Camillo di Christian RoccaGLI SQUALI GENTILUOMINI

Milano. Il primo marziano a Roma si chiama Tom Mockridge, ed è neozelandese. Il secondo marziano si chiama Mark Williams, ed è australiano. Il terzo marziano si chiama David Bouchier, ed è inglese. Sono i tre uomini di Rupert Murdoch in Italia, le tre persone cui il magnate dell’informazione globale, detto lo squalo, ha affidato il compito di lanciare Sky Italia, la nuova pay tv che a luglio nascerà da Telepiù e Stream. Mockridge, 47 anni, ex giornalista parlamentare in Nuova Zelanda, è la stella nascente del giro Murdoch. Per lo squalo, Mockridge ha guidato Foxtel (la pay australiana), una tv in Cina, e presieduto Sky in Nuova Zelanda.
Mockridge sa tutto di televisioni satellitari, di piattaforme digitali, di decoder e di come convincere i telespettatori a sottoscrivere un abbonamento. E da buon giornalista sa capire in fretta il mondo che lo circonda. Eppure gran parte delle sue conoscenze si sono infrante davanti alla particolarità del caso Italia. Non soltanto per l’anomalia di due concorrenti, Stream e Telepiù, che avrebbero dovuto diventare un’unica tv, ma anche per lo smodato interesse per il calcio, la cui questione dei diritti televisivi ha rischiato l’anno scorso di far saltare il campionato. Mockridge, che prima di agosto mai aveva messo piede in Italia, si è stupito che la questione fosse così importante da scomodare Palazzo Chigi. A poco a poco Mockridge si va ambientando nella nuova realtà, aiutato da chi gli spiega la mappa politica italiana, importante per un business che si basa su concessioni governative. I suoi consiglieri sono Tullio Camiglieri, ex giornalista Mediaset e capo delle relazioni esterne di Stream, e Tarak Ben Ammar, presidente di Roma Studios e amico dello squalo.
Mockridge fa una vita ritirata, non lo si vede nelle terrazze romane e considera la politica un impiccio da cui è meglio stare lontani finché è possibile. Comincia solo adesso a dire le prime parole in italiano (quando arrivò a Stream lo disse subito: "Faccio prima a prendere io lezioni d’italiano che voi d’inglese"). Vive a Roma, con la moglie e un po’ di gatti, ma sta cercando casa a Milano perché il quartiere generale di Sky sarà qui, dove c’era la sede di Telepiù. Intanto si sta appassionando al calcio, lo si è visto in tribuna all’Olimpico, a Torino, a San Siro.
Chiunque abbia avuto a che fare con lui, con Mark Williams, ex direttore finanziario di Foxtel e ora numero 2 di Mockridge, e con David Bouchier, ex responsabile della programmazione di BSkyB, e ora capo dei contenuti di Sky Italia, sostiene che si tratta di personaggi gentili ma determinati, pragmatici, che vanno al sodo e totalmente estranei ai riti e ai salamelecchi romani. Non si trova nessuno disposto a dire di loro un giudizio cattivo o fuori posto. Eppure gli uomini di Murdoch non sono stati teneri con i vecchi fornitori di contenuti di Stream e Telepiù. Alla Rai hanno imposto la chiusura di Raisat Show, Art e Album, e la riorganizzazione dei canali in Extra (il meglio dei programmi Rai del giorno precedente) e Premium (fiction). A Multitematique, del gruppo Vivendi, hanno cancellato Cine Cinema e Cine Classic (salvando Jimmy e Planete). Gli uomini dello squalo hanno un’idea chiara, ripetere in Italia la formula vincente di Sky e Fox, le uniche pay tv in attivo. Grande spazio al cinema con 8 canali; allo sport con 2 canali (riconferma di Claudio Arrigoni e Darwin Pastorin ai vertici, e l’arrivo di un direttore tra il favorito Giovanni Bruno della Rai e Marino Bartoletti); ai canali educational (History Channel, National Geographic e tutto il pacchetto divulgativo di Fox).

Il progetto all news e il figlio dello squalo
C’è poi l’ambizioso progetto all news, un canale di informazione 24 ore su 24 sul modello di Sky e Fox News. Anche qui si parla di possibili direttori: Enrico Mentana (che giura di non saperne niente); Massimo Corcione (vicedirettore del Tg5) ed Emilio Carelli (direttore di Tgcom). I tre candidati hanno caratteristiche così diverse da apparire incompatibili per il medesimo progetto editoriale. Certo non sarà una tv di sinistra, anche perché Murdoch, a differenza dei gauchiste di Telepiù, è uno dei grandi sponsor dei neoconservative americani.
Comunque vada, la partenza di Sky avrà l’effetto di un piccolo terremoto. L’obiettivo è quello di raggiungere presto tre milioni di famiglie, quasi dieci milioni di persone con 80 canali, i cui contenuti rischiano di inglobare l’offerta della tv generalista. La fetta pubblicitaria è grossa, e fa gola a tutti, ma la Cairo Communications è in pole position rispetto a Publitalia che senza l’approvazione della legge Gasparri non può concorrere. Riusciranno i marziani anglosassoni a mettere in crisi il duopolio Rai-Mediaset? Si vedrà. Intanto il 4 aprile, a un convegno dell’Osservatorio dei Giovani Editori, ha messo piede in Italia l’editore prodigio del New York Post, Lachlan Murdoch. Il figlio dello squalo.