Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 17 dicembre 2002

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 16 dicembre, IV Giorno
della Nuova Era Riformista, Automobilista e Libera&Giusta
(NERAL&G), si apriva con "Condono edilizio, porte aperte",
un titolo che ricorda la storica campagna pubblicitaria della
Renault. A parte i risultati di calcio e le notizie sul condono
ieri Rep. sembrava prefabbricata. Era tutto vecchio (o manipolato).
A meno che non crediate che sia nuova la notizia che Bush vuole
"eliminare i capi di Al Qaida". Una notiziona: "In
una lista segreta i venticinque bersagli da colpire. Fra questi
Bin Laden e il suo luogotenente al-Zawahiri". Però,
Bush vuole far fuori Bin Laden? Era un segreto? E nemmeno si
può dire che "la licenza di uccidere" sia stata
data ieri, come dice un sommario di Rep. C’è dall’indomani
dell’11 settembre, tanto che già il mese scorso (come
scrive Zuccopycat), in Yemen, gli americani lanciarono un missile
contro un ricercato di Al Qaida. La notizia, piuttosto, è
un’altra: d’ora in avanti la Cia è autorizzata a colpire
senza bisogno di avvertire il presidente.
Rep. poi pubblica un articolo, "il retroscena" addirittura,
di Andrea Bonanni su Romano Prodi. Il titolo è: "Prodi
e la Grande Ue una lunga marcia durata tredici anni". Bene,
qual è "il retroscena"? Che cosa è successo
tredici anni fa? Leggiamo: "Ci sono momenti eccezionali
in cui ad alcune persone è dato di guardare in faccia
il proprio destino". Ottimo, slurp. "La notte tra giovedì
9 e venerdì 10 novembre 1989 Romano Prodi la trascorse,
come altri milioni di privati cittadini occidentali, incollato
sul divano blu del salotto nel suo appartamento di Bologna di
fronte alla Cnn che trasmetteva le immagini del crollo del muro
di Berlino". Cioè "il retroscena" sulla
nascita della Grande Europa sarebbe questo: Prodi guardava la
tv sul suo divano blu. "Un’emozione forte", scrive
Bonanni, "condivisa con la moglie Flavia, con i figli e
con i loro amici che giravano per casa". Perdinci. "Come
tutti, Prodi capiva di essere testimone di una pagina di Storia.
Ma non poteva intuire che quel momento avrebbe segnato anche
il suo futuro facendo di lui l’uomo che, tredici anni un mese
e quattro giorni più tardi, a Copenaghen, avrebbe portato
a termine l’unificazione pacifica dell’Europa dopo venti secoli
di guerre, paure, massacri e divisioni". Prodi, slurp, unificatore
pacifico, slurp, dopo venti secoli di guerre, slurp, paure, slurp,
massacri, slurp e divisioni. L’articolo è lungo due pagine,
slurp e a capo.
C’è anche un commento di Ralf Dahrendorf, argomento: "Le
democrazie azzoppate dalle crisi delle opposizioni". Un’opinione
molto giusta&libera, nonostante la frase "Berlusconi
non ha rivali di cui preoccuparsi" suoni beffarda, visto
che l’editore di Rep. si vanta di aver scelto il rivale del Cav.
in un’intervista con la moglie del rivale del Cav. su un giornale
un tempo rivale oggi alleato di Rep. contro il Cav. (I personaggi
sono Carlo De Benedetti, Francesco Rutelli, Barbara Palombelli,
il Corriere della Sera).
Fronte Fiat. Dopo aver vinto la battaglia contro Mediobanca e
Cav., Rep. continua a dare punti a tutti. Nel weekend Federico
Rampini ha raccontato, parola per parola, il discorso di Umberto
Agnelli agli azionisti, una cosa del tipo: abbiamo perso, hanno
vinto le banche, ora se la sbrighino loro. Brava Rep. Peccato
però che continui nella più grande opera di manipolazione
editoriale che il giornalismo italiano abbia mai conosciuto:
il caso di Hugo Dixon, autore di una rubrica di analisi economiche
che Rep. taglia, cuce, stravolge e censura a piacere. Ieri Dixon
non c’era. O meglio la rubrica c’era, ma senza il pezzetto sulla
Fiat, che invece si poteva leggere sul Wall Street Journal, altro
giornale al quale Dixon manda le sue analisi. Dixon, sul Wsj,
scrive che aver stoppato Mediobanca e Berlusconi non è
di per sé una soluzione. Ci vuole un piano industriale
e finanziario credibile e la persona giusta per attuarlo. Fiat
per ora non ha né l’uno né l’altro, e corre veloce
verso la bancarotta. Mediobanca almeno aveva l’uomo giusto, Enrico
Bondi, e aveva anche un piano. Le banche, invece, gli hanno preferito
Paolo Fresco, "Fiat’s discredited chairman". Prima
o poi "Mediobanca e mister Berlusconi si vendicheranno".
Rep. ha censurato, come neanche la Rai con Monica Lewinsky, la
stagista di Bill Clinton definita da Natalia Aspesi come una
"ingenua ragazza afflitta da un di dietro impressionante
per vastità montagnosa". Molto elegante, Lady Asp!
C’è anche un redazionale su Libertà&Giustizia,
il club dell’editore di Rep., che ieri ha lanciato un appello
contro "il controllo sulle idee". Ce l’hanno col Cav.,
ma può tornare utile con Dixon e le manipolazioni del
Minculrep. (continua)

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