Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 23 gennaio 2003

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 22 gennaio, Giorno
XXII della Nuova Era Forte & Elettrica (non più Libera
& Giusta, ché ormai, dopo l’addio di Innocenzo Cipolletta,
quella di Carlo De Benedetti è diventata l’unica associazione
al mondo con più dimissioni che iscritti), si apriva con
Bush: "Saddam mente, ora basta". Gli editoriali di
prima pagina sono tre, abbastanza pesantucci. Il principale è
di Ralf Dahrendorf. Il politologo inglese analizza i dissapori
tra americani ed europei, e spiega a quest’ultimi che i valori
dell’Occidente, messi in pericolo con l’11 settembre, "o
si difendono o si accantonano". Se si sceglie questa seconda
via bisogna ricordarsi della "catastrofe" causata dalla
"arrendevolezza negli accordi di Monaco del 1938 ­ la
pace della nostra epoca ­ che in realtà significava
darla vinta a un malvagio dittatore". Dahrendorf continua
spiegando ai lettori di Rep., abituati a ben altro, che "gli
Stati Uniti sono indispensabili per i valori dell’Occidente e,
se gli Usa fossero attaccati, lo saremmo tutti noi". Bravo
Ezio Mauro (che la Forza sia con lui) ad averlo pubblicato. Resta
un dubbio: com’è possibile che per avere un commento non
antiamericano Rep. debba ricorrere a uno straniero (o a un prigioniero
di Pisa)? Possibile che in un paese che conta 54 milioni di opinionisti,
Rep. non riesca a trovarne nemmeno uno?
Molto interessante l’intervista di Magdi Allam al leader islamico
di Londra, la cui moschea è stata perquisita da Scotland
Yard. Abu Hamza conferma il timore di Tony Blair di un "attacco
di al Qaida in Gran Bretagna" e spiega che, in fondo, ai
fondamentalisti dell’Iraq non frega niente: "Non credo proprio
che ci sarà una reazione islamica alla guerra all’Iraq
anche perché l’Iraq non è la Palestina". Allam
gli chiede: "Vuole dire che per i musulmani l’Iraq conta
meno della Palestina?" E l’Imam: "Certamente. La Palestina
è al centro del nostro interesse la situazione con
l’Iraq di Saddam è diversa. Neppure gli iracheni partecipano
alle manifestazioni contro la guerra". Un’analisi mica male,
eppure Rep. preferisce titolare in un modo opposto: "La
minaccia dell’Imam di Londra: ci sarà un 11 settembre
inglese". Titolo peraltro sbagliato, visto che l’Imam dice
una cosa diversa: "Blair sta preparando un nuovo complotto
come quello dell’11 settembre. Faranno mettere delle bombe da
qualche loro scagnozzo e poi addosseranno la responsabilità
sui musulmani". A dirla tutta anche Blair non dice esattamente
quello che Rep. gli fa dire. A differenza dei concorrenti, Rep.
dà grande spazio al premier inglese. C’è un problema
di traduzione (Zuccopycat però non c’entra). Secondo Rep.,
Blair è sicuro: "Colpiranno la Gran Bretagna, inevitabile
l’attacco di Al Qaida". Il Corriere traduce diversamente
e liquida in due righe: Blair ha parlato di "inevitabili
attentati che i terroristi cercheranno di compiere".
Rep. continua con la sua serie di grandi inchieste: due pagine
di "dossier" sulla legge Bossi-Fini sull’immigrazione.
Numeri, dati e grafici, tutto molto interessante, ma pericolosamente
simile all’inchiesta pubblicata lunedì dal Sole-24 Ore.
Il quotidiano economico aveva impiegato dodici giornalisti per
raccogliere i dati dalle prefetture e dalle questure. A Rep.
ne sono bastati due. Le informazioni sono le stesse, Red. Corr.
non ha letto tutto ma, a occhio, l’apporto di Rep. all’inchiesta
sembra essere il seguente: mentre sul Sole i dati sono riportati
seguendo l’ordine alfabetico delle città dove sono state
aperte le pratiche di sanatoria (per cui prima Bari, ultima Vicenza),
Rep, ha privilegiato il numero di pratiche aperte in ogni città
(per cui prima Milano, ultima Palermo).
Come è noto, Rep. non fa scrivere Marco Travaglio. Ma
ieri è andata oltre. Il Travaglio, riporta il Corsera,
ha partecipato a una manifestazione con Sergio Cofferati: "Cofferati
vara l’alleanza anti-Berlusconi. A Sesto San Giovanni con Santoro
e Di Pietro, Gino Strada e Travaglio". Bene. Su Rep. la
cronaca è affidata a Luca Fazzo, e di Travaglio non c’è
traccia. (continua)