Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 24 gennaio 2003

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 23 gennaio, Giorno
XXII della Nuova Era Forte & Elettrica (non più Libera
& Giusta, ché ormai, dopo l’addio di Innocenzo Cipolletta,
quella di Carlo De Benedetti è diventata l’unica associazione
al mondo con più dimissioni che iscritti), si apriva,
come nei momenti più belli, con il Cav: "Berlusconi:
stop alle ruspe per gli abusi edilizi". L’editoriale è
di Giovanni Valentini: "L’apoteosi del malpaese". Troppo
serioso. L’articolo di cronaca, di Gianluca Luzi, è un
sobrio ma gustoso sfottò del Cav. Il quale, secondo Rep,
avrebbe in programma un condono edilizio di tipo nuovo: senza
il pagamento della sanzione. Ovviamente non è così,
e basta leggere il Corriere per avere i giusti dettagli. Ma Rep.
fa il suo mestiere di giornale cui non basta essere semplicemente
una forza d’opposizione. Come aveva lucidamente scritto il suo
direttore nel messaggio-manifesto ai giornalisti, a Rep. "più
che l’opposizione interessa la forza". Ed è per questo
che a Redazionalmente Corretto la linea di Ezio Mauro (che la
Forza sia con lui) ricorda quella dello jedi di Guerre Stellari.

Ora Eziobi Wan-Kenobi sta conducendo con il consueto rigore sabaudo
un’inchiesta interna per capire chi, quale traditore, possa averci
passato la sua lettera-manifesto. Gli inquirenti, come si dice,
brancolano nel buio. Red. Corr. dà un aiutino: i traditori
sono più d’uno. Chi? Le ipotesi che circolano a Rep. sono
molteplici. C’è chi sospetta di Sandro Viola, forse per
quei suoi raffinati foulard. Altri pensano a Claudio Rinaldi,
perché uno che ha avuto il coraggio di tradire Libertà
& Giustizia è in grado di fare qualsiasi cosa. Marco
Travaglio è indiziatissimo, non scrive mai e come si sa
fare la spia gli piace da matti. A Mauro (che la Forza sia con
lui) non resta che affidare l’inchiesta a Carlo Bonini (Austin
Powers) e Giuseppe D’Avanzo (Davanpour). Non caveranno un ragno
dal buco, ma due pagine fitte fitte di relazione sono assicurate.

Tutto questo per dire che ieri su Rep. c’era davvero poco da
recensire. Prendete gli editoriali di prima pagina. In due giorni,
Rep. ha schierato: Gerhard Schroeder, Ralf Dahrendorf, Bernard
Guetta. Va bene l’asse franco-tedesco, ma per avere un opinionista
indigeno, uno di Cesenatico, che c’è da fare? E ieri?
Timothy Garton Ash e Rigoberta Menchù. Con Eugenio Scalfari
mandato al confino di pagina 16, come un Giorgio Bocca qualsiasi.
Con Zuccopycat costretto a un servizio evergreen sull’America
invasa dai latinos. Ovvio che così non si può andare
avanti, Red. Corr. certo non si può leggere un Guetta
integrale né tutta Rigoberta Menchù. Dov’è
finito Curzio Maltese? richiamate quel Marco Lodoli che ci piace
assai. Affidate un editoriale a Travaglio. Datevi una mossa,
ragazzi: sennò passiamo al Corriere
Due-tre cosine però ci sono. Il terzo, consecutivo, strepitoso
articolo di tennis di Gianni Clerici. E poi una scorrettezza
solita: una frase, virgolettata, attribuita in un titolo a Schroeder
e Chirac: "E’ un asse contro la guerra". Parole che
nell’articolo non ci sono, e neanche nell’intervista ai due leader
inspiegabilmente firmata dal "nostro corrispondente Giampiero
Martinotti" quando in realtà è una traduzione
da France 2 e Ard.
Infine le lettere. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni
invita Rep. a precisare che "i dati che corredavano gli
articoli pubblicati su Repubblica dei giorni 10, 11, 17 ottobre
e 13 novembre sono i risultati di inchieste e non di sondaggi
rappresentativi". Alt. Ci volete dire che i dati forniti
da Rep. non erano rappresentativi soltanto in quei 4 giorni?
Che cos’è? un condono? (continua)