Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 29 gennaio 2003

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 28 gennaio, Giorno
XXVIII della Nuova Era Forte & Elettrica, si apriva con "Blix:
Saddam non disarma". Sintesi efficace, anche se non letterale,
della relazione del capo degli ispettori Onu. Il sommario, tra
virgolette, Rep. se lo è inventato: "Ma collabora
con gli ispettori". Frase mai pronunciata da Blix, ma che
Rep. gli attribuisce forse per attenuare la portata delle accuse
al leader iracheno. In realtà, non solo Blix non ha pronunciato
questa frase, come si evince dallo stesso articolo di Rep., ma
ha detto esattamente il contrario. Blix ha detto che "l’Iraq
permette un immediato accesso a tutti i siti ma sta fornendo
poca assistenza per quello che riguarda la sostanza". Quindi,
virgolette di Red. Corr., "Saddam non collabora con gli
ispettori". E’ un vizio, questo di manipolare i titoli,
che ormai comincia a essere notato dagli stessi giornalisti di
Rep. Gianni Mura, il wannabe Gianni Brera (in realtà somigliante
pericolosamente a Giorgio Bocca), bacchetta così i titolisti
del suo giornale: "Su Repubblica, Tomba nell’occhiello va
a Sharm el Sheikh e nel testo alle Seychelles".
L’editoriale di apertura è di Vittorio-Gatto-Copione-Zucconi
(Zuccopycat) ed è centrato sull’idea che Bush, concedendo
altre quattro settimane agli ispettori, abbia fatto un passo
indietro. Secondo Zuccopycat, l’America "riscopre la necessità
politica di non combattere da sola e il bisogno morale di quella
‘Europa Vecchia’ tanto disprezzata". E’ così? Forse
no.
Serra, al solito, è sdegnato per come sta andando avanti
la "faccenda irachena". Scrive che "la guerra
un giorno ‘si avvicina’, il giorno dopo ‘si allontana’. Gli americani
un giorno ‘hanno le prove’, il giorno dopo ‘promettono le prove’,
un giorno promettono a Saddam l’esilio, il giorno dopo minacciano
di incenerirlo". Il problema dell’umoralista è evidente:
legge solo Rep. e va nei casini. (Un suggerimento: faccia come
Red. Corr., non affronti neanche l’articolo titolato "I
cinque nodi che frenano la Ue" di Massimo L. Salvadori).
Ieri, comunque, in prima pagina, Rep. aveva un bell’articolo
di Michele Smargiassi su Nino Andreatta, l’ex ministro che tre
anni fa ebbe un malore alla Camera e da allora vive in coma nella
sua casa di Bologna. Molto bella anche la riflessione di Adriano
Sofri in morte di Gianni Agnelli, diventato per molti "il
vero leader carismatico della sinistra italiana" ma solo
per marcare la differenza con l’orrido Cav.
Rep. continua con la sua scorretta consuetudine di rispondere
alle smentite che riceve. Riccardo Pacifici, della Comunità
ebraica di Roma, ha rettificato la dichiarazione che Attilio
Giordano gli aveva attribuito. Scrive Pacifici che la frase "ho
appoggiato Rutelli, ma oggi tra Rifondazione e Fini, voterei
Fini" non l’ha mai pronunciata. Non solo non ha mai detto
quelle parole, ma ha addirittura escluso di poter votare per
Fini. La frase corretta, continua Pacifici, era questa: "Ho
sostenuto Rutelli (…) ma se dovessi trovare nel mio collegio
un candidato dell’Ulivo come il verde Bulgarelli (uno dei promotori
del boicottaggio delle merci israeliane) e un candidato del Polo
di An, senza un passato nell’ex Msi, voterei quest’ultimo".
Una smentitissima, insomma. Ma Giordano, invece che incassare
scrive: "Certo la sintesi giornalistica non ha potuto rendere
le sfumature ma la precisazione non smentisce la risposta a una
mia domanda specifica". Scorretto. Red. Corr. condanna Giordano
alla lettura di Massimo L. Salvadori. (continua)

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