Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 11 aprile 2003

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 10 aprile, Giorno
XVII della Nuova Era Forte & Andreottiana, si apriva con:
"La caduta di Baghdad". Ezio Mauro (che la Forza sia
con lui) scrive che "dunque è un bel giorno per la
democrazia" anche se "questa è una guerra che
resta sbagliata nella sua genesi e pericolosa come modello, perché
fuori dalla legittimità internazionale dell’Onu, con gli
Stati Uniti che dopo l’11 settembre diventano nello stesso tempo
vittima, giudice e vindice". Come possa "la genesi"
di un "bel giorno per la democrazia" essere pericolosa,
è un fenomeno che sfugge. Secondo il direttore c’è
da festeggiare ma anche da denunciare "il dominio incontrollato
della pura forza militare". (Se Vieri segnasse un gol e
facesse impazzire di gioia la curva, il tifoso Mauro festeggerebbe
ma denuncerebbe "il dominio incontrollato della pura forza"
in area di rigore di Bobo gol?).
Bernardo Valli racconta la storica giornata di Baghdad, però
anche lui, il più bravo, è stato poco corretto.
Scrive di aver spesso pensato che "il pericolo rappresentato
da Saddam, ingigantito da Bush per giustificare la guerra, fosse
un bluff". Forse lo ha pensato, ma ha sempre scritto che
si aspettava una mossa segreta, un colpo da Ko, una trappola
mortale, una sorpresona, perché Saddam non ce la contava
giusta, e prima o poi da quell’apparente assenza di difesa sarebbe
spuntato qualcosa di terribile, gas, batteri, kamikaze, morti.
Quindi caro Valli, Lei è bravissimo, lo abbiamo scritto
ogni giorno, ma non rovini tutto alla fine. Visto che ci siamo:
definire i manifestanti di Baghdad "marmaglia" e
"lestofanti" non è di gran classe. Ma anche
l’altro inviato a Baghdad ha scritto che gli iracheni hanno abbattuto
la statua perché "le telecamere più che la
gente lo impongono, in trepida attesa come sono che si compia
il rito mediatico". Caprile non era in trepida attesa di
quel rito mediatico, e dalle sue corrispondenze ce ne eravamo
accorti.
Red. Corr. si gode il suo Magdi Rummy Leggete come ha chiuso
il suo articolo: "Ieri gli iracheni, con il sostegno degli
americani, hanno abbattuto il Muro della Tirannia che assedia
i popoli arabi. Così come avvenne nel 1989 con il Muro
di Berlino, i suoi effetti si faranno sentire in tutto il Medio
Oriente". Scusate, va ripetuto: "Ieri gli iracheni,
con il sostegno degli americani, hanno abbattuto il Muro della
Tirannia che assedia i popoli arabi. Così come avvenne
nel 1989 con il Muro di Berlino, i suoi effetti si faranno sentire
in tutto il Medio Oriente". Magdi Rummy non è un
cronista qualsiasi, né uno che esprime una sua opinione.
E’ l’esperto di cose arabe di Rep. (l’unico, diremmo). L’esperto
di cose arabe di Rep. ha scritto né una parola di più
né una parola di meno di quelle che ripetono i neoconservatori
americani, gli stessi che secondo Rep. sono piduisti "fanatici".
Magdi Rummy, in realtà va oltre. Come è noto (in
realtà ai republicones non è noto) i neoconservatori
odiano, ricambiati, la Cia, mentre Magdi Rummy ieri ha scritto:
"E’ stato il capolavoro dell’intelligence americana".
A guerra finita sarà necessario un regime change a Rep.,
Rummy va premiato, qualcosa va cambiato. Un’azione preventiva
potrebbe essere quella di non far più scrivere dal Cairo
Gabriele Romagnoli, il quale anche ieri ha sostenuto l’esatto
contrario della frase di Magdi Rummy. Romagnoli, però,
potrebbe continuare a fare le cronache di danza del ventre.
Zuccopycat, dopo aver superato ogni recordi di analisi politiche
sballate, ironizza sui vincitori di oggi: "Poiché
la vittoria ha sempre molti padri, molti hanno già cominciato
a sgomitarsi per attribuisi il ve l’avevo detto". Zuccopycat,
certo, non ce lo aveva detto. Infine un’opinione di Giancarlo
Bosetti, "La deriva perdente dei leader dissonanti",
che Red. Corr. non ha esitato a saltare a pie’ pari. (continua)

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