi islamici non finiscono per accusare
la vittima stessa degli attentati. Per una volta cioè,
Rep. non dà la colpa a Israele. E’ l’Era Riformista, bellezza.
Il reportage di Riccardo Orizio da Mombasa, "Quei corpi
dilaniati nella hall del Paradiso", è davvero buono
sia nello stile di racconto quanto nella raccolta delle notizie.
Anche i due commenti sono ottimi. Ma va notato che per poter
pubblicare un paio di editoriali bilanciati su Israele, i vertici
di Rep. si sono dovuti affidare a due firme straniere. Allo scrittore
israeliano David Grossman e all’islamista francese Gilles Kepel.
L’editoriale di Grossman, dal titolo "Un popolo minacciato",
potrebbe aver scioccato i lettori di Rep., abituati a ben altro:
"Non c’è posto sicuro per gli israeliani e per gli
ebrei. Non c’è via di scampo. E’ una sensazione che probabilmente
molti di noi conoscevano già, ma inconsciamente la reprimevano:
perché è troppo deprimente. Una sensazione che
ci riporta indietro nel tempo, risvegliando i tormenti del passato,
memorie di sterminio, persecuzione, oppressione contro il popolo
ebraico". L’unica caduta è un boxino piccolo piccolo,
curato dal corrispondente Enrico Franceschini: nel dare la notizia
della vittoria di Ariel Sharon alle Primarie del partito, il
giornalista di Rep. non si capacita di come gli israeliani possano
ancora aver fiducia nel premier. Redazionalmente Corretto (Red.
Corr.) un’idea ce l’ha: a Gerusalemme e a Tel Aviv non leggono
le cronache di Franceschini (e degli altri suoi colleghi italiani).
Ma Rep. sta cambiando anche su questo fronte, è certissimo:
"a sinistra s’avanza uno strano riformista", Ezio Mauro.
Ci penserà lui a trasformare Rep. in un giornale sionista
oltre che riformista.
Ieri Rep. aveva uno scoop e, scoop nello scoop, lo scoop è
di Curzio Maltese (Curzioglia). "Partiti, arrivano i fondi
occulti", spiega il titolo. Curzioglia ha scoperto che nelle
pieghe della Finanziaria, pare con il consenso di tutti, c’è
un emendamento che "ripristina in Italia il finanziamento
occulto". La nuova norma regalerà un altro bel po’
di miliardi ai partiti ingordi. Bravo Curzioglia ad averlo scoperto.
Al solito però, anche quando scrive ottime cose, Curzioglia
esagera. L’articolo è costruito come se "il finanziamento
occulto" fosse l’ultimo episodio della tetralogia berlusconiana,
dopo il falso in bilancio, le rogatorie e la Cirami. E’ inutile
citare spezzoni dell’articolo di Curzioglia, ve li immaginate
già. Quello che il lettore non può sapere, proprio
perché Curzioglia non lo dice, è questo: l’emendamento
è del centrosinistra, dell’opposizione, degli avversari
del Cav.
Fatta una cosa buona, Curzioglia la rovina subito con la solita
rubrica sul Venerdì, dove da un po’ di tempo si misura
con l’analisi politica internazionale. Scrive così: "L’Occidente
sta scivolando verso regimi più autoritari che democratici".
Un po’ fortina, effettivamente. Ma le pagine dei commenti del
Venerdì sono così, la croce di un altrimenti bellissimo
giornale. Piero Ottone (Brass), per esempio: "Provo sempre
meraviglia quando leggo che, in seguito alla crisi di un’azienda,
gli operai scendono in piazza, e magari occupano i binari del
treno, per protestare. Capisco lo sgomento di chi perde il lavoro:
ma la protesta?". Già, perché protestare quando
a Termini Im. potrebbero gustare vagonate di brioche?
Ieri Red. Corr. si era augurato che Eugenio Scalfari intervenisse
per correggere le mancanze di Concita De Gregorio (Conc.) sulla
storia patria. Ci hanno pensato Lucio Villari ("Non è
un errore sottolineare, come ha fatto Bossi, che molti dei Mille
erano bresciani e bergamaschi") e Adriano Sofri ("Be’,
è vero"). Conc. sa di aver preso una cantonata. Infatti,
pur scrivendo di Rai, ha scelto di cominciare così il
suo articolo: "Bisogna pensarci un po’, fare attenzione".
W la nuova Conc.
(continua)

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