Camillo di Christian RoccaTiferete per l'Iraq?

Roma. Adriano Sofri scrive ai disobbedienti, e i disobbedienti quasi quasi si offendono. Ramon Mantovani, deputato di Rifondazione comunista, dopo aver letto due giorni fa quel titolo su Repubblica "Cari disobbedienti tiferete Iraq?", ha anzi deciso di "non proseguire nella lettura", per non arrabbiarsi troppo. Non ha quindi voluto leggere che quelle persone viste in tivù a manifestare a Camp Darby contro la guerra all’Iraq hanno provocato a Sofri i ricordi di trentacinque anni fa, quando lui stesso e i suoi amici di quella base americana in Italia si vergognavano, e tiravano sassate al grido di "Se questo è il prezzo vogliamo la guerra", sassi contro i bombardamenti americani in Vietnam. "Col Vietnam noi desideravamo la vittoria dei vietcong", scrive Sofri, per questo parla ai disobbedienti e dice che ora non sarebbe possibile desiderare una vittoria irachena, "salvo che un dio maligno ci tolga il senno". "Creare due tre molti Iraq?". Dando per probabile "fino alla certezza" che la guerra cominci, che cosa è giusto e ragionevole fare una volta che guerra sarà? Secondo Sofri l’opposizione alla guerra non deve impedire l’opposizione concreta ai crimini che la guerra fomenta, non può quindi impedire di sentire come un impegno decisivo il modo di governare la transizione dell’Iraq a un regime liberamente elettivo, a guerra finita. Purché non ci si riduca a "guastatori marginali" e ci si auguri, "anzi la si metta al primo posto", la sconfitta degli Stati Uniti, il tracollo della loro potenza imperiale. Il rischio del disobbedire potrebbe essere quello di "tifare Iraq?".
Piero Bernocchi è il leader dei Cobas e tra i disobbedienti non gli piace rientrare, ma pochi giorni fa è stato a Camp Darby (dice che metà dei manifestanti erano "suoi") e c’è stato anche trentacinque anni fa. "Da allora ovviamente non ho cambiato idea di un millimetro  dice  anzi quel che pensavo nel ’67 lo penso adesso e a maggior ragione, per cui trovo demenziali le posizioni del più classico pentitismo di sinistra, quello che porta a rinnegare tutto quello che una volta si è sostenuto". Secondo Bernocchi è impossibile tifare Iraq, ma giusto perché "sarebbe ridicolo, visto che non ha nessuna forza, e visto che ora è questo l’obiettivo degli Stati Uniti, che serve a ovviare alla decadenza economica e a stroncare i concorrenti". Pare di capire che il capo dei Cobas non creda nella cacciata di Saddam Hussein, "che viene ora demonizzato da chi prima l’ha messo al potere per poi armarlo". E non crede nemmeno alla possibilità che l’Onu a guerra finita amministri provvisoriamente l’Iraq. Ma Sofri dice che quella è una proposta giusta, e necessaria se si vuole sperare in una soluzione "multilaterale" all’eventuale attacco unilaterale dell’Amministrazione Bush. "L’Onu non potrà riparare un bel niente  ghigna Bernocchi  verrà semplicemente ridicolizzata dalla potenza più inadempiente che ci sia, più guerrafondaia di tutta la storia dell’umanità. Alla fine di questa guerra si troverà un altro obiettivo, ci si inventerà un’altra lotta al terrorismo, e via con conflitti ancora più dirompenti. La realtà è questa, e la posizione di Sofri è la dimostrazione di che cosa può creare il degrado della razionalità". L’unico tifo possibile allora è quello per "i poveri cittadini iracheni che moriranno per mano degli americani". Luca Casarini è meno duro di Bernocchi, ma è il disobbediente per antonomasia. Dice che se Sofri chiede ai disobbedienti "Tiferete per l’Iraq?" anche lui per Sofri ha una domanda "Ma tu tifi veramente per l’America?". E’ sicuro che gli Stati Uniti "stiano preparando un’altra Hiroshima, per poter determinare meglio il loro potere nel futuro". E, peggio di tutto, "stanno preparando un golpe dentro l’Impero, un colpo di Stato globale senza nemmeno la targa dell’Onu. Su questo Sofri dovrebbe interrogarsi".
Dice "né con Bush né con Saddam, ma almeno Saddam non sta facendo un golpe, e poi l’hanno messo lì gli americani". Casarini è convinto dell’inutilità dell’Onu, "ormai distrutta dagli americani", è convinto che gli americani in Iraq costituiranno un loro protettorato, visto che "il tasso di autoritarismo si alza in maniera direttamente proporzionale alla diminuzione del consenso". E si chiede chi li sanzionerà quando decideranno di fare altre guerre. Ma dice anche che sta succedendo qualcosa, quello per cui i disobbedienti tifano: "L’umanità democratica, che non si lascia disintegrare dall’aristocrazia e dalla monarchia globalizzate". Secondo Casarini sarà quello l’unico tifo "utile" durante la guerra, anche se lui continua a parlare di "boicottaggio, disobbedienza e diserzione". E non crede che il boicottaggio all’America possa in nessun modo venire scambiato per sostegno a Saddam. Dice anzi che l’esistenza del movimento no global è l’unico efficace antidoto al dittatore iracheno e a Bin Laden, e che anche nel mondo arabo lo stanno capendo, e dopo il conflitto, se ci sarà (ma lo boicotteranno), saranno loro la sola "potenza alternativa", quell’ottanta per cento della popolazione mondiale che rifiuta la guerra dell’impero. Casarini tiferà umanità.
forse perché stai lontano. Confondere la tua generazione con quella dei giovani di oggi sarebbe un errore. Loro hanno capito che guerra e terrorismo sono diventate la stessa cosa, sono contro entrambe e sono contro Saddam. Al tempo del Vietnam era più facile, c’erano i buoni e i cattivi: oggi invece c’è una combinazione di cattivi che va da Bush a bin Laden. Stai tranquillo, i disobbedienti sono contro Saddam, ma sono anche molto diffidenti verso quelli che lo scoprono oggi e ieri l’hanno messo dove sta". "E poi Sofri sa benissimo che nemmeno lo scemo del paese può pensare che gli Stati Uniti vengano sconfitti". Pensare è un conto, sperare un altro. Ma Curzi pensa che ci sia ancora qualche margine di possibilità che la guerra non si faccia, anche se bolla l’appello di ieri sull’Unità di Norberto Bobbio e Umberto Eco come "intempestivo, divagatorio e perciò sbagliato". Dice che bisogna protrarre le ispezioni, e in caso di guerra manifestare più forte, senza fare tifo. "Qualcosa di positivo si trarrà".
Anche i disobbedienti cattolici, i pacifisti nel nome di Dio, si sentono chiamati in causa da quel "tiferete Iraq?" che evidentemente suona così male. Don Vitaliano della Sala un po’ si offende per le parole di Sofri, si meraviglia "che faccia una domanda così fuori luogo: nessuno di noi appoggerà Saddam Hussein, al massimo appoggiamo gli iracheni". E’ che forse a furia di fare gli antiamericani si rischiano equivoci. "Cosa c’entra, anche il Papa è un antiamericano, l’ha dimostrato domenica scorsa, ma questo non significa che appoggi Saddam". Però don Vitaliano, il padre disobbediente per sua stessa definizione, ammette che la lezione del Vietnam è servita, "oggi starei sia contro gli americani sia contro i vietcong, come sto contro Bush e contro Saddam, e comunque negli ultimi tempi ho recuperato Sant’Agostino, che giustifica il tirannicidio: magari si riuscisse ad ammazzare Saddam, ma delle superpotenze io non mi fido".
Anche don Tonio Dell’Olio è un prete disobbediente, ma con toni diversi. Dice che "il movimento ha fatto tesoro dell’esperienza e degli errori del Vietnam, cui si riferisce Sofri. E se fosse più attento capirebbe ad esempio che Pax Christi denunciava le malefatte di Saddam già in tempi non sospetti, perché alla critica preferiamo la fase propositiva". In caso di guerra però, da che parte stare? "La morale cristiana ci insegna a puntare sulla risoluzione del danno, quindi il male minore. Sarò per la pace anche quando ci sarà la guerra e sono perché Saddam se ne vada. Se proprio devo stare da una parte sola, sto dalla stessa di Adriano Sofri". Anche Paolo Cento, dei Verdi, che è andato a Camp Darby, tifa Sofri, "che come al solito è acuto e fa bene a sollecitare il movimento a essere sempre critico nei confronti del regime iracheno". Però è convinto che i disobbedienti non abbiano mai avuto nel proprio orizzonte "quello di Saddam Hussein, anche se questo è uno dei guasti che gli Stati Uniti hanno provocato con il loro comportamento: rendere meno visibile l’orrore del regime iracheno. Il movimento è liberale e libertario, e possiede gli anticorpi contro questo equivoco possibile. Ma il rischio c’è, ed è un altra grande colpa americana. In caso di guerra però io tiferò insieme a Sofri". Se poi anche uno scudo umano può considerarsi disobbediente, il loro rappresentante italiano Rodolfo Tucci (che per la verità è tornato a casa da un po’, e ancora non sa se ripartirà per l’Iraq oppure no), pensa che "tifare sia assurdo", e al massimo si deve stare con la gente che muore, la gente "che la guerra la perde". E comunque si fa molta fatica a credere che la guerra ci sarà. "Si può ancora boicottarla dice Tucci  perché è intollerabile che ci sia un padrone del mondo così potente da decidere dove e quando fare i propri interessi economici: di certo con l’America non si può stare". Ermete Realacci, "disobbediente" deputato della Margherita, dà per scontato che "nessuno di noi sta vicino a Bush, perché una guerra preventiva è inaccettabile, ma è ovvio che non si può fare nessun parallelo tra l’arroganza di Bush e l’operato di Saddam". E condivide le parole di Sofri, compreso quel paragone con il Vietnam e le sassate alla stazione di Pisa. Non pensa che ci siano "contrasti tra l’essere contro questa guerra e pensare che Saddam sia un dittatore sanguinario, che ha ferito il suo popolo più di quanto abbiano fatto finora le bombe americane". Realacci non vuole pensare al male che le bombe "potranno fare". E ripete: "Vicino a Bush no, vicino all’America sì".

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