La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 2 dicembre, LXII Giorno
della Nuova Era Riformista, si apriva con la "strage di
clandestini sulla rotta per l’Italia". Il titolo principale
è sull’Iraq: "Bombe su Bassora". L’articolo
è di Vittorio-Gatto-Copione-Zucconi (Zuccopycat). L’attacco
è formidabile, ad alto contenuto di effetti speciali:
"In attesa che la guerra in Iraq scoppi, la guerra in Iraq
continua". Spiace solo che stavolta non abbia scritto che
Bush vuole "scatenare l’Apocalisse in Mesopotamia".
L’editoriale di prima pagina, argomento: Aids, è addirittura
di Bill Clinton, campione del riformismo popolare made in Usa.
Con l’eccezione di Mario Pirani e di Natalia Aspesi, i grandi
editorialisti di Rep. ieri hanno dato forfait. Figuratevi che
in edicola non c’era neanche Affari&Finanza, l’inserto economico
scritto, diretto e interpretato da super Peppino Turani, forse
a causa di un raffreddore del medesimo.
Natalia Aspesi (Lady Asp!) ha scritto un corsivo dal titolo "Pelosi".
Pelosi, come Nancy, la nuova capogruppo Democratica al Congresso
di Washington. Una donna liberal e italoamericana a Capitol Hill.
Sarà la solita solfa post femminista? Macché: "L’uomo
è disteso languido e offerto, la bocca socchiusa, gli
occhi carichi di desideri eccessivi. Sarebbe nudo, se una selva
oscura di peli neri non rivestisse torace e spalle, per non parlare
delle ascelle, una vera foresta tropicale, impenetrabile".
Niente politica americana, Lady Asp! commenta la pubblicità
del nuovo profumo di Yves Saint Laurent. Pare che nascerà
una moda: "In molti si adegueranno: con il vantaggio che
almeno fin quando dura, saranno liberi dalle sofferenze depilatorie".
Quella dei peli è una mania delle giornaliste snob di
sinistra: Maria Laura Rodotà aveva scritto decine di articoli
sui dolori da depilazione di Sergio del Grande Fratello. Contropelo,
compagni: l’Era massimalista è finita. L’uomo riformista
non si depila, né frequenta shaving club dove non si parla
inglese.
Ieri ci è toccata la solita intervistona di Rep. che fisserà
l’agenda politica delle prossime 12 ore. Stavolta Fassino "non
chiude la porta al dialogo". Ma non è che la spalanchi:
"Il Polo è un disastro"; "una linea Tremonti
che ha fatto fallimento"; "e che ha suscitato l’allarme
del presidente Ciampi"; "i guasti a tutti evidenti";
"la maggioranza offre un’immagine d’inaffidabilità";
"spesso non ha cultura di governo"; "non sa governare";
"naif"; "sprovveduta". Dopo l’articolo di
Lady Asp! c’è di buono che se qualcuno dovesse ancora
dare al Cav. del "garantista peloso", verrà
inteso come un elogio, un’apertura al dialogo. Abbassate le spade,
incrociate le lamette.
Ieri, come spesso capita il lunedì, Rep. era moscia. La
cosa migliore era l’intervista di Paolo D’Agostini a Paolo Villaggio,
fresco autore di un’autobiografia. Villaggio si autodefinisce
cattivo e anticonformista, e se lo dice una quarantina di volte.
Poi ne dice una carina: "Un paese dove appena dici ‘muoio’
tutti a toccarsi i coglioni, anche le suore. Hanno il terrore,
non credono minimamente all’aldilà". Peccato abbia
continuato con una cagata pazzesca: "Quelli della Striscia
di Gaza con la cintura piena di esplosivo, loro ci credono. Sanno
che le fontane versano vino e che ragazze bellissime saranno
a disposizione anche dei poveri".
Nel weekend sono usciti un ottimo Michele Serra, contro quel
bacchettonismo ministeriale che per combattere l’Aids consiglia
la castità; un interessante reportage dall’Iran di Renata
Pisu; e un inenarrabile scambio epistolare tra Cesare Garboli
("Caro Bernardo, per ragioni che non sto qui a dirti, mi
trovavo, qualche giorno fa, a La Rochelle") e Bernardo Valli
("Se alzo gli occhi, mentre leggo la tua lettera, caro Cesare,
vedo la facciata scolorita di una casa di rue Blanche, la strada
che dalla Trinité sale verso Pigalle"). Per ragioni
che non sta a dirvi, Red. Corr. vi informa che preferisce di
gran lunga Pigalle alla Trinité.
Una postilla su Zuccopycat, i cui articoli sono capolavori assoluti.
Anche perché non è necessario leggerli per intiero.
E’ sufficiente l’attacco, dove Zuc. mette la notizia o quel che
è. Poi si può andare dritti al pirotecnico finale.
Sabato, per esempio, l’articolo finiva così: "E senza
l’aiuto del mondo arabo, di quell’universo islamico che deve,
come avverte Salman Rushdie, esorcizzare i demoni svegliati dentro
il proprio corpo, non ci sarà generale o tecnologia che
potranno difendere dai morsi della medusa ogni aereo charter
e ogni club sulla scacchiera del pianeta intero". Non vuol
dire niente, ma dio come lo dice bene, con quello stile nient’affatto
glabro. (continua)
3 Dicembre 2002