Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 5 febbraio 2003

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 4 febbraio, Giorno
I della Nuova Era Forte, Combat & Deceramizzata, si apriva
con un titolo sbilenco: "Una crepa sull’ala, la Nasa sapeva".
Il commento è affidato a Federico Rampini (Ramp.) e Vittorio-Gatto-Copione-Zucconi
(Zuccopycat). I due articoli sono molto simili, anche se non
uguali come quelli che Giorgio Bocca smercia al Venerdì
e all’Espresso. Spazio sprecato, dunque. Ma sempre meglio che
far scrivere Marco Travaglio, ormai ridotto a fare errori e confondere
i Casini sull’Unità.
Zuccopycat è un fenomeno, non si è limitato all’articolo
sullo Shuttle. Ne ha scritto un altro, su un "computer bombardiere"
a disposizione del Pentagono. Ottimo articolo, nonostante la
solita gattocopionata compiuta per la sua solita dipendenza da
metafora: "Di un computer che s’inchioda, i programmatori
dicono scherzando che bombs, che sgancia una bomba, e forse da
questa metafora innocente è venuta al Pentagono l’idea
del computer bombardiere". Premesso che, programmori o no,
quando un computer s’inchioda (altro che "scherzando")
si sente solo smadonnare, c’è da notare che la traduzione
di Zuccopycat è sbagliata, perché in italiano si
dice che il computer "va in bomba", non "sgancia"
nulla. Se proprio si vuole restare alla sua metafora bellica,
allora il computer "riceve" la bomba, e poi va in tilt.
Avete mai visto un aereo che sgancia una bomba e l’effetto devastante
si riscontra nell’aereo medesimo?
I temi della politica, su Rep. di ieri erano due: "Gli alpini
combatteranno" e "Fassino e Rutelli dicono sì
a Cofferati". Sulla faccenda degli alpini, Rep. dà
un colpo mica male alla propria credibilità. Oggi si scandalizza
perché "scopre" che i nostri soldati non sono
andati laggiù in gita turistica. La colpa ovviamente è
del Cav., che avrebbe imbrogliato ancora. Ma esattamente 4 mesi
fa, il 4 ottobre, un editoriale molto combat di Ezio Mauro (che
la Forza sia con lui) devastò le fila uliviste colpevoli
di aver votato contro l’invio degli alpini. E non ci furono ragioni,
anzi solo sfottò, per quei diessini che votarono "no"
proprio perché si trattava di intervento militare, di
guerra vera. (Marco Minniti lo ha confermato all’Unità).

Le reazioni all’intervista di Cofferati di lunedì non
si sono fatte attendere e, statene certi, continueranno fino
a prossima intervista. Fassino e Rutelli dicono sì a Cofferati
ma con "differenze per quel che riguarda la guerra all’Iraq
e l’opposizione". Né pizza né fichi, a occhio.

Nel titolo di pagina 12 si annuncia un "dissenso su Berlusconi"
che nell’articolo di Goffredo De Marchis non c’è. Censura?
No, per niente. Rep. ieri ha censurato soltanto Francesco Saverio
Borrelli, il cui contributo per "un’altra Italia possibile"
è stato tagliato in undici (11) punti. Né pizza
né fichi, diciamo. Del resto, non si possono accusare
i valorosi uomini del desk davanti a un primo paragrafo così:
"Non c’è etica della lealtà intellettuale
e istituzionale che, all’indomani di enormità legislative
come la legge sulle rogatorie, la svirilizzazione del presidio
penale alla trasparenza dei bilanci, la riesumazione del legittimo
sospetto, possa giustificare una manifestazione di disponibilità
a dialogare sul tema con una maggioranza che mostra di coltivare
della giustizia una visione quanto meno assai parziale, spesso
pedestralmente strumentale, e, sotto alcuni profili perfino schizoide".
Di fronte alla prosa borrelliana, quella di Franco Cordero sembra
letteratura di consumo. Ma il genio, al solito, si trova in Liana
Milella. Non per il suo articolo marsigliese di ieri, ma per
un’incredibile intervista doppia o forse quadrupla su Rep. di
domenica. L’articolo comincia con dichiarazioni di Bruti Liberati
e Claudio Castelli, poi cominciano le domande (forse) ad Armando
Spataro e Nino Condorelli. Sette domande in neretto, con risposta
unica. Nessuno è in grado di capire chi possa aver risposto,
se Castelli o Condorelli o Spataro o Bruti o Liberati. Nei titoli,
per non sbagliarsi, gli uomini del desk hanno messo quattro nomi
e tre foto. Inutile: bastava la firma. (continua)