Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 8 febbraio 2003

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 7 febbraio, Giorno
IV della Nuova Era Forte, Combat & Deceramizzata, si apriva
con "Bush, ultimatum all’Onu". Le cronache del dibattito
parlamentare sono buone, corrette, ben titolate, ma certo non
possono competere con la brillantezza e la verve di quelle della
Stampa. Giovedì Ezio Mauro (che la Forza sia con lui)
si chiedeva come fosse possibile che "nel nostro paese si
possa gridare insieme contro il terrorismo di bin Laden e di
Bush". Ecco una possibile spiegazione, a pagina 7 del suo
stesso giornale. Per illustrare una convocazione a mezzo stampa
della manifestazione pacifista del 15 febbraio, a Rep. è
venuto un colpo di genio. Uno schemino illustrato dei vari movimenti
pacifisti: Emergency, Arci, comunisti eccetera. A ogni gruppo,
Rep. affianca una foto con il padre nobile di riferimento. I
pensatori. Chi sono? I più grandi: Gandhi (che però
era interventista), Martin Luther King, Bertrand Russel (sic),
Hannah Arendt, Giorgio La Pira, Norberto Bobbio, Aldo Capitini,
Rossana Rossanda, Don Milani, Lev Tolstoj, Bertolt Brecht e non
ci crederete ma secondo Rep. uno dei padri nobili, con Tolstoj
e gli altri, è Francesco Caruso.
La sezione Esteri, poi, continua a fare propaganda anti alleata.
Un articolo di Pietro Veronese da Baghdad, sembra scritto da
Guido Lo Caputo (ve lo ricordate? E’ il regista teatrale di Bisceglie,
amico di un amico di Saddam, che tempo fa fece entrare Veronese
a Baghdad). Scrive l’inviato alla corte di Saddam: "Ventiquattr’ore
dopo il rapporto Powell arriva il contro-rapporto iracheno. Una
lunga replica punto per punto, tesa a smentire, confutare, in
qualche caso a ridicolizzare le argomentazioni addotte contro
l’Iraq. () Al Saadi ha parlato per quasi un’ora, ripercorrendo
tutti i capitoli del rapporto Powell e dedicando a ciascuno una
confutazione pignola". Interessante. Qual era la prima prova
di violazione della risoluzione 1441 fornita da Powell? Ah, sì:
le intercettazioni. Vai allora con la confutazione pignola: "Manipolazioni
vergognose, che non meritano commenti, replica Saddam".
Caro direttore di Rep., ha trovato una risposta?
Vittorio-Gatto-Copione-Zucconi (Zuccopycat) va come sempre oltre.
E’ il migliore. L’ultima è che avremmo già perso:
"Vedremo bruciare qualche fuoco in più, nel deserto
della guerra che sta per cominciare, le fiamme dei forni crematori".
I forni sono per i nostri: per i "morti americani e dei
loro alleati combattenti". Seguono estratti: "Saranno
cremati per evitare rischi di contaminazione chimica o biologica.
E poi le ceneri spedite a casa, se riusciranno a identificarle,
altrimenti chi potrà distinguere nel riceverle. Dal frigorifero
al forno crematorio. Così canta la nuova chanson del soldato
Johnny e della sua gloriosa fine in battaglia". Finito?
Siamo all’inizio: "Non è stato ancora deciso, dai
supremi becchini del Pentagono, se i crematori saranno inviati
direttamente nelle basi o se i corpi dei caduti saranno sigillati
e spediti dove già funzionano gli inceneritori";
"un cadavere di soldato ucciso con armi chimiche, infetto
da pestilenze innominabili e geneticamente modificate per renderle
resistenti ad antibiotici, o reso radioattivo da un’arma nucleare
non può essere sepolto con l’ammaina bandiera, il silenzio
e gli onori militari". Dear Mauro, altre perplessità?
Infine una censura colossale. Rep. ha un’intervista-scoop a Massimo
Cacciari, ma l’ha nascosta nelle pagine di cronaca milanese.
(Sintesi) Domanda: "Ha sentito? Dell’Utri al Lirico".
Cacc: "E allora?". D. "L’Ulivo grida allo scandalo".
Cacc: "Lacrimucce: che strazio". D. "Dell’Utri
ce lo ha messo il privato che ha vinto la gara". Cacc: "E
che doveva fare, poveretto?". (Cacciari poi definisce Dell’Utri
e Rampello "miei amici"). D: "Che impressione
ha di Milano?". Cacc. "Una città piena di energia
e di persone brave, competenti, ma soffocate nella loro volontà
di fare politica non certo dai Dell’Utri o dai Rampello".
D. "Da chi, allora?". Cacc. "Da una certa miseria
ulivista". In cronaca, in cronaca. (continua)