Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 9 gennaio 2003

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 8, Giorno VIII della
Nuova Era Forte, Libera & Giusta, si apriva con un’intervista
scoop di Ezio Mauro (che la Forza sia con lui) a Roberto Colaninno.
Pare sia andata così: Ezio Mauro (che la Forza sia con
lui) non ci stava a passare per il direttore di un giornale imbrigliato
negli affari del suo editore, Carlo De Benedetti. E così
ha deciso di agire. C’è da fare un passo indietro: il
piano di ingresso in Fiat di Colaninno non piace a De Benedetti,
e Rep. s’è messa di mezzo con un editoriale di Eugenio
Scalfari. Contemporaneamente una grande firma del giornale, Claudio
Rinaldi, aveva scritto un’opinione favorevole a Colaninno sul
sito web di Libertà & Giustizia, l’associazione politica
di De Benedetti. Si è scatenato l’inferno. Libertà
& Giustizia ha epurato Rinaldi con toni che lo stesso kulako,
dimettendedosi, ha definito da "partito comunista anni Trenta".
Rep. non ne ha dato notizia, a differenza di tutti gli altri
giornali. La situazione è diventata imbarazzante, Rep.
si stava trasformando in una specie di tigiquattro cartaceo.
Mauro (che la Forza sia con lui) ha detto stop, e di fronte ai
primi malumori in redazione ha ribadito che Rep. è un
giornale libero da condizionamenti, tanto che avrebbe pubblicato
una grande intervista a Colaninno. Sospiri di sollievo. Salvo
il fatto che Colaninno non aveva nessuna intenzione di dare un’intervista,
tantomeno a Rep. Ezio Mauro (che la Forza sia con lui) ha chiamato
una volta, poi un’altra, poi un’altra ancora, e soltanto alla
quarta telefonata è riuscito a cavare le frasi che costituiscono
il nocciolo dell’articolo pubblicato ieri. Bravissimo Mauro (che
la Forza sia con lui): è da questi particolari che si
giudica un grande direttore. Colaninno ieri mattina c’è
rimasto di sale, non pensava affatto di aver risposto a un’intervista.
Brava Rep. Brava? Geniale. Tanto che per riequilibrare e non
far arrabbiare troppo De Benedetti, Mauro (che la Forza sia con
lui) ha pubblicato di fianco un articolo di sperticati elogi
alla Panda, l’auto che il patron di Rep. si vanta spesso di aver
ideato in quei cento giorni che guidò la Fiat.
Intanto Umberto Eco, opinionista principe di Rep. e fondatore
di Libertà & Giustizia, per poter dire la sua è
dovuto andare sull’Unità, come un Marco Travaglio qualunque.

Sulla prima pagina di ieri c’era un articolo dello scrittore
Marco Lodoli (Lodò), uno che va seguito sempre con molta
attenzione. Lodò commenta la notizia secondo cui la scuola
cattolica francese vuole abolire le classi miste. Bene. Lodò
si inerpica però in un ragionamento ardito. Scrive che
ricorda il suo periodo scolastico "di apartheid sessuale
come un incubo". E che quelle "tensioni spasmodiche"
le ha ritrovate in seguito in un film di Marco Bellocchio (e
passi) ma anche "in un viaggio in Pakistan dove per un mese"
non ha "mai incrociato lo sguardo di una donna". Conclude
Lodò: "E ho sofferto". Da prof. ha avuto anche
l’esperienza opposta: insegnare in una classe di sole ragazze.
Lì "l’isterismo cresce, le pareti si ricoprono di
fotografie di oscuri attorucoli, quelle dei bagni di scritte
oscene (che ci faceva Lodò nei bagni delle femminucce?,
n.d.red.corr.) e il ragazzo che porta le pizzette a ricreazione
diventa il fidanzato immaginario di tante ragazze inquiete".
Il ragazzo delle pizzette? Ma state a sentire qui: secondo Lodò
nelle classi maschili "la donna scomparsa riappare sotto
forma di cupa ossessione e () diventa un angelo che solo la masturbazione
solitaria o di gruppo può evocare". Masturbazione
di gruppo. Sarà per questo che ieri Carlo Bonini e Giuseppe
D’Avanzo si sono separati? Possibile. Infatti il caso Taiwanchik,
il "cinesino" che secondo i segugi di Rep. sa tutto
sulla mafia russa ieri era trattato dal solo Bonini. E per la
verità anche da una sonora smentita dell’ambasciatore
italiano a Mosca, accusato martedì di aver invitato un
latitante.
Infine Lula, il campione brasileiro della sinistra oltranzista
e cofferatiana. Un monumentale articolo di Omero Ciai racconta
che "Lula privatizza le favelas". Una cosa meravigliosa,
progressista: legalizzare le baracche, "far emergere in
un batter d’occhio milioni di dollari immobilizzati nel sommerso
nell’illegalità". Pare, scrive Rep., che l’idea sia
ispirata a "Hernando De Soto, uno dei più lucidi
e inventivi pensatori latino-americani". Saudade a parte,
e trattandosi tecnicamente di condono edilizio, qui l’idea pare
precisa a quella di Cirino Pomicino. (continua)

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