Camillo di Christian RoccaArriva la rivoluzione

Ehi, arriva la rivoluzione e gli arabi sanno benissimo cosa mettersi. Thomas Friedman, principale editorialista liberal sulle pagine del tempio del liberalismo americano, cioè del New York Times, è andato al Cairo per cogliere il sentimento arabo-musulmano di fronte all’idea americana di esportare la libertà e la democrazia. Friedman, che è un grande conoscitore del Medio Oriente, ha spiegato sul NYT come, a fronte di una stampa che racconta la rabbia del popolo arabo contro l’invasione in Iraq, in realtà ci sia la curiosità, ancora scettica, di vedere che cosa davvero faranno gli americani, e se riusciranno, come dicono, a costruire un nuovo Iraq libero. Molti arabi ­ scrive Friedman ­ intuiscono che questa invasione americana possa essere qualcosa che non hanno mai visto prima, "il lato rivoluzionario del potere americano". In realtà per gli arabi "la cultura americana è sempre stata rivoluzionaria, dai jeans a Baywatch, ma il potere americano, fin dalla guerra fredda, è stato usato esclusivamente per mantenere lo status quo e tenere in piedi re e dittatori arabi amichevoli". Crollato il comunismo l’America ha favorito il fiorire della democrazia nell’Est Europa e in Sudamerica, ma il Medio Oriente è rimasto escluso.
I pochi liberali del Medio Oriente non riescono a credere che l’America abbia finalmente deciso di impiegare il suo potere rivoluzionario. Ma c’è anche lo stupore della maggioranza silenziosa araba che, nostante Al Jazeera continui a parlare di "guerra coloniale e imperialista", riesce a capire che forse stavolta potrebbe accadere qualcosa di diverso. Poi ci sono i politici egiziani, istintivamente pro americani, ma stupiti che Bush voglia usare il suo potere rivoluzionario per rifare l’Iraq. "Questa è una guerra per gli ideali che l’America rappresenta. In pratica, abbiamo bisogno di finire la pace meglio di come abbiamo cominciato la guerra". Sembra di sentire uno di quelli che la stampa italiana definisce "fanatici neoconservative".

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