Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 8 novembre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 7 novembre 2002, XXXVIII
Giorno della Nuova Era Riformista, si apriva con il Social Forum,
giudicato più importante della "Vittoria storica
di Bush". I giornali si aspettavano un gran baccano dal
raduno di Firenze, ma non è successo niente. Si aspettavano
anche la solita America fifty-fifty, divisa a metà tra
i repubblicani e i democratici. E’ successo che ha stravinto
Bush. I vertici di Rep. hanno scelto di dare più peso
al Social Forum, forse per giustificare i sette inviati a Firenze.

Nelle pagine interne c’è anche una rubrica fissa, Diario
fiorentino, scritta dallo storico anglo-fiorentino Paul Ginsborg
(gin.org). La prima riga traccia il solco: "Il Social Forum
Europeo che si è aperto qui ieri sera ha a che fare soprattutto
con le idee". Deve essere il proverbiale humour inglese.
Come in quest’altro passo: "I neo liberisti, giorno dopo
giorno, stanno perdendo la battaglia delle idee". Che si
limitino a vincere le elezioni?
Si parla di Firenze, e dunque anche di Oriana Fallaci e della
sua articolessa pubblicata mercoledì dal Corriere. Rep.
le risponde con un’intervistina breve di Anais Ginori a Tiziano
Terzani, stavolta raggiunto non sul tetto del mondo ma in un
attico di Manhattan. Ovvio che sia intervenuto anche Michele
Stream Serra. Ovvio che sia rimasto disgustato da Oriana. Ovvio
che non gli sia piaciuta la sequela di insulti contro i no global,
i comunisti, il mondo intero.
Gli insulti fanno orrore all’umoralista Michele Stream. E per
condividerlo con i suoi lettori, scrive l’articolo con il più
alto concentrato di contumelie mai scritto nella storia del giornalismo
mondiale: "L’articolo di Oriana Fallaci aveva il decorso
straziante di una colica renale". Mizzica. "Lo stile
era greve e deragliante; il lessico era irriflessivo e rozzo;
la lunghezza era spropositata, specie in rapporto alla brevità
strutturale dell’unica argomentazione; marea stagnante di piatto
livore; tocchi di toscanismo becero, da Curva Fiesole, da ostessa;
umorismo involontario, autocaricaturale; pomposo, vacuo".
Anche "l’impaginazione era mediocre, un corsivone dilagante
che ammazza la prima pagina e affonda l’intero giornale".
Ma non bastava un semplice "Oriana, fuck you"?
Meglio, molto meglio, Eugenio Scalfari (sor Fond.), nonostante
il titolo: "Retorica vergognosa". Anche sor Fond. è
indignato, ma fa un buon servizio ai lettori spiegando la tecnica
linguistica della scrittrice, "la sua sintassi, il montaggio
delle frasi, la concatenazione dei periodi, degli aggettivi,
dei tempi verbali". Bravo sor Fond. La sua lezione è
servita, tanto che un’intervista ai familiari dell’italiano arrestato
a Bali è stata genialmente titolata in puro stile fallaciano:
"E’ un artista, non c’entra con l’Islam".
Ieri s’è pagato il pegno Cordero. Franco Cordero. Il prof.,
la cui prosa è una via di mezzo tra Céline e Liana
Milella. Redazionalmente Corretto (Red. Corr.) non ha capito
niente, ma è rimasto colpito da questa frase: "Ancora
mezzo secolo fa le questioni sul cosiddetto rito hanno poco corso,
malviste dall’opinione chic, quali roba da causidico; i campioni
giostrano nel merito (fatto e diritto: se certe cose siano avvenute;
indi come definirle)". Già, come definirle?
Una definizione si può azzardare a proposito dello stato
d’animo di Vittorio-Gatto-Copione-Zucconi (Zuccopycat): ci è
rimasto male. Aveva raccontato che l’America si era scocciata
di Bush eccetera. Ora che gli americani gli hanno spiegato che
non era così, Zuccopycat scrive che l’America "sta
pericolosamente diventando una democrazia non più soltanto
del denaro e dall’astensione, ma una democrazia ereditaria".

Un ottimo reportage di Bernardo Valli racconta "la Pechino
capitalista del dopo Jiang Zemin". L’articolo è molto
interessante, nonostante un giudizio prematuro: "La Cina
del terzo millennio non riserva sorprese. Almeno per ora".
In effetti c’è tempo ancora qualche secolo.
Infine Marco Travaglio, giornalista con la carriera separata
da quella del suo stesso giornale. Ieri, però ha scritto.
Bene, finalmente. E di che cosa? Della legge Cirami? Delle malefatte
di Previti? Degli imbrogli del Cav.? Di quei cornutoni dei riformisti?
Degli amici girotondisti? Del buco della Fiat? Di Michele Santoro?
Di odore dei soldi? Di satira? Delle scarpe di D’Alema? Di Milano
2? No, ieri finalmente Travaglio è tornato da par suo,
con un articoletto a pagina cinquantaquattro (54), sezione Sport,
inchiesta del pm Guariniello. Genere, il solito: manette. (continua)