Camillo di Christian RoccaAutorecensione di Repubblica (Redazionalmente Corretto)

C’è da essere malati se alla fine di una giornata passata, tra le altre cose, a recensire Rep., si torna a casa e si accende il televisore per vedere i valorosi uomini di Rep. autorecensirsi. Eppure è così, da quando il canale satellitare Raisat Album ha lanciato Menabò. E’ un nuovo programma che racconta in presa diretta la riunione di redazione di un quotidiano, cioè il momento in cui si decide quali articoli pubblicare sul numero in edicola il giorno successivo. A Rep. cominciano in modo formale. I republicones sono schierati in attesa del direttore. Arriva Ezio Mauro, con la solennità di un capo di Stato stringe la mano a un republicone qualsiasi, e si accomoda accanto al vicedirettore Mauro Bene. Dietro al leader c’è la bandiera americana di Jasper Johns che Il Foglio regalò un anno e mezzo fa ai suoi lettori. Il recensore si commuove.
Il direttore ha davanti a sé il giornale della mattina (giovedì 13 marzo). Complimenti, dice ai suoi mentre lo sfoglia. Oggi abbiamo fatto proprio un bel giornale. L’autorecensione inizia con le lodi, che Red. Corr. condivide, a Biljana da Belgrado. Ottima la pagina sulla scuola, dice. Carote. Poi arriva il bastone: "Com’è che non abbiamo la notizia che ha Maurizio Molinari sulla Stampa?". Il capo degli Esteri tenta una giustificazione. Mauro non gli dà tempo: Washington ha chiesto all’Italia un coinvolgimento militare e Rep. non ce l’ha. Il responsabile degli Esteri incassa e ammette il buco.
Ezio Mauro comincia a spiegare ai suoi la politica internazionale e le implicazioni italiane ed europee. Sembra Kofi Annan. Interviene Paolo Garimberti, vicedirettore esperto di Esteri, e dice che quella mattina ha ricevuto una telefonata di Pietro Veronese da Londra: pare che il Times abbia messo in prima pagina le difficoltà di Tony Blair. Poi, sempre Garimberti, commenta la politica del Cav. e dice che "loro non sono in Consiglio di Sicurezza, e si nascondono dietro questo fatto". Come se uno tra il Cav. e Garimberti fosse straniero. Mauro, paziente, spiega che non si può dimenticare che "nel governo c’è anche uno sforzo reale per la pace". Poi dice a Garimberti di scrivere due righe "con i miei saluti e anche quelli di Eugenio" a Ralf Dahrendorf, per avvertirlo che su Rep. è uscito un articolo di Scalfari critico con il suo editoriale pro Blair. Io, dice Mauro ai suoi, sono a metà strada tra Dahrendorf e Scalfari, penso che la vicenda sia un po’ più complessa, anche perché, aggiunge, Blair apre una forte contraddizione nella sinistra europea.
L’autorecensione continua. Ed è perfetta. Mauro arriva all’incredibile pagina, già segnalata da Red. Corr., sulle donne e il punto croce. Non sa se incavolarsi o buttarla sul ridere. Mah, dice, io continuo a pensare che le donne preferiscano uscire, andare al cinema, al ristorante, però se lo dite voi A proposito, aggiunge Mauro, c’è un film sulla bellezza delle donne grasse. Ne sapete niente? Non risponde nessuno. Potrebbe essere interessante raccontare il fenomeno, noi abbiamo una come Natalia Ragazzi, si innervosisce Mauro, dovete darci le munizioni, gli spunti, fate delle telefonate, fatevi venire delle idee
Prende la parola Gregorio Botta, d’ora in poi idolo assoluto di Red. Corr: "Avete visto i corridoi delle scuole elementari? No? Sono pieni di bandiere della pace. Tutte le maestre sono pacifiste. E’ pazzesco. I bambini non dovrebbero essere irregimentati così. Forse dovremmo scrivere un commento su questo". Un vetero republicone cerca di impedirlo: ma no, insegnano la pace come valore, così come a non essere razzisti. Mauro lo liquida come un bolscevico: non è così, fanno i pacifisti adesso che c’è l’Iraq, prima non lo facevano.
Insomma dalla riunione di redazione, Rep. sembra un altro giornale rispetto a quello che leggiamo tutte le mattine. Tanto che Mauro fa anche un cazziatone ai magistrati. Rep. il giorno prima aveva anticipato la richiesta dei pm romani di avocarsi l’inchiesta sulle Br. I magistrati hanno protestato. "E’ incredibile commenta Mauro ­ pensate al tempo che hanno perso a pesare gli aggettivi. Lo impiegassero a fare le indagini, piuttosto…". "Questi magistrati…", aggiunge Gregorio Botta.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter