Camillo di Christian RoccaRE: NO SUBJECT di Christian Rocca & Luca Sofri

Caro Christian, il mese scorso sono entrato in un negozio e mi sono provato il cappotto Fay, quello lì con il fodero imbottito e il baverocon la cerniera che sbuca dai reverse. Non mi ha convinto, aveva delle brutte tasche sui fianchi, e così ho lasciato perdere. Adesso mi chiedo se ho fatto male, che vedo che è il capo più di moda della stagione: ce l’hanno un po’ tutti, dai ragazzi dello struscio il sabato agli avvocati sui voli Alitalia ai fanatici dell’aperitivo. Mi sento un po’ tagliato fuori, e mi chiedo le ragioni di cotanto successo. Credo si tratti di quel bavero che avvolge il collo, che fa sempre molto figo. Come mai? Come mai quando si è giovani, e alcuni anche dopo, il colletto rialzato sembra figo (oppure sembra cretino che vuol fare il figo con il colletto rialzato)? Ho pensato a cowboys, guerrieri, uomini d’azione, ma quelli hanno anzi bisogno di libertà di movimenti, t-shirts, cose così. Poi ci sono i signori eleganti, che tengono il colletto al suo posto. L’unico modello a cui sono riuscito a risalire sono i principi e aristocratici di secoli fa con le loro gorgere, quelle cose là. Comunque, ho capito che poiché l’effetto cretino ormai prevale sull’effetto grosso figo – uno con il collo della camicia alzato fa cretino, indubbiamente – il cappotto Fay è una valida via di mezzo: figo ma non ancora cretino (il ragazzotto della pubblicità di Vodaphone che saltabecca in bici nel traffico con il collo del golf rialzato fuori dal cappotto è invece già cretino). Io, tagliato fuori, ripiegherò sul golf con la cerniera sul collo e la camicia ammodìno: né figo né cretino. O tutti e due.

Caro Luca, sono problemi grossi, mica solo i tuoi. E’ l’inesorabile declino della società occidentale, come direbbe Saddam. Uno che colletti, curdi e ispettori Onu li tiene sempre al loro posto. Basta leggere il nuovo libro di Carlo Panella per capirlo e tifare perché al più presto Saddam se ne vada. Il fronte anti Saddam è diviso in due: c’è chi non vede alternativa all’intervento militare e chi spera che il rais si dimetta. A me è venuta questa idea: dicono che in ballo ci sia il petrolio, no? Noi in Italia un petroliere ce l’abbiamo, giusto? E allora chiamiamo subito il presidente Moratti, ci penserà lui a esonerare Saddam. E’ un’ipotesi che va esaminata, anche se mi rendo perfettamente conto che agli iracheni potrebbe non convenire cacciare Saddam per poi avere Roy Hodgson. Ma a noi che ce ne importa? Quello che conta è che l’Iraq non sarà più un pericolo per l’Occidente, specie se mister Hodgson richiamasse Ciriaco Sforza e vendesse Tareq Aziz al Real Madrid.

Caro Christian, il tuo severo richiamo ai temi internazionali mi riporta con i piedi per terra sul difficile periodo che sta vivendo il nostro mondo. Ti chiedo perciò: tu come la annodi la sciarpa? Perché io di solito faccio un semplice nodo, brusco, e via. Mi pare meglio di quelli che arzigogolano tutti degli apparati che poi rischiano di finire strangolati o che per togliersi la sciarpa bisogna chiamare un idraulico. Però in effetti il nodo brusco fa entrare un po’ gli spifferi: non è che tu fai quel cappio come i milanesi, che ricorda tanto le manifestazioni davanti al Palazzo di Giustizia?

Caro Luca, copriti mi raccomando. Metti anche la maglina di lana, che voi radical chic siete così cagionevoli. So già quello che mi dirai, “radical chic sarà tua sorella”. Ok, va bene. Posso darti del “ marxista rococò”? Aspetta, non sono impazzito, ho soltanto finito di leggere un libro fantastico, “La bestia umana”, di Tom Wolfe, quello del “Falò delle Vanità” e di “Un uomo vero”. E’ una raccolta di suoi articoli e di saggi brevi molto divertenti. Lui fu quello che molti anni fa inventò la definizione “radical chic” per quella sinistra con la puzza sotto il naso, il caviale in frigo e la pashimina avvolta sbadatamente intorno al collo. Ora chiama “marxisti rococo” i figli dei “radical chic”, quelli che si credono antropologicamente superiori alle masse. S’è preso gioco della rivista più intellettualmente snob del pianeta, il New Yorker. Wolfe, praticamente, è un lettore di Max.

Caro Christian, scrivi di figli dei radical chic: la mia mamma occupava le stazioni ferroviarie sedendosi sulle rotaie, quindi bada a come parli. E quando dici che mi sento antropologicamente (ho dovuto fare copia incolla, che sennò non riuscivo a scriverlo) superiore alle masse, mi pare che da parte tua ci sia una certa presunzione: uno solo non fa una massa. Quanto alla massa, io ci sono nato, in un posto che si chiama così. Quindi bada a come parli. Ma cambierò discorso, che sennò sembriamo Lerner e Ferrara ai bei tempi. Vedo che i musicisti di una delle tue band preferite, i Wilco, hanno suonato in un cd del gruppo alternativo di Peter Buck dei Rem. Gente spiritosa, direi: il disco si intitola “Abbasso i Wilco”. Come se John Grisham avesse intitolato il suo ultimo libro “Quel cretino di John Grisham”. Invece no: si chiama “The king of torts”. Mai una gioia.

Caro Luca, che cosa c’entrano le manifestazioni? E le mamme, poi? A me le manifestazioni piacciono moltissimo, ne ho fatte tante, anche se non ho mai occupato niente, tantomeno una stazione ferroviaria. Sai, io sono un po’ radical chic: i treni mi fanno orrore, i maglioni prendono quel terribile odore di scompartimento… Il punto è un altro: non è detto che il disimpegno sia un male. Anzi. Ci avevano spiegato che la generazione X, cresciuta a cartoni animati e Mtv e veline sarebbe venuta fuori rincitrullita, decerebrata, perduta; che avremmo assistito al declino culturale della società occidentale e bla-bla-bla. E’ successo il contrario, specie nel campo delle lettere. L’America sforna un formidabile genio ogni sei mesi. A proposito, finalmente è uscito in Italia il libro di Dave Eggers. Senza la tv non ci sarebbe stato Eggers. Senza la tv, e lo dico soltanto perché lui si vantava di non guardarla, c’è stato Pietro Maso.

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